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Foto Tedeschi

ROMA PARMA – Vincere in rimonta, una rarità a queste latitudini. Il malinconico tributo al genio romanista Ennio Morricone, Gervinho che all’ingresso in campo volge lo sguardo alla Curva Sud vuota, e tre punti che ritornano a dare ossigeno a una classifica asfittica, un finale di gara dove sono più le recriminazioni per la gestione suicida di ripartenze e finalizzazioni elementari; non vincere dopo 3 sconfitte consecutive, contro un Parma mai in partita se si escludono i 10 minuti finali, sarebbe stato delittuoso e inaccettabile, ma i giallorossi hanno provato a complicarsi la vita attraverso una buonissima gara sotto l’aspetto degli sviluppi di gioco, ma deficitaria riguardo certe letture.

Moduli e sviluppi di gioco

D’Aversa non si smuove dal consolidato e granitico 4-3-3, con Cornelius terminale avanzato di uno schieramento dedito ad innescare ai suoi fianchi Gervinho e Kulusevsky, il tutto imperniato su una fase difensiva con due linee serrate al centro con Hernani in regia, e Kucka e Barillà ai lati pronti ad inserirsi a sostegno dell azione dopo la transizione; tutti solidali in un sottopalla davanti a Jacoponi e Alves, due marcantoni dal truce cipiglio che prendono in consegna Dzeko concedendogli poco o nulla dentro l’area di rigore; Fonseca si affida alla rivisitazione del 5-3-2 del San Paolo rifinendolo in un 3-4-2-1 più armonico e qualitativo in campo, dove dietro a Dzeko opera un quadrilatero formato, sul fronte avanzato, da Mkhytarian sul centro-sinistra e Pellegrini sul centro-destra,e con Veretout e Diawara a completare la base; Bruno Peres a destra e Spinazzola a sinistra allargano il campo e contribuiscono alla manovra di aggiramento del muro difensivo eretto dai ducali per la quasi totalità dei 90 minuti.

Il Parma costruisce i suoi 90 minuti sull’episodio del rigore, la Roma è comunque ispirata

Il quadro tattico della gara si delinea molto presto sul campo, con la Roma da subito padrona della supremazia territoriale, possesso palla, e produzione offensiva in ascesa costante nei 90 minuti, lasciando al Parma poche azioni di alleggerimento che non generano pericoli significativi; la fase difensiva dei giallorossi ritrova stasera il pressing offensivo, con la squadra che scala alta, e con Veretout e Diawara che escono sulle mezzali gialloblu, con i 3 attaccanti (Dzeko vicino ai 2 centrali, e Mkhytarian e Pellegrini tra centrale e terzino) che si posizionano sui 4 difensori, ma non sempre riesce la chiusura delle linee di passaggio che il Parma inizialmente riesce a trovare dentro al campo, per poi uscire verso la metà campo della Roma dove però non trova mai incisività; se si eccettua il rigore di Kucka, sul quale gli emiliani trovano il vantaggio in maniera inaspettata e immeritata, i giallorossi sono padroni del campo con una superiorità tecnica schiacciante; dopo il vantaggio del Parma, i giallorossi non si sono mai scomposti ed hanno pazientemente sviluppato e mosso bene palla, obbligando gli uomini di D’Aversa a schiacciarsi molto dentro area e i 30 metri finali, facendo densità ed occupando l’area di rigore con la fisicità dei suoi centrali difensivi e la compattezza della linea a 4, con terzini pressoché bloccati, o quasi; la Roma con pazienza ha sempre fatto girare palla, cercando di appoggiarsi davanti e andare dentro, giocare intorno a Dzeko (che si è tirato fuori il minimo indispensabile,cercando sempre di occupare l’area); solo la mancanza delle letture finali, dall’esterno, ha impedito ad una Roma che per tutti i 90 minuti è entrata agevolmente nei 30 metri finali, di sorpassare e chiudere una gara mai in discussione per il poco o nulla che riusciva a opporre il Parma.

