IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del “Quotidiano Nazionale”, stila il Pagellone di Roma-Catania:

10 a Osvaldo

Il suo gol è un inno al Dadaismo che rompe regole e convenzioni, rimodellando l’arte del pallone su inedite traiettorie. Prima e dopo però, vince il festival internazionale della rogna deviando con l’anca malandrina il pallone del signor Marchese, parando il gol di Lamela e centrando un palo che se vai all’Olimpico si sente ancora l’eco del colorito sacramentare. Ah già ci sarebbe anche la capocciata che muore sulle falangi del furfante etneo, che il gruppo vacanze arbitrale in viaggio premio per conto di Nicchi, non vede. E’ il centravanti perfetto per Zeman, un velociraptor che scatta, azzanna e torna nell’ombra per poi colpire di nuovo.

10 a Zdenek Zeman

Rivederlo lì, su quella panchina 13 anni dopo quasi mi ha commosso. Pieno di rughe e un po’ panciuto, ma sempre lui, il Maestro che insegue il bello e che, per ora, si ritrova ad ingollare un calcio estetico come un bacherozzo. Belli i duelli verbali con i sacerdoti di Antonio Conte in salsa Sky, belli quei venti minuti di intensità e spettacolo che fanno ruggire l’Olimpico come non si sentiva da anni. Certo, come un bimbo che ha appena aperto la scatola del Lego avrà bisogno di tempo per plasmare l’opera, ma se ne abbiamo dato tanto a Lucho figuratevi al Maestro.

10 a Nico Lopez

Il nipotino di Fonseca, è incisivo due volte: per arco dentale e per quel gol che è meraviglia e impudenza in un sol boccone. Quando ormai i buoni sembravano piegati dal clan dei siciliani, ecco che questo acerbo sceriffo irrompe sulla scena ribaltando un esito amaro come un Montenegro dopo cena. Ci ha visto giusto il boemo a lanciarlo nella mischia, a regalargli quei pochi minuti che lo incoronano re per una notte e, speriamo, sire delle giornate a venire. Ora però andiamoci piano perchè resta un poppante pallonaro al primo giorno di scuola.

9 all’arbitro di Porca

A un certo punto, quando l’arbitro di porta non vede il rigore sul colpo di testa di Osvaldo arriva la licantropesca trasformazione, in questo caso un po’ più suina. Sì perchè in quel momento il guardiano della linea di fondo diviene l’arbitro di Porca. Porca vacca, Porca miseria, Porca paletta sono le versioni Zero e Light _ come la Coca Cola _ di un ben più vasto e intenso repertorio di improperi che suinamente echeggiano all’Olimpico. Eppoi quei bei fuorigioco non visti che spalancano la porta al malandrino siculo, più evidenti di un tizio con la muta da sub in una spiaggia di nudisti. Qui ci fermiamo perchè sennò la bile torna a far capolino e non è il caso. Il voto è altissimo perchè nella vita, come nel calcio, un capolavoro può manifestarsi anche al contrario.

8 a Francesco Totti

L’Esempio. Che poi sulla fascia mancina sia a suo agio come un cammello sul ghiaccio del Klondike è un’altro paio di maniche. Non gli si posson chiedere gli antichi tagli e le maestose derapate di una volta, però ci mette tanta di quella voglia, rabbia, intensità da far arrossire certi talentuosi giovanotti che pigramente pascolano per le valli olimpiche. Il dibattito su dove, come, quando deve giocare sarà il tormentone della stagione ma certo è che uno come lui resta un Esempio, uno che sa mettersi al servizio della squadra e impugnar mazza e fioretto senza batter ciglio. Sul piano fisico, da applausi.

8 a Sfighelenburg

La nemesi di Stek, Sfighelemburg appunto, è finalmente evaporata nell’asfissiante serata dell’Olimpico. Lo scorso anno quella parata ipnotizza-Gomez non sarebbe arrivata: di sicuro il pallone gli avrebbe accarezzato la chiappa finendo pigramente in gol. E invece. Per chi continua a dire che non è adatto al gioco di Zeman, si esibisce anche nel ruolo di libero aggiunto giocando – bene – anche con i piedi. C’è sulla punizione allo xeno di Almiron e nulla può quando becca i due gol che, invece, avrebbe dovuto parare il guardalinee con un lesto colpo di bandierina.

5 a Lamela

Pare lo studente impreparato davanti all’immancabile domanda su Giovanni Pascoli. Tormenta la matita, guarda in alto, eppoi: “Professorè s’è ammalata mi nonna ieri che poi je pure morto er canarino e non ho potuto studia’..“. Non c’ha capito nulla il principino argentino, stritolato dal compito di geometria tattica che proprio non gli entra in testa. Volteggia leggero e inutile sulla corsia destra, lasciando il povero Piris da solo a combattere quel satanasso di Gomez e, peccato mortale, molla il conterraneo giusto giusto nell’azione del secondo gol. Una consolazione: peggio di così non può fare quindi può solo migliorare.

 

Paolo Franci
Quotidiano Nazionale
Twitter: @Paol0Franci

 

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