L’amarezza di un presidente: Anzalone come Pallotta dopo Roma-Milan

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ROMARCORD – Pallotta e Anzalone hanno in comune la delusione per il risultato di Roma-Milan, oltre alla sicurezza nel dover prendere una decisione per il futuro della propria squadra. L’8 ottobre 1978 il presidente capitolino lasciava l’Olimpico amareggiato dalla sconfitta rimediata contro i rossoneri per 3-0. Il dispiacere scaturiva da una partita che i giallorossi non hanno mai disputato fino in fondo, terminata con un autogol di Giovannelli (15’) e due rigori realizzati da Chiodi al 40’ e al 51’. I calciatori di Giagnoni non sono mai scesi in campo, rassegnati in partenza e troppo fragili. Negli spogliatoi si respirava un’aria pesante, mentre sugli spalti i tifosi avevano perso la voglia di contestare. Nel frattempo l’allenatore romanista minimizzava e difendeva i suoi ragazzi: “Non ho nulla da rimproverargli sul piano dell’impegno”. Il patron dell’epoca intanto si arrendeva, piuttosto, all’evidenza: “Non so più cosa fare, manca completamente il gioco”, ripromettendosi di intervenire sul mercato di riparazione, perché la prestazione contro la formazione di Liedholm imponeva dei cambiamenti. Poche giornate dopo a pagarne le conseguenze fu però il mister di Olbia.

Pallotta sabato sera si è trovato di fronte ad un pareggio che suona quasi come una sconfitta. Il leader americano dopo l’1-1 (Rudiger al 4’ e Kucka al 49’), contro gli uomini di Mihajlovic si è detto “Disgustato” da una Roma, forse simile a quella del 1978, arrendevole e senza identità. Parole che fanno pensare a una definitiva rottura con Garcia. Invocata dagli stessi supporters presenti allo stadio che in coro hanno urlato un chiaro messaggio alla società: Mandatelo via”. Così in queste ore si susseguono voci, incontri e conference call per capire cosa fare. Il numero uno statunitense avrebbe deciso di congedare il tecnico transalpino, ma prima dovrà trovare il sostituto.

Sabrina Redi

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