Fondo guadagnato con facilità ma ricerca inspiegabile di cross dalle traiettorie morbide

Per 90 minuti la ricerca sistematica della traiettoria aerea dall’esterno, un’assistenza morbida, prevedibile, e leggibile, consentiva ai centrali emiliani di riempire e pulire agevolmente l’area, riducendo la pericolosità; pericolosità che nei pochi momenti in cui, leggendo al meglio la situazione, si sceglieva il tracciante teso o radente o gestito per lo scarico (Pellegrini l’unico con le idee chiare in questo fondamentale tecnico), generava occasioni gol, tanto che il gol del pari stesso nasceva da una gestione ragionata di Bruno Peres; il Parma provava ad allentare la pressione sfruttando alcuni rari momenti di staticità e scarso movimento senza palla, dietro le linee dei giallorossi, guadagnando qualche fallo (Cristante e Ibañez contratti e fallosi nella fase iniziale della gara) che faceva respirare la linea difensiva; nei pochi momenti del primo tempo in cui il Parma riusciva a limitare i danni, lavorando di posizionamento e chiusura delle linee di passaggio centrali, i giallorossi non sempre riuscivano a forzare le giocate (qualche paura nell’imbucare palla tra le linee) ricorrendo ad alzare palla verso Dzeko, ma agevolando i centimetri di Jacoponi, Alves, Kucka.

Ripresa autoritaria, sorpasso inevitabile, superiorità schiacciante

La ripresa per il Parma diventa quella di un pugile all’angolo, con la manovra dei giallorossi martellante, paziente, lineare, con D’Aversa che corre ai ripari inserendo Kurtic (esce Cornelius) per un 4-3-1-2 ancora più serrato al centro; Veretout corona la sua prestazione con una percussione centrale che trafigge prepotentemente Sepe, prima che la gara prenda una piega accademica, dove i cambi di D’Aversa non spostano l’inerzia di una partita che rimane in vita fino al fischio finale solo per la delinquenziale gestione di ripartenze da parte dei giallorossi, incapaci di realizzare il gol della sicurezza a due passi dalla porta; la girandola di cambi della ripresa rimane per entrambe dato statistico, con Karamoh (esce Barillà) che va a fare la punta vicino a Gervinho (Kurtic scala mezzala), Caprari per Kulusewski, Scozzarella per Hernani, Sproccati per Gervinho; tutti cambi speculari, così come per Fonseca, che inserisce Kolarov per Bruno Peres (Spinazzola va a destra), Villar (che entra molto bene) per Diawara, Carles Perez per Pellegrini, Zaniolo per Mkhitaryan; una girandola di sostituzioni di una gara che i giallorossi non potevano non vincere, e con la ciliegina finale di un’ anomalia mai riscontrata nella storia del VAR che per la prima volta, interpellato, non interpreta in maniera sfavorevole una situazione dubbia per i giallorossi.

Maurizio Rafaiani

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2 Commenti

  1. Modulo interessante, senz’altro più dell’arcaico 4-2-3-1, ma si vede che non è stato rodato abbastanza. Ho visto spesso giocatori incerti e titubanti, mancando movimenti rodati in diagonale con sovrapposizioni, salvo Pellegrini con Peres. Cristante difensore da dimenticare, non solo per il rigore. O decide il cambio di ruolo con relativo serio apprendistato o si lascia cadere l’improvvisazione che fa solo danni con relativa demoralizzazione del calciatore. Infine il problemone è che c’è carenza di bomber, specie considerando l’età di Dzeko e il fatto che il bosniaco ama giocare e bene e quindi avrebbe bisogno di condividere maggiormente la responsabilità delle finalizzazioni. Solo l’armeno è incisivo, gli altri sfarfalleggiano senza concluder

  2. Sempre bravo M. Rafaiani e stavolta, a mio avviso, si supera pure tingendo di tonalita’, pressoche’ sconosciute alle analisi tecniche, della malinconica ma anche struggente bellezza delle note di Ennio Morricone e degli sguardi di Gervinho alla Sud vuota .. grazie Maurizio .. credo tu sappia di cosa io parli .. poi la solita precisa ed illuminante spiegazione di quanto successo in campo, come, quando, chi e perche’ .. bravo .. hai un ammiratore oramai da tempo ..

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