romanews-roma-udinese-antonio-mirante-gonzalo-villar
Foto Tedeschi

ROMA UDINESE ANALISI TATTICA – Dopo la spenta prestazione di Milano dove comunque,unitamente nel primo tempo, qualche sviluppo di gioco si era visto, la Roma esibisce la prestazione peggiore della sua stagione. Insufficiente sotto ogni aspetto offensivo e difensivo, con la mancanza totale di quell’unità di intenti che una squadra dovrebbe portare sul terreno di gioco, quantomeno per ottenere rispetto. Ed è sui comportamenti e gli atteggiamenti che tornano alla memoria le parole di un tecnico amato e al tempo stesso odiato alle latitudini capitoline, con la frase storica di Luciano Spalletti: “Uomini forti destini forti,uomini deboli destini deboli”. Nella sua gara numero 3000 in Serie A, al cospetto dell’Udinese che vantava il peggior rendimento in trasferta, la Roma è stata protagonista dell’ennesima prestazione incolore di questo 2020 finora da dimenticare.

Moduli e sviluppi di gioco

Fonseca ne cambia 7 rispetto allo spento secondo tempo di Milano, ma l’impressione è che sia tutto l’ambiente in generale ad essere spento. Un gruppo che dimostra di avere accusato il colpo dopo avere visto l’Atalanta battere in rimonta la Lazio e poi regolare il Napoli, la squadra probabilmente più in forma in questa ripresa post-lockdown. A fianco a Smalling riappare Fazio, mentre Kolarov e Bruno Peres (i titolari prima dell’interruzione di metà marzo) tornano a battere costantemente le corsie esterne, mentre davanti alla linea difensiva si sistemano Cristante e Diawara. Perotti agisce di raccordo dietro a Kalinic, con Carles Perez a destra e Under a spingere a sinistra sul piede forte con l’obiettivo di guadagnare la linea di fondo, a differenza di quando gioca a destra, a piede invertito. Gotti conferma il suo scolastico 3-5-2 con Stryger Larsen e Zeegelaar ad allargare il campo e con in centrocampo a 3 sempre molto compatto al centro. De Paul gioca da mezzala di centro-destra dinamica che cerca di innescare la velocità delle due punte Lasagna e Okaka. Dietro 3 centrali di grande fisicità gestiscono i movimenti di Kalinic.

La gara della Roma (fino al 20′ volenterosa ma velleitaria) finisce con l’espulsione di Perotti

In una frazione di 20 minuti la Roma mette in campo tutta la sua attuale potenza e forza mentale, un inno all’impotenza e al fare velleitario di un gruppo che prova a sbattersi, che spinge con entrambi terzini, salvo trovarsi in campo aperto in balia degli eventi, in rincorsa a ritroso verso la propria porta. Under, che dovrebbe andare a giocare e attaccare gli spazi dietro a Stryger Larsen, si spegne in poche percussioni, isolando di fatto Kalinic che non trova combinazioni con Carles Perez e con Perotti. L’argentino non trova spazi praticabili, tirandosi fuori in improbabili movimenti che non gli sono consoni, a lui che ha come abituale riferimento la linea esterna del campo. Inizialmente qualche difficoltà di palleggio la Roma la trova quando Diawara e Cristante ricevono e costruiscono in mezzo al campo, a differenza delle ultime 2 gare dove Veretout si apriva sul centro sinistra. Quando l’Udinese gestisce palla la Roma conferma la rinuncia al pressing ultra-offensivo, ma la scarsa pressione che manca anche in mezzo al campo consente ai friulani la palla profonda alle spalle della linea, con Okaka e Lasagna che si giocano il 2 contro 2 centrale con Smalling e Fazio. Un’altra criticità della fase difensiva dei giallorossi è la difficoltà, contro un centrocampo a 5, a scivolare sui quinti esterni, con la catena difensiva raramente efficace che concede sempre il cross dall’esterno. La produzione offensiva della Roma del primo tempo, a dire il vero, è anche superiore a quella avversaria, ma l’impressione che l’Udinese possa sempre rendersi pericolosa ogni qualvolta gestisce palla è evidente. Specie se Fazio in campo aperto non lavora in anticipo ed è colpito in velocità come in occasione del vantaggio dei friulani. La Roma fatica nella gestione e costruzione bassa, Diawara non trova i tempi di gioco e la squadra appare slegata, quasi 11 giocatori che giocano insieme per la prima volta. Successivamente allo svantaggio Diawara comincia ad aprirsi sul centro-sinistra in costruzione, ma dentro al campo non c’è verticalità nelle linee di passaggio, con troppi passaggi di scarico e nessuno che si prende responsabilità. E nel momento in cui non dai prova in campo di quella vis pugnandi che genera rispetto, anche per un direttore di gara diventa quasi inevitabile infierire, con Guida che espelle in maniera affrettata Perotti, segnando inesorabilmente il destino della gara. Una gara dove l’aspetto tattico passa in secondo piano per lasciare spazio all’atteggiamento mentale di una squadra che accetta l’espulsione (nessuno protesta) e che non riesce a dare segni di vita. Una mancanza disarmante di spirito di squadra e un accettare passivamente la situazione.

