Foto Tedeschi

CAUDO STADIO – “A Roma c’è qualcuno che ha potere di veto, esiste un potere che non ama Roma e che fa fallire le opportunità”. A parlare dai canali di PLAYROMA è Giovanni Caudo, attuale Presidente del 3° Municipio di Roma ed ex assessore alla trasformazione urbana della capitale ai tempi della presentazione del primo progetto dello stadio della Roma. All’indomani del comunicato della AS Roma, che chiude definitivamente le porte all’ultimo progetto di costruzione dello stadio, Caudo, candidato a sindaco di Roma, svela anche che “al 95% le elezioni comunali si terranno a settembre”.
“Il primo progetto per lo stadio non era una speculazione a favore del privato – continua Caudo – come qualcuno dice ancora oggi. Non era lo stadio dell’AS Roma perché non poteva essere caricato sul bilancio della Società, al fine di non creare una serie di debiti che avrebbero messo fuori budget la Roma. Avrebbe fatto saltare anche l’equilibrio di bilancio del club che consentiva alla Roma di stare sul mercato per l’acquisto di calciatori”. Era comunque lo stadio della Roma: “Avevamo vincolato vita natural durante – prosegue Caudo – l’AS Roma con lo stadio. Non si poteva vendere la Società senza lo stadio e viceversa, pena il versamento al Comune di 200 milioni di euro rivalutati ogni anno. Sarebbe stata la più grande operazione a vantaggio del soggetto pubblico perché l’incidenza della ripartizione delle opere pubbliche era del 27% quando normalmente è del 4%”.
Spiega anche perché oggi è saltato tutto. “Quale impresa può essere portata a spasso per sette anni (il primo studio di fattibilità è del maggio-giugno 2014) senza avere niente in mano? Oggi duole constatare che questa città non sia un interlocutore credibile e affidabile per degli operatori che vogliono investire nella nostra città”.
La modifica del progetto è stata il colpo fatale alla riuscita dell’operazione: “L’amministrazione Raggi – conclude Caudo – ha chiesto di ricominciare da capo perché il taglio della cubatura ha significato smontare le opere pubbliche di cui quel progetto aveva bisogno. E’ diventata un’operazione impresentabile, abbiamo fatto una figuraccia planetaria con il risultato che nessuno si fida più di investire a Roma. Il progetto della nuova amministrazione aveva già perso il pubblico interesse nel 2017. Pubblico interesse che non era, tra l’altro, sullo stadio”.

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