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SPIEGATOBENE CONTRATTI CORONAVIRUS GARAU – Analizzare, approfondire, sviscerare, insomma… spiegare bene. È questo l’intento della rubrica di Romanews.eu, che vi offre una nuova chiave di lettura per capire a fondo l’argomento del giorno in casa Roma. Lo faremo attraverso l’opinione di un personaggio illustre, del mondo del calcio e non. Oggi è il turno dell’avvocato Mauro Garau, vicepresidente di Avvocaticalcio, membro dell’Associazione Italiana Avvocati dello Sport ed esperto in Diritto sportivo. La nostra redazione lo ha contattato per parlare delle conseguenze legali dell’emergenza Coronavirus nel calcio e di un’eventuale ripresa dei campionati.

Avvocato Garau, cosa succederebbe ai contratti in scadenza il 30 giugno in caso di ripresa del campionato?

“Su questo aspetto la FIFA si è espressa la scorsa settimana con delle linee guida ufficiali, indicando come il regolamento vada interpretato in una situazione del genere. Tutto parte dalle Federazioni nazionali. Nel caso in cui, ad esempio, la FIGC dovesse decidere di riprendere il campionato, prolungando ufficialmente la consueta scadenza della stagione calcistica in Italia, si potrebbero creare delle discordanze rispetto ad altre Nazioni. Ecco che allora, secondo l’interpretazione data dalla FIFA, andrebbe tutelata la società presso cui il calciatore è attualmente tesserato, estendendo d’ufficio la scadenza dei contratti fino al termine del campionato. Ovviamente si tratta solo di una linea guida, non di una modifica del regolamento. Credo però che sia una soluzione di buon senso, che ha un importante valore legale, almeno fino a quando non si troverà un accordo diverso tra tutte le parti in causa”.

In questo caso servirebbe il consenso dei giocatori?

“No, perché parliamo di una modifica del regolamento operata dalla Federazione a livello nazionale. Una volta posticipata la scadenza della stagione calcistica, andrebbe inevitabilmente prolungata anche la durata dei contratti in essere fino al termine del campionato, così da poter onorare l’impegno preso con la società tesserante. In questo modo non ci sarebbero proprio i presupposti per singoli accordi o contenziosi tra i soggetti in causa”.

Questo varrebbe anche per i prestiti? Penso ai casi di Smalling e Mkhitaryan in chiave Roma.

“Certo, il discorso vale anche per i giocatori in prestito, così come per le cessioni già programmate. Si andrebbe sempre a tutelare la società attualmente tesserante. Quindi, se la Serie A dovesse finire ad agosto, il prestito di Smalling o Mkhitaryan sarebbe prolungato automaticamente fino al termine della stagione calcistica italiana. La Roma perciò non rischia di perderli anzitempo. Questo ovviamente almeno finché varranno le linee guida ufficiali dettate la scorsa settimana. D’altronde la situazione è ancora molto fluida. Bisogna aspettare e capire come effettivamente la FIFA deciderà di muoversi nei prossimi mesi per avere un quadro più chiaro e definito”.

Cosa pensa invece della trattativa per il taglio degli stipendi dei calciatori?

“Secondo me sarebbe corretto congelare gli stipendi per i mesi di inattività, pagandoli in seguito nel momento in cui si dovesse riprendere a giocare a giugno e luglio. In fondo adesso la prestazione dei giocatori è impossibile, visto che c’è un provvedimento governativo che vieta loro anche solo di allenarsi. Si tratterebbe quindi di far slittare i pagamenti in questione ai prossimi mesi. Vedo però che le parti in causa stanno pensando anche stavolta più ai propri interessi che a trovare la soluzione migliore per tutti. Secondo me questa sarebbe stata l’occasione giusta per rivedere finalmente i contratti collettivi, che tra l’altro scadranno proprio il 30 giugno, rischiando di creare un pericoloso vuoto normativo riguardo ai conteziosi arbitrali tra società e calciatori. L’AIC pertanto avrebbe dovuto sfruttare questa situazione per ottenere più tutele e clausole favorevoli per il futuro (come in NBA), concedendo magari qualcosa nell’immediato. Mi sembra invece che non stia riuscendo a gestire la trattativa in modo ottimale. Sarebbe opportuno trovare ora un accordo collettivo che migliori il sistema calcio italiano, in modo da ripartire più forti di prima”.

Nel caso alla fine si trovasse davvero un accordo, cosa accadrebbe?

“Dal punto di vista giuridico, un eventuale accordo tra Lega calcio e AIC non potrebbe mai avere effetto retroattivo. Quindi servirebbe comunque una negoziazione successiva tra le singole società e i propri tesserati, almeno per i mesi già trascorsi. Un accordo collettivo però vorrebbe dire avere praticamente la strada spianata in tal senso, perché i calciatori si fidano giustamente del proprio sindacato e non avrebbero alcun motivo di andargli contro”.

Leonardo Gilenardi

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