IL PAGELLONE DI FRANCI. (2)11 a Totti, 10 a Luis Enrhitchock

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11 a Totti
Se i gol sono 211, togli il 2 davanti e resta il voto. Che poi è un paradosso, magnifico, per un signore vestito da calcio che certo non si può definire un giocatore. Totti è qualcosa in più di strano e bizzarro, un meraviglioso scherzo della natura calcistica che strizza l’occhio all’immortalità pallonara, trita record come sale nel pestello e a forza di ciucciarsi il dito s’è consumato l’unghia. E stavolta è pure svelto come quelle signore che volteggiano nei supermarket ghermendo prodotti a velocità aquilina, mentre noi parvenu facciamo chilometri per trovare zucchero e lievito di birra. Otto minuti per fare due gol, dediche ruspanti e strappacore come da copione e quel ghignetto maligno come a dire: «Adesso viene il bello..».

10 a Luis Enrique
Consolidata la sua fama di re del thrilling alla lettura delle formazioni, al punto che converrà chiamarlo Luis Enrhitchock, si cruccia di non avere né lo stacco di coscia né il biondo tinto di Milly Carlucci. Già perché lui è il conduttore di una magnifica puntata di Ballando con le Stelle, dove le “Piroutte” (ma sì, alla francese) di Pjanic, gli “En Dehors” di Lamela e il “Cou de Pied” (questa la traduco: collo del piede) di monsieur le capitaine Tottì, producono uno spettacolo che manco con gli occhialetti 3D. Ci fosse stato Guillermo Mariotto avrebbe dato «nnnoviiiiii!!» a Lucho, «Occciiiii!» a Pjanic e via così, spalettando voti alti per ogni ballerino della Asturian Ballet Theatre.

10 a Erik Lamela
La leggenda narra che mentre i suoi coetanei attaccavano cheving gum sulla sedia della maestra e rubavano merendine ai compagni, lui con quelle merendine ci palleggiava e, addirittura, le scartava “suolandole” leggere.  Così come il meraviglioso maleducato argentino – sia chiaro: in senso calcistico – ha fatto per monsieur le capitaine, servendogli un paio di Kinder Bueno di tacco e di piuma. Eppoi tutti quei giochetti con la suola, i passetti di scherno, le finte cafone a “palla c’è, palla non c’è più” al punto che al 30esimo del primo tempo, giuro, mi arriva questo sms: “Però è vero che Cristiano Ronaldo je somija, o almeno ce prova”… Calma, gente, calma: diamo a Ronaldo il tempo di crescere.

10 a Guillermo Rodriguez
Capoccione lucido, ghigno della sua terra, l’Uruguay e stazza possente che lascia presagire duelli Sparta e Atene. E invece lui è la musica e l’orchestra che detta la danza asturiana, il percussionista sghembo che con quel bel colpo di testa all’indietro innesca una reazione a catena accecante: tacco di Lamela, gol di Totti e poi la Woodstock giallorossa, mentre il mortadellone sudamericano è talmente stonato che se lo mandi a X-Factor Morgan gli corre dietro con la scopa urlando: “Non mi arriva il sound! Non mi arriva il sound!”. Dietro le quinte però,  c’è monsieur le capitaine Tottì (sì, ancora alla francese) che ghigna e si rivolge a Taddei: “A me avoja s’è m’è arivato er sound, m’è arivato eccome, vero Rodri’?” E Taddei: «Io nun so gnienci, devu chiederi a ‘i misti..»

9 a Miralem Pjanic
Un voto in meno per aver infierito, prima di destro e poi sinistro, con l’anziano sciur Antonioli, che se chiedessi alla sua portiera di casa, dicono sia milanese,  ti risponderebbe: «Guardi sciur Paolo el sciur Francesco l’è tanto una brava persona, non fa male a una mosca..». Il problema è che le mosche non le para e questo potrebbe starci, ma ormai non acchiappa più  neanche le quaglie morte o le pernici sotto il chiaro effetto di miglio allucinogeno. Tornando a MP, se facessero una puntata di Uomini e Donne in stile calcio, lui sarebbe il tronista e gli allenatori, tutti, gli spasimanti. Perché? Banale, come si fa a non innamorarsi di lui?

8 a Dani Rosi
Sì dai esageriamo, togliamo Alves dopo Dani e scriviamo Rosi, perché il calcio è anche storie come questa. Uno che appena pochi mesi fa, se crollava un pezzo di Colosseo era colpa di Rosi, se il mare si mangiava la spiaggia di Ostia di chi era la responsabilità se non dello smilzo Aleandro? Un capro espiatorio per tutti i gusti e sapori, fino a quando, piegato e accartocciato come un pacchetto di sigarette, non t’incontra la fatina Lucho. Quest’ultima lo bacchetta, punge, spinge, stimola, trasformando l’inerte burattino in un gagliardo giovinotto che ha scoperto in se stesso dribbling carioca, sicurezza, facilità di gioco e corsa. Ecco perché sabato sera all’Olimpico c’era Dani Alves nascosto in tribuna con la telecamera. Ho esagerato? Avete ragione: non era una telecamera ma semplicemente l’iphone zoommato al massimo.

Paolo Franci
Quotidiano Nazionale

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