FAVINO ROMA – “Con l’addio al calcio di Totti ho vissuto l’ultimo momento analogico della vita mia e di molti tifosi giallorossi. Ci siamo visti passare davanti 25 anni della nostra storia e non è una cosa che si può tanto spiegare. Di sicuro resta dentro e qualche sera dopo, sperando di farmela andare via, ho scritto la poesia”. Parole di Pierfrancesco Favino, romanista d’altri tempi oltre che rinomato attore moderno.

Pronto ad arrivare nelle sale con la sua versione de I Moschettieri, racconta a Gazzetta.it la sua passione giallorossa: “Sono stato abbonato per una vita. Ora sto inculcando il virus giallorosso anche alle bambine: con Greta, che ha 12 anni, sono andato anche a Liverpool l’anno scorso”. E i moschettieri di questa Roma? “Ce li aveva… l’asse Alisson-De Rossi-Strootman-Dzeko. Oggi non so, non mi dispiacciono Nzonzi e Manolas come personalità, Kolarov è uno con cui non vorrei litigare, De Rossi resta l’anima di questa squadra e Dzeko è un cardine fondamentale: non sopporto chi ne parla male, non ci si rende conto di quanto pesi la sua presenza in campo anche quando non la mette dentro. È un vero leader“. Ma c’è un D’Artagnan?Volendolo vedere come il ragazzino talentuoso del romanzo, dico Kluivert. Ha la sfacciataggine giusta per giocare come se stesse nel campetto sotto casa e la guasconeria per provare il numero che non ti aspetti. E poi rappresenta quel gruppo di giovani che in futuro possono fare la differenza, come Coric, Under, Pellegrini e speriamo anche Karsdorp”.

Non solo giocatori, la passione di Favino arriva anche ai dirigenti: “E comunque la Roma ha perso un altro grande moschettiere: Walter Sabatini, che io amo alla follia perché ha una visione romantica del calcio, come del resto la tifoseria romanista. Monchi ne ha un’altra, che ha a che fare con il mondo della finanza come il calcio di oggi richiede. Sta cambiando tutto, se parliamo di Superlega vuol dire che si sta facendo una netta distinzione tra ricchi e poveri. E dispiace, perché il calcio più di ogni altra cosa ha sempre avuto la forza rara di unire sugli spalti il nobile e il poveraccio. Mi auguro resti uno sport, che per definizione mette tutti nelle stesse condizioni di partenza. Ecco, il nemico del calcio, il nostro Richelieu, è proprio questo, il sistema finanziario legato al mercato e ai diritti televisivi, il trading insomma”.

Sul campionato: “Se la Juve ha già vinto? Sì, ma per me è stato fatto un errore enorme alla seconda giornata, quando qualcuno della società (nientemeno che Totti, ndr) ha detto che i bianconeri giocavano un altro campionato. Io da tifoso mi sono sentito demotivato, figurati un calciatore di vent’anni. Secondo me la Roma arriva in Champions, anche piuttosto comodamente. Gli ottavi? Può succedere di tutto, ma non sembriamo in grado di imporre il nostro gioco come in passato”. Poi una battuta: “Nudo se la Roma vince la Champions? No…”.

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4 Commenti

  1. favino ti piace esser preso per il culo come fa il Presidente con i suoi beceri pallotta boys???? a me non piace…Giusto dire la veritá visto che era evidente sin dai primi giorni di mercato di agosto…

  2. La verità caro favino è che la demotivazione te la da il mercato. A prescindere dall’età.
    Perché quando tutti gli anni sistematicamente, e a prescindere dai risultati, vedi partire i migliori, che tu abbia 18 o 35 anni capisci che la Roma non ha obiettivi, che gioca tanto per partecipare e muovere soldi.
    E che l’unica cosa che può darti è un palcoscenico dove giocare per te stesso in attesa di lidi migliori.
    Quindi non metti la gamba, non passi la palla, te ne freghi del risultato.
    Un po’ come se a te il produttore ti facesse fare un film con tutti attorini giovani e vecchie star decadute.
    Ora non ti ha detto apertamente che non punti all’oscar. Però lo sapresti pure da solo, che miri solo a un piccolo risultatino di botteghino che fa tutti felici e contenti, il vecchietto prende un altro ingaggio prima che le luci del palco si spengano, il giovane magari viene visto da un produttore grande e te lo ritrovi in un film con più alte aspirazioni.
    E lo sport, come l’arte, e la vita in generale, è fatto di ambizioni.
    Se il contesto non ti permette di ambire, avvizzisci.

  3. Non concordo con Favino, l’unico in società che ha avuto il coraggio di dire la verità è stato Totti che, tra l’altro, visto l’esperienza che ha secondo me aveva già intuito tutto.
    Poi se a lui piace essere preso per il culo si accomodi pure, ma non giudichi chi non vuole sottostare a questa ipocrisia.
    Infine chiedo a Favino che ne pensa della politica societaria di questi ultimi anni nei quali si è sempre detto che la Roma avrebbe lottato per lo scudetto ed, invece, non è riuscita ad arrivare nemmeno ad una finale di Coppa Italia.

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