ESCLUSIVA ROMANEWS MOTTA – Dalla sua voce trapela felicità e nostalgia nel ricordare: “Roma per me è stata un’esperienza unica, un club che mi ha fatto sentire a casa, come una famiglia“. Marco Motta, terzino destro ora in forza alla squadra cipriota Omonia Nicosia, è stato nella capitale un anno e mezzo, tra il 2009-10, ma non può dimenticare l’entusiasmo di quei mesi. Un ottavo di finale contro l’Arsenal da protagonista, la cavalcata di Ranieri con lo scudetto sfiorato e perso contro la Sampdoria. La redazione di Romanews.eu lo ha contattato a pochi giorni da Roma-Udinese, match che vede coinvolte due squadre che lo hanno visto crescere e calcare i più importanti palcoscenici in Italia ed Europa.

Hai iniziato in Serie A, ti sei trasferito in Inghilterra, poi in Spagna e adesso arriva l’esperienza a Cipro con l’Omonia Nicosia. Che tipo di avventura stai vivendo?
“Una realtà nuova per me sinceramente. Onestamente se me lo avessero detto anni fa, non lo avrei mai detto che sarei venuto qui ma il calcio e la vita sono imprevedibili. Questa estate c’è stato un lungo corteggiamento con una proposta importante con un pluriennale e dopo esser stato qui aver visto l’isola, le strutture e tutto quanto ho deciso di intraprendere questo progetto che è ambizioso. E’ il club più importante sull’isola anche se arriva da un recente passato abbastanza burrascoso per cambi di proprietà e cose andate poco bene. Ora c’è una nuova proprietà con un cipriota-americano, un investitore che ha molte disponibilità e vuole fare le cose per bene e riportare l’Omonia a essere la squadra di Cipro”.

Quanto riesci a seguire la Serie A? Che idea ti sei fatto?
“Diciamo che quanto non è relativo alla distanza o dove sono, ma al fatto che ho due figli meravigliosi e a cui dedico la stragrande maggioranza del mio tempo libero. Però, riesco a seguire perché ho lasciato tanti amici in Italia e quando torno li vedo sempre molto volentieri. Vedo uno strapotere assoluto della Juventus che con Ronaldo si è rivelata pressoché imbattibile e poi una Roma che purtroppo ha avuto qualche difficoltà e dico purtroppo perché rimarrà sempre nel mio cuore. E poi una sorpresa, ma che ormai non lo è da due o tre anni, come l’Atalanta che sta facendo molto bene e dove ho un’altra parte di cuore visto che sono cresciuto calcisticamente lì”.

Esattamente un anno fa la Roma arrivava in semifinale di Champions League, oggi vive una stagione di difficoltà. Che idea ti sei fatto? Come si è arrivati a questo punto?
“Roma è una piazza importantissima, con un tifo straordinario e con tante pressioni. Per giocare a Roma e nella Roma devi saper reggere pressioni molto importanti, talvolta i giocatori riescono e altre volte no. Quest’anno si sono innescate una serie di difficoltà, dalle quali non sono riusciti ad uscire. Credo, però, che i valori della squadra sono indubbi, il fatto stesso che abbia cambiato allenatore significa che le cose così bene non stessero andando. Non è tutto compromesso: la Roma, a mio modo di vedere, può ancora andare in Champions. Certo, non sarà facile perché l’Atalanta vive sulle ali dell’entusiasmo, con un grande allenatore (Gasperini, ndr) che conosco molto bene e che sa fare giocare a calcio molto bene, non molla un centimetro. E’ una squadra che non ha nulla da perdere e inseguono un sogno. I nerazzurri possono mettere i bastoni tra le ruote a Milan, Roma e Lazio”.

Hai partecipato a due punti importanti della storia della Roma: gli ottavi con l’Arsenal ed hai sfiorato lo scudetto con Ranieri. Che ricordi hai?
“Vado in ordine cronologico: l’andata e ritorno di Champions con l’Arsenal e Spalletti in panchina, sono stati gli appuntamenti in cui mi sono espressi al meglio. Eravamo una grande squadra che fece due grandi partite, perdemmo 1-0 all’andata ma poi la ribaltammo al ritorno, nonostante le grandi difficoltà di formazione e più giocatori adattati come Riise e Diamoutene centrali. Partita incredibile ed un pubblico che ci spinse e mettemmo in difficoltà un’Arsenal con grandi calciatori. Un ricordo indelebile, uscimmo ai rigori con sfortuna, questo è il calcio. L’anno successivo non eravamo partiti al meglio con le dimissioni di Spalletti e arrivò Ranieri. Fu una cavalcata incredibile, fino a quella partita maledetta con la Sampdoria dove abbiamo fatto un primo tempo giocando un calcio davvero spettacolare. Nel secondo tempo perdiamo 2-1 e tutto divenne complicato. Ricordo la partita a Verona con il Chievo: primo tempo campione d’Italia, secondo tempo, invece, da secondo posto in classifica. Roma per me è stata un’esperienza unica, un club che mi ha fatto sentire a casa, come una famiglia, con grandi campioni, due grandi allenatori. Roma mi è rimasta nel cuore”.

Hai parlato di Gasperini e tu hai avuto anche Conte come allenatore: entrambi in lizza per andare sulla panchina della Roma il prossimo anno. Quanto sono diversi? Sono profili adatti alla Roma?
“A mio avviso sono due grandi allenatori. Sicuramente, è oggettivo, Conte ha vinto molto di più, allenando squadre diverse e con cui ha avuto possibilità e bravura di vincere cose importanti. A mio modo di vedere, però, Gasperini ha vinto ugualmente perché portare un’Atalanta per tre anni consecutivi in Europa è una grandissima vittoria. La sua vittoria più grande poi è lanciare ogni anno giocatori nuovi che poi vanno nelle ‘big’. Sono simili perché pretendono il 200% sempre, in ogni allenamento o partita e perché puntano molto sulla condizione fisica dei giocatori con un lavoro massacrante e io con loro mi sono trovato sempre meravigliosamente bene sotto questo punto di vista. Sono diversi, ma potrebbero fare bene a Roma. L’elemento molto positivo che hanno per fare bene nella capitale è senza dubbio la personalità”.

Ti aspettavi di più dall’Udinese? Quando tu l’hai lasciata era spesso in Europa, ora con lo stadio il progetto non riesce a decollare…
“Mi aspettavo qualcosa in più perché conosco il presidente Pozzo e l’ho avuto tanti anni prima a Udine e poi a Watford. Sicuramente l’Udinese da cui sono uscito io per venire a Roma era una squadra diversa: il mio primo anno giocammo la Champions, il secondo l’Europa League. Stare in Europa era diventata una piacevole abitudine. Vederla adesso lottare per la salvezza vuol dire che qualcosa non ha funzionato, ogni anno dover e voler vendere i giocatori importanti ti fa perdere qualcosa. Da quando è arrivato Tudor stanno avendo risultati positivi e la Roma dovrà stare in guardia”.

Chi vince sabato?
“La Roma”.

Alessandro Tagliaboschi

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