IL PAGELLONE DI PAOLO FRANCI:** Dal fendente di Riise** a Baptista arbre magique

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10 a John Arne RiiseIl baronetto di Testaccio, spacciatore di calcio-minestra, lo mette lì, a lasciar la vichinga impronta sulla dura panca senese e, pensa un po’, gli preferisce Burdisso il guerriero. Che sguinzagliato là, sulla corsia esterna, ci sta bene come un eschimese a Cattolica. L’ascia però è lucida, affilata e quando il pover Juan alza la mano, lui la fa scintillare al sole e, nell’istante in cui anche  il pari sembra pure un lusso, rifila quel fendente bestiale al ragazzotto de noantri esiliato nella contrada di messere Giampaolo. Uomo partita e mossa azzeccatissima, quella di lasciarlo in panchina.9 a Mirko VucinicMinuto 71’25: Arriva il primo vero tiro nello specchio. Di chi se non della mangusta montenegrina, che s’arrampica lesta sulla scivolosa china messa su più da Ranieri che dall’onesto pedalatore senese? Il sinistro che Curci smanaccia disperato è il come la tromba della nave che avverte il cambo di rotta. Pochi secondi dopo e grazie all’inversione di modulo (spallettiano?) arriva la prima pera per Curci e un dominio che, visti i primi 71 minuti, chi se l’aspettava. L’aggancio al volo del quasi raddoppio è una poesia di Prevert, un verso di De Andrè, una scena di Sergio Leone. 7 a Phil MexesDieci (per il gol) più quattro (per quello preso) fa quattordici. Diviso due fa sette. Numeri in francese, numeri di una partita che per Phil sale sul toboggan del delirio, della follia, della magnifica pazzia. Prego, la strada per Julio Sergio è questa, s’accomodi monsieur Maccarone, non esiti… Il maledetto pelato non se lo fa dire due volte. Bum. Uno a zero. Poi però, quel destro che è un calcio nelle terga della paura, una zampata sul fondoschieno della crisi, al Siena e a tutti quei gufi che sì, dai diciamolo, se ne stavano lì a godere come mufloni in calore davanti a così poca Roma.7 a Paul CodreaCon un nome così, pare un cantanto da casinò di Las Vegas, Invece pare abbia scelto la carriera di decespugliatore. Avete capito no? Quel terribile forbicione elettrico sapientemente usato dai giardinieri per sfrondare fratte e aiuole. Lui sfronda che è una bellezza, in particolare le sacre caviglie tottiane al punto che, quando ormai siamo al limite del crimine contro i diritti ortopedici, l’arbitro lo spedisce là dove merita. Grazie Paolè, grazie di cuore, sei tu la mossa che decespuglia il Siena, sfronda Giampaolo e ara i tre punti.6 a Francesco TottiAvrà capito anche lui che forse giocare centravanti nella minestra del baronetto  senza l’antica Roma mille bollicine di Spalletti è un film proibito. Distratto  e impermasolito dalla semiribellione popolare sul suo contratto _ a proposito, pare che la Sensi voglia proporre il rinnovo a De Rossi fino a 54 anni, a Vucinic fino a 62. Per la punta,. invece, perché non riportare sul campo Pruzzo con un contratto fino al 2020?  _  vaga un po’ per il campo come accaduto con la Juventus. Meglio, molto meglio quando entra Mirko la mangusta e lui arretra. Da lì, toh, guarda un po’, c’è Checco il fuoriclasse. Checco che fa l’ìassist perfetto. Checco che fa cacciare l’avversario. Insomma dai, l’avrai capito anche te, capita’, che  il futuro non è da centravanti no? Non con il baronetto della minestra.5 a Claudio RanieriIl voto è generoso perché la Roma vince. Sia chiaro. Cattivo? Sì, oltremisura, Ma l’avete visto anche voi quello che ho visto io? Settantuno minuti, dico settantuno, contro una squadra di onesti api operaie senza un cucchiaio di miele. Costruisce la gara perfetta difendendo magistralmente il vantaggio del Siena, piazzando pedalatori e terzinacci qua e là, con il solo Totti davanti e Pizarro a fargli da valletto. Protegge il collega Giampaolo che è una bellezza, facendogli fare la figura del Van Gaal. Carina l’umiliazione che rifila a Baptista, prima facendogli fare lo stopper su Codrea, sbattendolo poi a sinistra, laggiù, dove osano solo le manguste (montenegrine), con la sostituzione che poi è il gran finale. Una perla Burdisso fluidificante (see vabbe’). Poi la partita cambia quando mette Vucinic (troppo tardi, ma gli è andata alla grande) e Riise (perché si rompe Juan). Alla fine, l’impronta della sua classe la lascia sulla panchina senese, mettendosi seduto… 4 a Julio BaptistaCome al solito è mobile e svelto come un arbre magique appeso allo specchietto. Il profumo del suo calcio non si sente mai, complice anche il baronetto della minestra che gli chiede di fare lo stopper, l’ala, il pedalatore ma mai quello che sa fare, la seconda punta. Lui però pare inchiodato per terra come quei mattoncini lego sulla larga base colorata. Forse era intontito dal fuso. Forse era intontito e basta. Ma certo è che nel calcio zuppa del baronetto, alla prima chiamata, ci si ritrova come il caviale col pecorino.
Paolo Franci

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