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EDITORIALE – La Roma resuscita dopo 32 giorni, visto che la vittoria mancava dal 19 gennaio, il 3-1 in  casa del Genoa.  L’ultima affermazione all’Olimpico risale addirittura a 2 mesi fa, il 3-1 alla Spal.  A risvegliarla ci ha pensato l’ultimo arrivato, Carles Perez, il talento del Barcellona sbarcato a Trigoria nel mercato di riparazione di gennaio. Ha risvegliato la Roma e la tenuta a galla fino al fischio finale, risultando decisivo in attacco e puntuale nei ripiegamenti difensivi. Il prototipo insomma dell’attaccante moderno.

SENZA VOGLIA DI COMBATTERE – Paulo Fonseca può però sorridere a metà, perchè i giallorossi fanno una fatica enorme a portare a casa l’1-0. Dopo il gol dello spagnolo al 13’, la partita anziché mettersi in discesa, si mette in salita. La squadra si sblocca alla prima incertezza di Pau Lopez che, per inciso, ha dimenticato come si gioca con i piedi. A parte Perez e in parte Dzeko, superlativa la sua pennellata per il gol del vantaggio, la Roma è apparsa a tratti abulica, imprecisa, distratta, insicura e poco mobile. I numeri dei duelli vinti sono impietosi a testimoniare di un gruppo che ha spento che ha perso la voglia di combattere: il Gent ha conquistato il 55,8% dei duelli e il 58,3& di quelli aerei. Ancora una volta il gioco dei giallorossi è stato ad intermittenza e gli ospiti in almeno tre occasioni hanno avuto le occasioni per pareggiare.

COSA SALVARE – Si salva solo il risultato, da tenerselo stretto anche se è un successo striminzito. In Belgio il tecnico portoghese dovrà trovare correre ai ripari per guarire una Roma disattenta e improduttiva, che nel bel mezzo della partita si blocca e non riesce più a sviluppare il gioco. Fonseca deve rimanere lucido, come lo  stato con l’intuizione dei cambi che hanno tenuto la squadra a galla: positivi gli ingressi di Santon al posto di Spinazzola per cercare di rifare equilibrio, e di Mkhitaryan per Pellegrini.

CHI SALE E CHI SCENDE  – Meno male che c’era Perez a ravvivare la serata di coppa. Gol, assist, ripiegamenti, è stato l’uomo ovunque della Roma. Quello che fino a qualche settimana fa era Lorenzo Pellegrini, il re nudo che invece ha dovuto lasciare il campo tra i fischi di parte dell’Olimpico. Fischi impietosi per un giocatore che ha tirato la carretta per 6 mesi esprimendosi con qualità e quantità. Le ultime prove è vero hanno deluso, ma non è il momento di puntare il dito verso questo o quel calciatore. La Roma ha ancora la possibilità di passare il turno in Europa League e la matematica lascia aperto il discorso quarto posto in campionato. Fonseca e i suoi hanno diritto e il dovere di provarci.

Giulia Spiniello


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1 commento

  1. Ma che significa “Pellegrini ha tirato la carretta per 6 mesi”?
    Ma quali sei mesi?
    Al rientro dalla sosta ha giocato da essere umano solo in coppa Italia contro il Parma.
    E allora 6 mesi cosa sarebbero?
    Da giugno (??) a dicembre del 2019…?? Ci contiamo pure i mesi estivi e le vacanze a Dubai?
    Ma se ha fatto si e no 4-5 partite decenti in questo campionato !!
    Le vogliamo contare, o riempire le pagine con frasi fatte?
    Se il pubblico non fischia Pellegrini chi deve fischiare?
    Ma non vedete che sembra che non gli vada di giocare? A lui e a Kolarov…
    Allucinante

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