NOTIZIE AS ROMA – «Moggi? E’ un furbo. Chi dice di aver vinto per prescrizione non ha il mio apprezzamento. E’ un’altra partita truccata», così Antonio Di Pietro ha commentato in esclusiva a Rete Sport la sentenza dell’ultimo grado di giudizio su Calciopoli. L’ex pm e tifoso juventino, ha stigmatizzato il comportamento di Moggi ed evidenziato come «gli arbitri Dattilo e Bertini hanno avuto più dignità, rinunciando alla prescrizione, andando fino in fondo per provare la loro innocenza. Se uno ha l’anima pulita e non ha davvero nulla da nascondere agisce così».

La riflessione di Di Pietro, però, ha spaziato anche sul sistema della giustizia sportiva, che ha molte lacune e «chiude spesso gli occhi»: «Perché nessuno mi ha mai chiamato in quel settore? Mi intrigherebbe come ambito – ha detto l’ex pm – ma nessuno ha mai voluto sfruttare la mia professionalità in merito, probabilmente perché sanno che non sarei controllabile…».

Tuttavia il problema, relativamente a Calciopoli, non è tanto Moggi, e su questo Di Pietro ha dichiarato di voler «attendere le motivazioni della sentenza, perché il giudice ha l’obbligo di assolvere in presenza della prova d’innocenza, altrimenti non dichiara la prescrizione», ma l’uso della prescrizione (è attualmente in discussione un disegno legge per l’allungamento dei tempi, ndr): «Il risultato di questa sentenza è amaro, io non sono contrario alla prescrizione, ma quando inizia un processo vorrei arrivare a conoscere una sentenza “di merito” e non “di impossibilità”, perché un reato prescritto non è un reato non commesso, ma semplicemente un reato che per tempi troppo lunghi non è stato possibile giudicare. La prescrizione è una sorta di “coitus interruptus” del diritto, io vorrei sapere se una persona ha rubato o non ha rubato, non mi sta bene che non possiamo più saperlo. Certamente, dall’altro lato, bisogna garantire che la macchina della giustizia si muova ed operi entro tempi decenti. Attualmente i termini di questo strano istituto, che c’è solo da noi, sono brevissimi. E’ un istituto che consente a moltissimi di farla franca».

Si parla tanto di 1992 in questo periodo, anche per via della serie tv su “Mani pulite” in onda su Sky, e Di Pietro ha trovato alcune analogie tra i due scandali, Tangentopoli e Calciopoli, lontani nel tempo e negli ambiti ma evidentemente più vicini di quanto non si immagini: «Ovviamente laddove il calcio non è più uno sport, ma è business, e prevale al suo interno il lato affaristico, si corrono forti rischi. Mi piacerebbe in questo senso che fosse rivisto il ruolo delle società sportive, perché il calcio sia il gioco che appassiona tutti. Non si può arrivare al punto in cui serve l’intervento del magistrato. Ultimamente non mi ritrovo in un calcio in cui ogni giorno si viene venduti come carne da macello».

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