IL PAGELLONE DI PAOLO FRANCI: ** Totti ribaldo rapinatore, ** Donadoni troppo triste

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10 a Rosella SensiForse convinta di essere nel giardino del Getsemani tra ulivi secolari, glicini e sambuco, si lancia in una sorta di profezia contro i presunti nemici del Capitano: “Lascio a voi, o blasfemi, il compito di  parlare e giudicarlo! Quando l’arbitro fischierà tre volte al calar del sole e le acque degli idromassaggi negli spogliatoi si ritireranno, voi conoscerete il giusto castigo!”. Si produce poi in uno scivolone sintattico-lessicale che neanche il buon vecchio Gigi Garzya (“sono completamente d’accordo a metà col mister”, ricordate?)  “Quando ne parlo bene spero di non fargli un danno”. Ci adeguiamo per senso cavalleresco e galanteria e la seguiamo laddove vuole arrivare, magari in libreria a comprare uno Zingarelli nuovo nuovo.
 
10 a Francesco TottiRibaldo rapinatore capace di assumere mille forme, furoreggia laddove la cassaforte pare ben protetta dall’orda di guardiani messa su da Donadoni. Il tocco di coscia che la spedisce oltre la messa in piega di De Sanctis è roba da Rugantino ma anche da Esculapio, il protettore del posteriore. Annoiato dal livello scarso delle sorelle Bandiera – Contini, Cannavaro e Rinaudo – decide che per giocare alla pari deve toccarla solo di tacco e anche così intesse finissimi tappeti persiani. Poi si stufa dei ricami e il cupo clic-clac del fucile a pompa atterrisce le azzurre retrovie: bum, gol del due a uno e una dannatissima paura per la bua al ginocchio. Poca roba, per fortuna.
 
10 ad Aurelio De LaurentiisCe ne fossero. Si presenta in sala stampa con un paio di occhiali da tronista, montatura bianca e lente sfumata e parla all’orda di scribacchini per almeno 40 minuti, regalando perle di autentica e rara bellezza. Ripete circa 300 volte che c’è il pericolo di un “Twist” e noi lì a guardarci attorno a caccia di Ernest Evans, meglio noto come Chubby Checker e inventore del famosissimo ballo. Ho visto, giuro, anche qualcuno che ha approcciato a giovani colleghe chiedendo loro due passi di danza. Nel frattempo, il Nostro parlava, parlava, parlava, al punto che qualcuno fa: “Aho’ ma che s’è ingoiato l’autoreverse?”. Quando spara che ha prodotto 500 film e, forse “ne ho sbagliati 5 o 6” la Ola dovrebbe partire spontanea ma si sa, noi giornalisti siamo gente pigra. Poi spiega di non volere “cazzoni” in società, che per fare un certo lavoro “ci voglioni i coglioni” e via con una surfata incontenibile tra i set di Los Angeles e il Napoli calcio. A un certo punto si sente uno strano sibilo: è il dardo anestetico che infilza Aurelione: “E’ l’unico modo per farlo stare zitto”, confessa contrito un anonimo fiancheggiatore del Nostro. Io non l’ho sentito, dormivo.
 
9 a Mirko VucinicVolteggia leggero allorquando decide di ballare un leggero e romantico minuetto con Paolo Cannavaro, tenero come un frollino del Mulino Bianco che si tuffa in una tazza di latte caldo. Nel testa a testa che gli costa il giallo, il napoletano gli fa. “Lo sai che sei un gran pezzo di Berta?”. E lui: “Berta chi? quella gran gioia di tua sorella?”. E via così tra complimenti e carezze, fino all’accelerata sulla sinistra che porta al gol, quando pare ermellino famelico  in mezzo a grassi tacchini. Affondare i dentini aguzzi sui grassi cosciotti dei pennuti gli piace da matti e non smette più fino all’ultimo respiro.
 
8 a David PizarroInvece di cinguettare acida contro i presunti nemici del capitano, rinnovi il contratto al Ratatouille cileno, la Dottoressa. “Non tutti possono essere dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in ognuno di noi” recita il film sul topo francese che sa cucinare. Qui invece, c’è un sorcetto cileno imprendibile e lesto, che sa essere ingegnere, geometra, capomastro, operaio. Addirittura, ieri, l’abbiamo visto picchiare qua e là, pur con modesti risultati (hai presente un calcio preso da un topino?), mentre De Rossi se la ridacchiava sornione: “Hai capito er sorcio!..”.
 
5 a  Bogdan LobontEntra in luogo di Julione Sergione, ferito in battaglia e furente per il muscolo traditore. Portiere esperto, Bogdan, pensi. Eppoi a Trigoria l’hanno ripittato col Ferox, quella diavoleria antiruggine che ti rende lucido e bello come Nina Moric appena uscita dal chirurgo plastico. Sì, certo, ma quando Lavezzi gli tira un coniglio bagnato lui pare una statua del Bernini, di quelle che nel film “Angeli e Demoni” indicano la via verso il mistero degli Illuminati. In realtà e per sua fortuna più che Illuminati gli angeli azzurri paiono Folgorati. E così pian, piano si ammanta di sicurezza, pur non dovendo fare una parata vera che sia una. Il voto è di benvenuto.
 
 4 a Roberto DonadoniSe facessero il campionato mondiale della tristezza, lui non sarebbe ammesso. Perché? Facile, perché è troppo triste. E così, tristemente, se e torna a casa dopo avr trasformato, se non l’oro, almeno l’argento in piombo. Un fatto accaduto nel secondo tempo e giù riportato nelle mie modeste cronache, ha agghiacciato più di ogni cosa: Totti è fuori a farsi medicare. Il Napoli deve rimontare un gol e batte una punizione dalla tre quarti. Davanti c’è il solo Vucinic a tenere sveglia la difesa napoletana che risponde con quattro-uomini-quattro: Contini, Rinaudo, Cannavaro e, per non farsi mancare nulla, Datolo. Tutto il resto, come dice il Califfo, è noia.
 
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale

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