IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’ , stila il ‘Pagellone‘ di Roma-Bologna:

10 a Miralem Pjanic
Perez lo insegue come una temibile cartella di Equitalia. Lui si spaventa e se ne duole, nel primo tempo, cercando appigli e sponde per dribblare seccatura e gabella. Perez però non sa che il Nostro è tipetto tosto e a quella cartella appiccicosa risponde con una raccomandata a mano, anzi a piede, che sibila implacabile nell’aere prima di finire alle spalle del biondin portiere bolognese. E non solo. S’inventa poi una surfata nel mar di Bologna, se mai ne esistesse uno, che concede a Simplicio la palla facile, facile da buttare dentro. “Nomen omen” verrebbe da dire: uno che si chiama Simplicio la fa facile e per forza la butta dentro. E invece appare suo fratello gemello, Difficilicio, che fa la cosa complicata e sbilenca, palpeggiando infame quel tocco di caviale e sbattendolo sul lato oscuro della porta.

10 a Maarten Stekelenburg
Maarten, Saaturno o o Meercurio, la sostanza non cambia: questo viene da un altro pianeta, dove le forme di vita hanno braccia lunghissime, manone gigantesche e il potere di farsi tutt’uno con le terre. Questo fa, quando costringe Di Vaio ad allargarsi sbilenco  e sparare su Juan. Poi infilzato come un galletto Vallespluga, si vendica col guantone rotante che piazza tra Di Vaio e le forche asturiane, sotto le quali Lucho sarebbe passato umiliato e distrutto dal catenaccio piolesco. Piede caldo e favella gelida, quando gli piovono complimenti per la paratona, lui risponde entisiasta come un vampiro al sole: “Ho fatto zolo  mio dofere”.

9 a Fernando Gago
A forza di dire che può fare il Gago e il De Rossi s’è messo a fare entrambi, come in quegli horror pazzeschi sullo sdoppiamento della personalità. E qui preoccupa perchè ormai parla da solo con un inquietante slang ispanico-romanesco, rivolgendosi al suo alter ego immaginario: “Dagnè vamos! Mira er pallone e damme na manita qua dietro che Juan se fa muchas pennichella!”. Ora tu vagliela a spiegare la dura verità a uno che gioca, corre e ringhia per due, prova a dirgli che non c’è nessun Dagnele e che è solo lui a farsi quel mazzo in mezzo al campo. Non si può fare, perchè Nando sarebbe capace di fare causa a Pallotta per sfruttamento del lavoratore, costretto a massacranti doppi turni e sottopagato. Meglio di no, meglio di no. Quindi, se lo incontrate, chiedetegli l’autografo e poi chiedetegli quello di Dagnele, che cuocia nel suo brodo. Eppoi vuoi mettere la soddisfazione di poter dire: “Firma Dagnè, su firma..” a uno che lo fa subito?

8 a Marco Di Vaio
Non ha bisogno di botulino, creme, impalcature estetiche similParietti. A lui non servono labbroni alla Valeriona Marini per apparir giovane, anzi, se c’è qualcuno che finisce coi labbroni gonfi questi è Juan a suon di sganasse. Il quale pensa che Marco il bolognese sia uno di quei vecchietti in Piazza Grande, passo lento e “Carlino” sotto il braccio, che si godono il fresco del pomeriggio.   E invece innanzi a lui si para uno scippator cortese, lesto e sgasante come una Ducati in piega. Juan, al massimo, è una 50 Special sulle colline bolognesi, che soffia, spuzzetta e smarmitta arrancando dietro al bolide rosso(blu), fino al patatrac inevitabile.

5 a Leandro Greco.
Neanche fosse un prezioso delatore, una spia o un chissà quale agente infiltrato, decide di mantenere l’anonimato come fanno quegli omaccioni muscolosi nei telefilm (antico Franci! Si dice fiction o serie)  di Fox e, soprattutto, Fox+1. E già perchè il nostro arriva sempre un secondo dopo rispetto a Mudingayi, che pure c’ha i piedi sponsorizzati dalla Lego, a mattoncino. E’ talmente anonimo nella partita con il Bologna, che quando è andato a salutare Totti, il capitano gli ha risposto: «Ndo’ lo voi l’autografo pise’?».

4 a Bojan 
La sadica voce fuori campo, descrive lentamente e minuziosamente come il piccolo cucciolo di foca s’allontana dalla sua mammina andando incontro alla fine inesorabile, là dove l’orca assassina nuota implacabile. Ecco, la sensazione struggente che mi dà il piccoletto ispanico è la stessa che si prova con la povera fochetta in  quei documentari per sadici sanguinari. Non so se si mangia più gol lui o suppli’ Gerry Scotti, ma anche stavolta timbra il cartellino come uno di quei morigerati impiegati che avrebbero fatto felice l’ormai ex ministro Brunetta. Se lo becca la Finanza gli fa almeno 50mila euro di multa per evasione da gol, mancato versamento del pallone in rete e porta-rotta fraudolenta.  Domanda: non sarà che scrivere continuamente fesserie su Twitter gli porti sfiga?

Paolo Franci

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