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SPIEGATO BENE PACCASSONI – Analizzare, approfondire, sviscerare, insomma… spiegare bene. È questo l’intento della rubrica di Romanews.eu, che vi offre una nuova chiave di lettura per capire a fondo l’argomento del giorno in casa Roma. Lo faremo attraverso l’opinione di un personaggio illustre, del mondo del calcio e non. Oggi è il turno di Davide Paccassoni, mental coach sportivo certificato, a cui abbiamo chiesto un parere su alcuni dei temi più dibattuti ultimamente in casa giallorossa.

L’importanza dell’aspetto mentale

“Allenare la mente per lo sportivo oggi dovrebbe essere la normalità e le società dovrebbero capire quanto è fondamentale coltivare e migliorare questo aspetto: spesso, infatti, si parla di mentalità ma non si sa come allenarla. Nel caso della Roma possono rientrare tanti aspetti, come la mentalità, l’ambiente, la troppa convinzione nei propri mezzi. Anche gli infortuni vanno ad incidere sulla mente: quando succede che hai tantissimi infortuni, anche gravi, che hanno allontanato giocatori che possono rappresentare punti di riferimento per i compagni può incidere sulle convinzioni dei stessi giocatori. Ci sono una serie di situazioni che con il tempo vanno a scardinare le cosiddette ‘condizioni limitanti’: è quando sei convinto, ma una serie di circostanze ti bloccano e non ti consentono di essere performante come vorresti. Anche la cessione di Florenzi può avere inciso: parliamo del capitano, un professionista e per più di qualcuno anche un amico”.

Kolarov: “La testa si allena sul campo”. E’ giusto? E il rapporto con i social…

“No, la testa si allena sempre. Bisogna iniziare a sdoganare la cultura dell’allenamento mentale che va fatto sempre. Al di là del campo, la concentrazione e la motivazione si allenano costantemente: non possiamo decidere di staccare la mente quando finiamo di giocare a calcio. Io continuo a pensare che oggi l’atleta deve esserlo a 360° e 24 ore su 24. Il calciatore può essere sempre ‘bombardato’ da messaggi sui social, dalle notizie sui giornali o nelle radio: è fondamentale, dunque, mantenere sempre un focus, la concentrazione e non farsi prendere da distrazioni esterne. E’ per questo motivo che la mente deve essere sempre allenata”.

L’intervento di Petrachi e le voci sul futuro della società

“La cosa più importante è rispettare i ruoli. Nello spogliatoio, tra primo e secondo tempo, il personaggio fondamentale è l’allenatore che deve dare correttivi a livello tattico ed emotivo tramite una comunicazione efficace. Lo spogliatoio è sacro, così come il rispetto dei ruoli: nel contesto del campo, nell’intervallo, non c’entra nulla la figura del direttore. Detto ciò, il cambio di proprietà non penso possa influenzare il calciatore: è vero che può vedere perdersi alcuni punti di riferimento, ma professionisti del genere potrebbero essere a Roma adesso e tra cinque mesi da un’altra parte. Ciò che ancora di più influenza, probabilmente, è la costante rincorsa a una posizione solamente per un aspetto economico: perché in mancanza del piazzamento verranno meno i soldi per investire e dare certezze al calciatore sul futuro. Questo per me è un aspetto più influenzante rispetto al cambio societario”.

Gilenardi-Tagliaboschi

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1 commento

  1. Ahimè i cosiddetti “mental coach” sono quelli che rovinano l’essere umano, peggio ancora gli sportivi. Magari riescono a far aumentare le prestazioni, ma fanno danni in tanti altri campi della vita!

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