L’aveva lasciata al quarto posto in classifica, a sei lunghezze di distanza da un’Inter che all’epoca sembrava irraggiungibile. La ritrova seconda, con tre punti di distacco dai nerazzurri e un morale alle stelle per la qualificazione agli ottavi di Champions. Francesco Totti è pronto a riprendere per mano la Roma e a guidarla nella fase più importante della stagione. Il calendario, del resto, è tornato a sorridere ai giallorossi che, nonostante l’intenso tour de force che li attende da qui alle feste natalizie (sette partite in meno di un mese), potranno godersi, a debita distanza, gli scontri diretti che le antagoniste alla corsa scudetto saranno chiamate ad affrontare. Il capitano, insomma, riaccende i motori. Vuole dare un contributo importante ad un sogno che il tempo, il gioco e i risultati hanno contribuito a rinvigorire. Totti e la Roma si mancano da 960 ore (40 giorni). Tanto è passato, infatti, dal terribile impatto con Liedson nella gara d’andata contro lo Sporting. Un impatto fortissimo che ha messo ko la caviglia destra del capitano. Subito le prime cure. Le prime diagnosi. E le visite a Villa Stuart. Poi il ritorno in campo e quel movimento scomposto (il 23 novembre scorso) che lo ha messo nuovamente fuori uso. Un’autentica maledizione. Totti ha stretto i denti, però. Nonostante il dolore, ha cercato di mettersi alle spalle l’ennesima tegola. Una settimana fa, infatti, dopo il nuovo controllo a Villa Stuart dal Prof. Mariani (colui che lo operò nel 2006) sono arrivati i primi responsi positivi. Il bendaggio. La palestra (tanta). L’erba di Trigoria. Sotto l’attento sguardo di Vito Scala e di Silio Musa, il capitano giallorosso ha ripreso a correre ma soprattutto a calciare, grazie anche ad uno scarpino speciale creato apposta per il suo infortunio al collo del piede destro. In pochi, davvero in pochi, si attendevano di vederlo nella lista dei convocati per l’Udinese. Partirà dalla panchina, ovviamente, ma la sua sola presenza darà una marcia in più alla squadra di Spalletti. Basti ricordare, d’altronde, come il numero dieci, in occasione dei precedenti infortuni, sia stato riaccolto dal gruppo capitolino. Magliette. Abracci. Sorrisi. Pacche sulle spalle. La Roma non ha mai potuto fare a meno del suo capitano. Neanche nel 2006, quando il terribile intervento di Vanigli sulla tibia sinistra (19 febbraio), mise Totti ko per sei interminabili mesi. Il capitano fu costretto a saltare il derby delle undici vittorie consecutive. I compagni e Spalletti, però, dopo aver vinto il match contro la Lazio (2-0), indossarono tutti la maglia numero 10 e festeggiarono il record sotto la curva sud, portando in trionfo il proprio uomo simbolo.In quel lungo periodo di cure, non ci fu soltanto la Roma al suo fianco. Ci fu anche l’Italia (non tutta) e in particolare il ct azzurro Marcello Lippi. Totti vinse anche quella scommessa. Riuscì a rientrare in campo con la Roma prima della fine del campionato e soprattutto a partecipare ai Mondiali in Germania. La fine dell’incubo giunse il 14 maggio del 2006, quando Francesco subentrò a partita in corso all’allora giallorosso Dacourt. La Roma era impegnata a San Siro contro il Milan e il ritrovato Totti non riuscì comunque ad evitare la sconfitta con la formazione di Ancelotti (reti di Kaka, Mexes ed Amoroso). Per il talento di Porta Metronia, però, quello fu l’inizio di un nuovo capitolo. Un capitolo importante, nel quale Francesco scrisse a chiare note: il trionfo mondiale, l’addio alla maglia azzurra e la promessa di fedeltà assoluta alla squadra di Spalletti. Nella passata stagione, però, Totti fu costretto a fermarsi in altre cinque circostanze (al suo rientro segnò solo in 2 occasioni). Il primo infortunio avvenne nella gara contro l’Atalanta del 2 dicembre 2006. Un lieve stiramento alla caviglia, lo tenne fuori per otto giorni. Il rientro avvenne con la Lazio in un derby da dimenticare (3-0 per i biancocelesti, il 10 dicembre 2006). I guai fisici di Totti, poi, proseguirono il mese successivo con la frattura del terzo dito della mano destra (10 gennaio 2007). Ma il capitano tornò in campo subito, nella trasferta di campionato contro il Messina (1-1, reti di Parisi e Mancini, 14 gennaio 2007). Di lieve entità anche il trauma distorsivo che bloccò l’uomo guida della Roma dal 6 al 12 febbraio del 2007. Nel ritorno lampo con il Parma (3-0) Totti andò anche a segno. L’infortunio successivo, invece, è legato ad un ricordo amaro, amarissimo. Il numero dieci romanista, infatti, dopo la gara d’andata con il Manchester United in Champions League (6 aprile 2007), si bloccò per qualche giorno per una lieve sciatalgia. Il suo rientro, però, avvenne una settimana dopo (10 aprile) nella disfatta dell’Old Trafford contro Cristiano Ronaldo e compagni (7-1). Lo stesso problema fisico tornò a farsi largo un paio di settimane dopo. Totti rimase fermo per nove giorni e tornò a calcare il terreno di gioco ancora una volta in un derby terminato 0-0. Ma proprio nel match contro i cugini biancocelesti, il capitano romanista fu costretto a lasciare il campo (al 10′ del secondo tempo) per un nuovo riacutizzarsi della sciatalgia. Nella trionfale finale di andata contro l’Inter in Coppa Italia (6 maggio 2007), il numero dieci ritrovò i compagni e il sorriso. Segnò il primo dei sei gol giallorossi che annichilirono l’Inter fresca di scudetto e che ipotecarono la conquista del trofeo tricolore. A sette mesi circa dall’ultimo ritorno in campo, dunque, Totti è pronto dare nuova linfa alle speranze di gloria della Roma. Magari, lo farà giocando solo pochi minuti. Quanto basta, però, per provare a lasciare il segno contro l’Udinese, una delle sue “vittime” preferite dopo il Parma (ai friulani ha segnato 9 reti in campionato, mentre agli emiliani 12) e per testare anche l’affiatamento con Vucinic. Tutta Roma, del resto, li vorrebbe l’uno al fianco dell’altro per un attacco esplosivo. Spalletti ci pensa. Medita. Conferma che è un a soluzione possibile. Intanto, però, si gode il rientro del suo capitano

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