Per la Roma un’ora in inferiorità numerica. L’Udinese amministra

Col vantaggio conseguito e con 3 centrali davanti alla linea difensiva, gli uomini di Gotti amministrano palla e gara, senza forzare le giocate. Cosa che spetterebbe ai giallorossi se non che nessuno prende iniziativa personale. Non si lavora sulle catene esterne per trovare spazi e per 90 minuti si spara a salve con una ricerca di una verticalizzazione improbabile per Kalinic che nella morsa di 3 centrali difensivi non può mai arrivare. L’intervallo non porta altro che una reazione, al ritorno in campo, più di nervi che di orgoglio, con Mkhitaryan a piede invertito (esce Under) che prova a scuotere i suoi. Gotti fa il primo cambio con Lasagna che lascia il posto a Teodorczyk. Carles Perez comincia a giocare dentro al campo rendendosi pericoloso, mentre con Fofana per Walace i friulani ritrovano corsa e peso specifico in più in mezzo al campo nel’ intento conservativo del risultato. Fonseca va al doppio cambio con Zappacosta per Bruno Peres e Villar per Diawara e ora la Ŕoma prova, senza convinzione, mentre l’Udinese riparte negli spazi sbagliando più di una gestione palla. Con 5 cambi per parte nell’ultima mezz’ora comincerebbe un’altra partita, ma di fatto i giallorossi sono mentalmente usciti dal match. Nestorovsky nel frattempo ha sostituito Okaka e comincia a prendere le misure per il raddoppio, non prima di avere assistito a Ter Avest esterno a destra (va Stryger a sinistra) e al doppio cambio finale di Fonseca (Ibanez per Fazio, e Dzeko per Kalinic). Il finale di gara è un calvario giallorosso, con l’Udinese che gestisce il possesso senza forzare, sfruttando l’uomo in più, costringendo la Roma a correre a vuoto per recuperare palla ma senza aspetti rilevanti, perché una squadra che accetta passivamente gli eventi non può vincere neanche i rimpalli. E alla Roma attuale manca, probabilmente, la forza e la voglia di cambiare il proprio destino, e come diceva quello: “Uomini forti destini forti,uomini deboli destini deboli”… Aggiungendo: “non ci sono altre strade o soluzioni”.

Maurizio Rafaiani

Print Friendly, PDF & Email

1 commento

  1. Kalinic, Peres, Fazio con Kolarov e Perotti tutti insieme, tracollo assicurato! Se Fonseca non lo sa, va licenziato subito! Peccato aver ignorato un bravo romanista come Ranieri per assicurarsi un presunto presuntuoso fenomeno media-friendly. Già si sente qualche operatore mediatico prendere le distanze scaricando il piacione e naturalmente discolpandosi di ogni negativa influenza di condizionamento mediatico. Qualcuno ci mette pure i finali melodrammatici di Totti e De Rossi, trascurando il fatto che specialmente il primo ha pesato molto sull’indebolimento del progetto Roma perorando soltanto la causa personale, come e più di sempre.

Comments are closed.