SPIEGATOBENE – Analizzare, approfondire, sviscerare, insomma… spiegare bene. È questo l’intento della rubrica di Romanews.eu che vi offre una nuova chiave di lettura per capire a fondo l’argomento del giorno in casa Roma. Lo faremo attraverso l’opinione di un personaggio illustre, del mondo del calcio e non. Oggi è il turno di Davide Paccassoni, noto mental coach, che ha tra i suoi ‘coachee’ alcuni ragazzi della Primavera giallorossa, per capire al meglio questa figura che sta prendendo sempre più piede nel mondo del calcio.

MENTAL COACH – “Quella del ‘Mental Coach’ è una figura che nasce negli Stati Uniti, sta arrivando anche in Italia e a me piace definirlo come educatore mentale: affiancare le persone per trovare quelle qualità e competenze nascoste. Se entriamo in ambito sportivo, dove, ad esempio, il calciatore vive una carriera di alti e bassi, è ideale affidarsi ad un mental coach. Il passo successivo è quello di diventare ‘coach’ di sé stessi, come per esempio Cristiano Ronaldo”.

SCHICK – “L’idea del coach è quello di lavorare con persone normali ed arrivare all’eccellenza. Nel caso di Schick, credo che non fosse né un brocco prima, né un fenomeno stesso. Lui doveva dimostrare, con l’attenzione particolare che c’era su di lui, che valeva la cifra per cui è stato acquistato e di avere qualità importanti. Una delle caratteristiche fondamentali di un calciatore è avere costanza nelle performance. Lui è giovane, ha grandi doti, ha talento. I gol? Si possono avere risultati immediati, ma non è detto che si confermi subiti. La costanza richiede tempo, ci sono delle convinzioni che vanno scardinate ed altre inserite. Nel caso di Schick bisogna contestualizzare anche la partita, l’avversario ed una serie di circostanze che lo hanno aiutato. Adesso va atteso nei momenti più importanti”.

GIOCATORI IN ROSA – “Vedo quest’anno una squadra bloccata rispetto allo scorso anno, forse perché veniva da una aspettativa elevata che ha creato una sorta di condizionamento. La Roma gioca con tanti giovani, dei ragazzi che si trovano catapultati su palcoscenici importanti e che se c’è la volontà di lavorarci hanno potenzialità di crescita enormi. Uno su tutti è Under, spesso lo vedo giocare con il freno a mano tirato. Per me in questo periodo storico è indispensabile avere un coach al fianco di una squadra: quante volte sentiamo dire che si bruciano talenti perché ‘non hanno la testa’? Quello mentale è un aspetto fondamentale e spesso i calciatori non hanno risposte su come allenarlo. Pastore? Quello che noto è che spesso pare abbia in alcuni momenti troppa o scarsa convinzione. Non si è calato nell’ambiente romano, che richiede sforzi importanti, dove l’impegno deve essere costante, a differenza del PSG che domina in Francia”.

Frazzitta-Tagliaboschi

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