IL PAGELLONE DI PAOLO FRANCI:** Petrella eroe romano, **Delvecchio ´cicogneggiatore´

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10 al guardalinee PetrellaUn po’ come quel turista che giura di aver visto Nessie sguazzare allegro nelle acque del Loch Ness, alza la zuccherosa bandierina che toglie dalla strada i vagabondi di Ranieri. L’orda giallorossa, come sempre pronta a cogliere l’attimo, ha già confezionato magliette personalizzate con su scritto “Petrella uno de noi”, Petrella do it Better” e “Toglietemi tutto, ma non il mio Petrella”. Si consoli con il fatto che è già entrato nella schiera degli eroi popolari romani, accanto a Trilussa, Pasquino, Sordi, Er Monnezza di Tomas Milian, Bombolo. Ah, dimenticavo. c’è pure Paolo Negro.
9 a Antonino PulvirentiLo show a bordo campo di Antonino furioso è da rivedere. Sputazza per terra e noi, perfidi come al solito pensiamo: ce l’avrà con l’arbitro. E invece pare gli avessero passato la bottiglietta del Gatorade al limone, sciagurati, quando lui aveva chiesto quello al mirtillo. Lo pizzicano mentre fa il gesto dell’ombrello e noi, perfidi come al solito pensiamo: stavolta sì che ce l’ha con l’arbitro. E invece voci bene informate riportano che gli era entrata una vespa incazzatissima nella manica della giacca: il Nostro stava semplicemente tentando di schiacciarla.  Pizzicato dall’indiscreto occhio digitale mentre applaude all’indirizzo di chissà chi, perfidi come al solito pensiamo: ce l’avrà con l’arbitro. E invece pare avesse adocchiato una prosperosa ragazzona, che esibendo generosamente una quinta misura abbia strappato quell’applauso.
8 a Julio SergioIl Figlio del Cul Levante lo infila facile facile dopo una carambola che nenche Paul Newman ne “Il Colore dei Soldi”. Palla tre in buca d’angolo insomma, dopo che il Nostro aveva sventato con un colpo di reni un cross mariuolo destinato in porta. La palla sbatte ovunque prima di finire lì dove il sol levante non batte, celato da calzoncini e mutandoni, eppoi in rete. Poco prima, al 6′ aveva salvato alla grande un tu per tu col manigoldo giapponese. Poco dopo, sempre al 6′ ma del secondo tempo, ancora un salvataggio su quel cricetone di Mascara. Miracoli, in effetti, che tengono in piedi la baraccopoli giallorossa fino allo show del bomber Petrella (uno de noi).
 
7 a Daniele De RossiStavolta lo show con Totti non è hollywoodiano come quello del terzo gol alla Fiorentina. Stavolta è robaccia trash, una storia che racconta di tiracci della disperazione e carambole frutto dell’abominio del leggendario Petrella (uno de noi). Juan scapoccia. Totti sparacchia, lui devia di zebedei o giù di lì. Immeritato pareggio? Sì e chi se ne frega. Dicono sia proprio questo il bello del calcio e non ci opponiamo,  anche perché cercarne dell’altro nell’orrenda spedizione catanese sarebbe come chiedere a Santoro di parlare bene di Berlusconi.
 
4 a David PizarroSi muove pigro e goffo come Ringhio. No, non avete capito, non è con Gattuso il parallelo, ma col cagnolino che in un film Aldo e Giovanni e Giacomo finisce dimenticato al guinzaglio fuori dalla macchina. Anche lui, in effetti, è fuori. Dal gioco, dagli schemi, da se stesso, dal campo, dalla partita. Lento come Andrade, orrore brasiliano che toccò la sponda giallorossa ai tempi di Renato Portaluppi, preciso come quelle fidanzate che ti dicono “scendo caro, cinque minuti ancora..” e ti fanno aspettare due ore, prova a sbrogliare l’arcolaio giallorosso dando però l’idea di uno che s’è fatto una quindicina di Red Bull. Solo che la bibita energetica mette le ali, mentre il Nostro mette tristezza…
 
3 a Claudio RanieriMinestra, caviale e ritorno. Illude le fameliche orde imperiali con lo spettacolo in viola prima e la battaglia del fango poi. E tu lì a pensare: l’ha fatto, c’è riuscito, ha rivoltato la Roma come un calzino e giù a fare tabelle e conti per la gagliarda rimonta verso i picchi della classifica. E invece, eccolo lì, intento ad alzare la saracinesca della bottega “Antica Minestreria del Corso” e giù cucchiaiate di insopportabile calcio-brodaglia. Alla fine della partita pare che Morimoto gli sia passato vicino sibilando: “Mister se io sono il cul Levante lei è il poeta del posteriore Giovanni Terga..”.
 
2 a Gennaro DelvecchioSe Sergio Leone lo avesse conosciuto, avrebbe girato senza indugi “Il Buono, il Bruttissimo e il Cattivo”. Si butta per terra dopo un innocuo colpo di testa inscenando insieme la Carmen, la Turandot e la Tosca per perdere tempo. Quando la speranza di riconsegnarlo al mondo dei vivi pare roba da defibrillatore, si rialza cicogneggiando alla perenne ricerca di una mosca con la quale fare un frontale e fingere di essere stato abbattuto da un Tomcat. Burdisso lo accarezza appena e lui finisce per le terre, rotolandosi come uno che se la sta facendo sotto e ha trovato il bagno occupato. Quando la punizione divina arriva attraverso le mortali spoglie di don Petrella (uno di noi), non riesce a far accasciare la lingua e sibila paroline poco gentili all’indirizzo del fischietto. Finisce fuori e accade un miracolo: riesce a restare in piedi nonostante lo sventolio del cartellino.
 
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale
 

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