Foto Tedeschi

SAMPDORIA ROMA ANALISI TATTICA – Fate qualcosa….non so cosa…ma fate qualcosa…perché non è ancora finita, perché purtroppo mancano ancora 5 partite alla fine di questa straziante (in senso sportivo) stagione, al quale il tifoso romanista dovrà assoggettarsi, e dove mancano ancora una gara di ritorno con un Manchester di grande livello, e un derby con una Lazio lanciata, gare che potrebbero dare i connotati di un incubo; una squadra che non ha praticamente più un sistema nervoso, che vince o perde alla stessa maniera senza avere sentimento, con un tono emozionale completamente prosciugato; 53 gol subiti(oltre 100 in due anni di gestione Fonseca), 18 punti nel girone di ritorno con 7 sconfitte nelle ultime 15 gare, 5 nelle ultime 8, numeri inaccettabili per un crollo senza attenuanti; abituarsi a questi numeri, e alla sconfitta, non era la strada migliore per arrivare ad una gara che giusto 3 giorni fa aveva messo la pietra tombale sulla stagione peggiore degli ultimi 16 anni. 

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Moduli e sviluppi di gioco

Fonseca fa i conti come consuetudini con infortuni e contrattempi, con Fuzato che esordisce dall’ inizio, con davanti a lui 3 difensori di ruolo, Smalling al centro, con Mancini e Kumbulla braccetti; sugli esterni ci sono Santon a destra e Bruno Peres a sinistra, con Villar che ritrova in mezzo al campo Cristante, al quale l impiego difensivo ha arrugginito le rifiniture fini; sul fronte offensivo il tecnico portoghese si affida al poco utilizzato tandem Borja Mayoral/Dzeko, completato da Mkhitaryan che agisce spesso alle spalle dei due attaccanti, partendo comunque sempre dal centro-sinistra, e forse qualche indizio potrebbe portare a pensare ad una sorta di prova, da portare in campo nel tentativo disperato di recuperare il divario giovedì; Ranieri tradizionalmente si affida ad un compassato 4-4-1-1 molto aggressivo e compatto, con Tonelli e Colley centrali davanti ad Audero, mentre Bereszynski e Augello battono le corsie esterne a sostegno di Damsgaard e Jankto; in mediana Thorsby e Silva si dividono compiti, raccordandosi con Verre che fluttua tra le linee alle spalle di Gabbiadini.

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Gara aperta e vivace, senza tatticismi 

La gara vede la Roma corta sul campo mantenere una linea alta, ma pressione media, mentre la Samp è molto aggressiva in avanti, con i due mediani che sul giro palla giallorosso marcano forte su Villar e Cristante, con Verre che indirizza, con una pressione generale di squadra che obbliga spesso la Roma ad alzare palla davanti; ma raramente gli avanzati giallorossi riescono a tenere palla, cosi come i rilanci sono approssimativi, così come i blucerchiati sono più reattivi e presenti su seconde palle e respinte, così come nei duelli aerei, e più decisi nei contrasti; inoltre con terzino ed esterno alto chiudono gli sbocchi esterni (e tale superiorità numerica viene sfruttata anche in fase offensiva dove mettere cross in area), con la Roma invitata ad entrare agevolmente centralmente attraverso il fraseggio, con il quale crea i presupposti migliori; la Samp in fase di possesso gioca un calcio molto scolastico e lineare, con pochi fronzoli, fatto di appoggi e gioco dove vedo, con Verre che quando si tira fuori dagli spazi tra le linee entrano Jankto e Damsgaard, e con Gabbiadini sempre pronto ad allungare la linea difensiva giallorossa ogni volta che non c’è pressione sul portatore palla doriano il terzetto offensivo giallorosso si muove partendo con Mkhitaryan da centro-sinistra che va spesso dietro le punte, e Borja Mayoral dal centro-destra,in una posizione che scompensa talvolta la squadra nella fase difensiva sulla catena avversaria Augello/Jankto; in funzione di questi scenari tattici la gara diventa episodica secondo gli stati d’animo delle due squadre, e la gara è un unico atto, e una Samp che corre per 90 minuti al cospetto di una squadra che da tempo non dà segni di vita significativi, non può che subire ogni situazione vagante o casuale, che non può portare a se una vittoria, soprattutto se la stella matrigna che accompagna la Roma si fa beffa con 3 gol annullati sul filo del fuorigioco, occasioni nitide, e un rigore fallito da un Dzeko agli ultimi atti della sua militanza in giallorosso; il secondo tempo è un puro atto statistico per i tabellini, con l’ennesimo infortunio (Ibanez subentra a Kumbulla), e gli altri cambi, con Karsdorp per Santon che ha finito le energie, Pastore per Borja Mayoral, l’esordio di Darboe per Villar; anche per Ranieri cambi omologhi, con Keita e Ramirez per Gabbiadini e Verre, mantenendo il 4-4-1-1,anche quando Candreva rileva Damsgaard.

Maurizio Rafaiani

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