IL PAGELLONE DI PAOLO FRANCI: Pizarro come SuperMario, Juan funzionario dei Lavori Pubblici

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10 Cesare Bovo
Un colpo di grancassa, il tonfo sordo con il quale la scapoccia nell’area piccola provocando il vantaggio. Una leggera pizzicata d’arpa, invece, il liscio innanzi la porta che manda in gol, pensate un po’, il mammutones brasiliano. Insomma una serata da rockstar per il nostro caro amico, al punto che qualcuno si diverte a ribattezzarlo David Bovo, o Cesare Bowie. E, come fosse davvero il pallido duca bianco, alla fine intona un baio di strofe di “Heroes”, dedicate alla band del momento, la Roma.
 
10 a Matteo Brighi
La nouvelle vague giornalistica che assegna il gol a chi incocca la freccia gli concede il lustro della doppietta, ma in effetti la prima rete è sua tanto quanto era netto il rigore di Del Piero. Questo però non cambia la notte da favola, nella quale il colpo di prestigio non è tanto il raddoppio quanto il miracolo che riporta Julio Baptista in paradiso. Nel mezzo il solito calcio contadino: raccoglie patate, ara il terreno, rincorre le gallinelle rosanero nell’aia e via così.
 
9 a Delio Rossi
Meriterebbe dieci per non essersi presentato in campo con l’abito della comunione e quegli orrendi scarpini bianchi che ne avevano contrassegnato l’epopea biancoceleste. La curva, ricordando il bagno nella fontana, gli canta “buttate, buttate, buttate in piscina, Delio Rossi, buttate in piscina!”, ma il tuffo nel passato è fin troppo emozionante per scomodare slanci alla Michael Phelps. La lettura della gara è come al solito affilata, convincente, astuta, ma alla fine nulla può di fronte all’artifizio tattico di barn Ranieri, che senza Toni e con Totti incerottato, si inventa Bovo centravanti.
 
9 a David Pizarro
E’ lesto e furbo come SuperMario, l’eroico idraulico dei videogames. E, come lui, tappa falle, buchi e perdite trasformando l’acqua corrente in vino d’annata. I dirimpettati gradiscono e alzano il calice più volte, ritrovandosi presto con le gambe molli e il colorito rubizzo, mentre sullo sfondo appare la scritta “game over”.
 
8 a John Arne Riise
Un sinistro a settimana senza fare il cid e la classe di merito s’impenna. Per la Curva è ormai un monumento in movimento, se mi perdonate il paradosso, dal capello ingrifato e il garretto fiammeggiante. Certo che a guardarlo bene pare Chucky la bambola assassina, e in effetti il terrore che sparge tra la platea sicula è da horror movie, al punto che Paranormal Activity in confronto pare un film di Totò e Peppino.
 
8 a Juan
Il muro che innalza di fronte a chiunque gli si pari innanzi, pare abbia destato l’interesse del ministero dei Lavori Pubblici. A fine partita un solerte funzionario si è presentato negli spogliatoi infliggendogli una multa salatissima per abuso edilizio in area destinata al verde pubblico. Baron Ranieri non ha battuto ciglio e ha placato l’ira del nostro pagando di tasca sua.
 
5 a Fabrizio Miccoli
Pare un Maori scala 1 a 2 con tutti quei tatuaggi, il sopracciglio tigrato e il capello Full Metal Jacket. Al solo guardarlo mette paura insomma. Poi però inizia la partita e il Nostro si trasforma in una tremolante vecchina che trascina stancamente il carrello della spesa tra gli scaffali del supermarket. Quattro pere (giallorosse), una banana davanti a Julio Sergio e tre etti di cicoria ciabattati per aria quando divora una palla gol. Protesta nel dopo gara, a ragione, sulla spinta malandrina di Taddei, ma non parla del rigore concesso per fallo su Pastore un metro fuori area. E’ talmente obiettivo che la Nikon gli ha offerto un contratto.
 
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale

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