Stadio della Roma, quanta pazienza: immobilismo ingiustificato

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IL ROMANISTA (A. DE ANGELIS) – Sei anni di pazienza, lavoro, testardaggine, comprensione. Sei anni cocciuti, a testa a bassa, con la massima disponibilità. Sei anni che rischiano di essere vanificati. E non per un’inchiesta della procura (i Pm Paolo Ielo e Barbara Zuin non perdono occasione per ricordare come l’operazione Rinascimento non riguardi in alcun modo lo stadio della Roma), ma per l’immobilismo delle istituzioni. La Regione attende che il Comune completi la sua parte e approvi il Verbale di Determina della Conferenza dei Servizi, con Variante al Piano Regolatore Generale annessa. Il Governo non parla, ma fa filtrare come a ogni livello ci sia la più completa disponibilità a superare ogni ostacolo.

Il Comune invece ha atteso che si sbloccasse la situazione di Eurnova, con la nomina di Naccarato come nuovo amministratore delegato, vecchia ormai di quasi due mesi. Ha poi annunciato una due diligence, una verifica interna, la cui parte più corposa affidata al Politecnico di Torino. E negli ultimi giorni ha fatto l’ennesimo passo indietro, smentendo se stesso, e sconfessando l’incarico all’istituto piemontese. Per questo nelle ultime ore è stato costretto ad intervenire l’Assessore allo Sport di Roma Capitale, Daniele Frongia, che dello stadio è stato uno dei maggiori sostenitori.

E da ambienti vicini proprio all’assessorato evocato da Frongia, quello relativo alla mobilità e ai trasporti, sembrerebbe che questo tempo sia stato anche stimato per approssimazione. Un’approssimazione che poco piace alla Roma. Sei mesi pieni di ritardo quindi, da giugno a dicembre. Sei mesi frutto di una cautela che non trova ragione nei fatti di cronaca, né negli incartamenti della procura, e che sembra più il tentativo di coprire la difficoltà (istituzionale ed operativa, prima ancora che funzionale) ad identificare una strada che permetta, con il placet di tutti, di superare l’impasse attuale.

Per questo la pazienza della società giallorossa sembra messa fortemente alla prova, l’ennesima prova, senza garanzia alcuna di riuscita. E proprio quando i vertici societari, in primis il presidente Pallotta, appaiono gli unici realmente intenzionati a rilevare le quote di Parnasi nel progetto, assumendosi quindi da soli l’intero rischio di impresa. Un’impresa che, lo ricordiamo, donerebbe alla città un considerevole aumento di PIL, circa 4000 nuovi posti di lavoro, ettari di verde pubblico, infrastrutture varie. E a noi il nostro stadio.

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3 Commenti

  1. Parafrasando Gabriel García Márquez, questa sembra ormai la CRONACA DI UNA MORTE ANNUNCIATA. Mi sembra chiaro ormai che tutta la politica trasversalmente stia facendo melina, perchè nessuno vuole prendere decisioni che andrebbero a far perdere voti. Si farà all’italiana, prenderanno tempo di continuo finchè i proponenti si stancheranno e se ne andranno.
    Se solo lo avessero fatto costruire al vero padrone di Roma, quello che fa i quartieri col copia/incolla, su terreni a lui congeniali, a quest’ora già avevamo il nostro stadio e magari un paio di scudetti.

    • E’ una vergogna! Sei anni per permettere di trasformare in una zona verde attrezzata un posto che sembra invece destinato a diventare presto un campo nomadi! Per demolire l’Olimpico di marmo travertino, e tirar su un autentico ecomostro, che mortifica il Foro Italico e la Corona verde di Monte Mario, ci hanno esso solo pochi mesi!.

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