ROMA FEMMINILE BAVAGNOLI – Betty Bavagnoli, tecnico della Roma Femminile, ha parlato in un’intervista a The Equalizer, del calcio femminile italiano e della sua esperienza da allenatrice nella capitale. Ecco alcune delle sue parole:

Pensi che il calcio italiano femminile abbia le stesse caratteristiche di quello maschile, o l’approccio è molto differente?
“C’è un solo calcio e l’approccio è lo stesso. La differenza fondamentale tra uomini e donne è l’abitudine a giocare. I ragazzi si abituano a calciare da piccoli, in Italia abbiamo passato troppo tempo pensando che il calcio non fosse uno sport per ragazze. C’erano troppe barriere idelogiche alzate davanti alle ragazze che volevano giocare a calcio ed è solo recentemente che le persone si sono rese conto che non c’è differenza tra calciatori uomini e donne, e che entrambi sono liberi di esprimere il loro talento”.

Quanto è cresciuto, dal tuo punto di vista, l’interesse per il calcio femminile in Italia durante la tua vita?
“Penso che lo sviluppo del calcio femminile in Italia sia vitale. Possiamo fare ancora di più, perché in Italia le calciatrici non sono ancora riconosciute come professioniste e sarà un passo fondamentale se vogliamo che il gioco continui a crescere”.

In un periodo in cui le opportunità per il calcio femminile erano poche, cosa ti ha spinto ad allenare? È particolare sfidare Carolina Morace, con cui hai lavorato insieme per tanti anni?
“Ho sempre voluto trasmettere la mia esperienza alle generazioni più giovani. Ho cominciato allenando gli uomini, prima di lavorare con le donne. Quando la Roma mi ha chiamato per vedere se fossi disponibile ad allenare la loro squadra femminile, sapevo che fosse un’opportunità da prendere al volo. Era come la fine di un ciclo. Ho ripensato a quando giocavo negli anni ‘80, alle battaglie combattute dalla mia generazione e a ciò che sognavo, e questa esperienza alla Roma mi ha permesso di realizzare quei sogni. È stimolante e un po’ strano sfidarmi con Carolina, non avrei mai immaginato di trovarmi faccia a faccia con lei come allenatrici”.

Ci sono più obblighi nell’allenare una squadra conosciuta come la Roma?
“Senza dubbio, il fatto che la squadra maschile sia così seguita ha dato alle donne molta visibilità dall’inizio. Questo ha spinto me e il mio staff a essere ancora più concentrati su tutto quello che facciamo. La Roma ci dà tutto quello di cui abbiamo bisogno, dunque dobbiamo sfruttare tutte le opportunità che ci vengono concesse. Questo significa che le ragazze possono allenarsi al massimo livello, in un contesto competitivo, ma inevitabilmente aumenta le mie responsabilità come allenatrice”.

Con Roma, Juventus, Milan e Fiorentina che hanno squadre professionistiche, ha senso per le ragazze entrare nel calcio e puntare a una carriera professionistica?
“Assolutamente. Grazie alle squadre femminili delle squadre professionistiche, molte ragazze possono sognare di diventare professioniste e di giocare per la loro squadra preferita. Per la prima volta da tanto tempo, c’è molto interesse nello sviluppo delle squadre femminili. Speriamo che si continui così perché ci saranno tante altre sfide all’orizzonte”.

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