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Foto Getty

#SPIEGATOBENE ZAPPACOSTA CROCIATO ROMA– Analizzare, approfondire, sviscerare, insomma… spiegare bene. È questo l’intento della rubrica di Romanews.eu, che vi offre una nuova chiave di lettura per capire a fondo l’argomento del giorno in casa Roma. Lo faremo attraverso l’opinione di un personaggio illustre, del mondo del calcio e non. Oggi è il turno di Andrea Buttè, preparatore atletico riconosciuto dal Coni, allenatore di calcio Uefa B e attuale collaboratore di società importanti come Atalanta, Novara e Pro Vercelli. La nostra redazione lo ha contattato per parlare dell’infortunio di Zappacosta e dell’incredibile sequenza di legamenti crociati rotti che sta tormentando la Roma negli ultimi anni. Ecco cosa ci ha risposto.

In base alla sua esperienza, quanto è normale rompersi il crociato con un semplice movimento fortuito in allenamento come ha fatto Zappacosta?
“Purtroppo può capitare che il crociato si rompa anche in questo modo, è successo perfino a me in passato. Certo, per un calciatore di Serie A dovrebbe essere molto più raro come evento. I motivi possono essere tanti, è difficile dirlo da fuori. Un conto però è quando si ha un trauma, che non si può prevenire in alcun modo. Invece, se ti fai tutto da solo, c’è di solito qualcosa che a livello fisico non ha funzionato come doveva, oltre alla sfortuna”.

Uno di questi motivi potrebbe essere il fatto che Zappacosta era tornato solo da pochi giorni a lavorare in gruppo, dopo uno stop di un mese per una lesione al polpaccio?
“Effettivamente questo è un fattore che potrebbe aver inciso. Infatti, spesso per tutelare al meglio il crociato si lavora soprattutto sui muscoli intorno al ginocchio, in modo da dare una protezione sufficiente all’articolazione. Allora mi viene da pensare che forse Zappacosta, essendo rientrato in gruppo soltanto da qualche giorno, non avesse recuperato ancora l’adeguato tono muscolare”.

Passando ad una prospettiva più ampia, perché secondo lei la rottura del legamento crociato sta diventando così comune tra i calciatori negli ultimi tempi?
“In primis c’è sicuramente l’aumento dei ritmi di gioco e del numero di partite, che sono cresciuti esponenzialmente rispetto a prima. E poi c’è il fatto che il calcio è diventato uno sport nettamente più fisico. Basta vedere le foto dei giocatori di qualche anno fa, erano tutti piuttosto magri e con le gambe grosse. Questo aiutava il ginocchio ad essere riparato, senza che la massa muscolare pesasse troppo sull’articolazione e sui suoi legamenti. Tutto l’insieme di questi fattori ha portato un infortunio tipico del calciatore, come la rottura del legamento crociato, a diventare sempre più frequente”.

In questo senso, la Roma ha avuto 16 crociati rotti negli ultimi 6 anni. Si tratta secondo lei di numeri normali per un infortunio di questo tipo? E quanto possono essere giustificati solo dalla sfortuna?
“No, non sono numeri normali, anche perché se no non staremmo nemmeno a parlarne così tanto. E per me non possono essere giustificati soltanto con la mala sorte ormai. Ci deve essere un motivo specifico di fondo. Ripeto: per me è difficile dirlo da fuori. Una possibile causa comune, però, potrebbe essere la condizione dei campi di allenamento, che ovviamente se dissestati facilitano questo tipo di infortuni. Anche l’uso di campi sintetici non aiuta in tal senso. E poi bisognerebbe vedere come viene fatta la preparazione a Trigoria, poiché questa ha un ruolo fondamentale nel prevenire incidenti del genere. Comunque sono sicuro che la Roma si stia già facendo delle domande per trovare il prima possibile la soluzione a questo problema”.

 

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