Di Fabio Maccheroni

ROMA FRETTOLOSA – Quando Bruno Peres ha superato con un pallonetto ogni possibile ostacolo tra il gol è il ridicolo, veniva davvero voglia di uscire dall’Olimpico e tornare a casa a vedere qualcos’altro. Mezz’ora di poca Roma, qualcosa di Fiorentina, abbastanza per capire che Babacar al centro dell’attacco era una benedizione per i nostri passeggiatori. Colpa del martedì ? Di Sanremo che aveva distratto tutti da un campionato rateizzato per colpa del rugby? No, semplicemente colpa della nostra fretta. Fretta di sbattere in faccia al resto d’Italia che la giornata di Serie A non era finita, che il ‘sorpasso’ di cui si diceva dalla goleada napoletana a Bologna era una balla cubitale.

I VOTI – A volte ci vuole pazienza. E anche De Rossi (8). Assist alla Totti per Dzeko (9) e 1-0.  Un minuto dopo la depressione, la vera Roma, la vera differenza tra la Roma è questa Fiorentina zoppa, capace di sorprendere e sorprendersi, ma incapace di una continuità da grande squadra. Temibile quanto basta per concedere al Napoli la speranza di un vero sorpasso ma sciagurata e leggera nei singoli, come quel Sanchez che Sousa insiste a considerare difensore. E così , mentre Spalletti si sbracciava platealmente per l’indisciplinato El Shaarawy (5) , la Roma cominciava a tritare gli avversari. Il 4-0 finale nemmeno racconta per intero la facilità con cui la Roma ha condotto gli altri 60 di gara. E nemmeno racconta il resto, quello che ci piace più del risultato: Emerson Palmieri (8) che lotta in difesa, dove il primo avversario è sempre stato la diseducazione alla marcatura, e la sua ferocia nel gettarsi sulla fascia ridicolizzando chi gli si presentava davanti, dribblando, devastando. E Fazio (8) che finalmente dà ragione a chi si domandava come fosse possibile che colpitori di testa formidabili come i giallorossi non riuscissero a sfruttale angoli e punizioni: calcio morbido di De Rossi, testa e gol. Il paradiso di Spalletti (7) non è tutto qui, perché gli altri due centrali svolazzavano con cattiveria e padronanza straordinaria. Manolas (7) una furia sulla destra, Ruediger (7,5) a sinistra. E mentre Spalletti continuava a litigare con Elsha o con il quarto uomo per le decisioni infelici di Irrati (4), toscano come lui e come la Fiorentina, gol di Nainggolan (7) su assist di Strootman (6,5) e di Dzeko, ormai bomber per tutti, per qualcuno Re Leonissimo. Niente da aggiungere su Szczęsny, spettatore non pagante. Merito di chi ha difeso davanti a lui.

LO STADIO E LE BARRIERE – Le uniche barriere che si spera resteranno per tutta la stagione, anche se l’ottimismo sbocciato con le dichiarazioni del ministro sono state avvinghiate da un martedì in cui le riunioni dei cervelloni che gestiscono questa sciagura hanno riportato tutto nelle sabbie mobili di un tetro politichese: O a tutti, dal ministro con le su e buone intenzioni in giù. Zero anche a chi ci tormenta con lo stadio, le famose torri ci portano a una partita a scacchi in cui lo scacco è imprevedibile e, se non matto, pazzesco. Tutto pazzesco. Per fortuna resta la squadra, seconda, con la prospettiva di una domenica a pranzo col Crotone prima di accomodarsi a vedere di che cosa saranno capaci gli altri : che stanno sempre dietro. A proposito di chi è dietro. Dalla panca si sono alzati Totti (10 solo perché esiste) e Paredes (ng). Salah è stato risparmiato giustamente. In panca (premio?) anche il fresco capitano della Primavera, Gerson, ma è giovane e deve recuperare le fatiche del viaggio a Lille.

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