Ranieri: “Dobbiamo essere pratici e dare emozioni ai tifosi. La mia carriera non è ancora finita” (FOTO, AUDIO e VIDEO)

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INTER ROMA RANIERI – L’allenatore giallorosso Claudio Ranieri interviene in conferenza stampa alle ore 10.30 in vista di Inter-Roma, match valido per la 33esima giornata di Serie A. Il tecnico capitolino introduce la sfida contro i nerazzurri rispondendo alle domande dei giornalisti presso la sala conferenze di Trigoria.

DA TRIGORIA
Alessandro Tagliaboschi

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LA CONFERENZA STAMPA

Paesano, Roma Radio: l’Inter era la vostra avversaria nella cavalcata del 2010. Che effetto le fa tornare a San Siro?
“Già mi fa effetto essere l’allenatore della Roma, poi se è San Siro o un altro stadio non mi cambia nulla. Essere tifoso ed allenare la tua squadra è qualcosa che ti rende orgoglioso oltre ogni limite e andare a giocare una partita contro l’Inter che sta lottando per entrare in Champions League, ma in pratica ci sta molto vicino, per noi è una bella sfida”.

Paonessa, Roma Tv: può essere la partita decisiva per capire la crescita della squadra?
“Credo che se ci fosse una battuta d’arresto non cambierebbe il nostro umore, se ci fosse invece un risultato positivo questo potrebbe darci una spinta notevole. Far bene significherebbe molto, perdere non ci cambierebbe molto la nostra determinazione nel voler arrivare fino alla fine lottando su ogni pallone”.

Mangiante, Sky Sport: in questo momento, a due giorni dal match, il dinamismo e cambio di passo di Pellegrini accanto a Cristante dà più garanzie?
“Sapete che decido la sera prima della partita, ho visto tutti i ragazzi bene, volitivi, vogliosi. Per cui, tutte le mie considerazioni saranno messe a conto proprio venerdì sera. Però, insomma, condivido la sua esternazione, Lorenzo ha un passo più rapido e più veloce di Steven. Steven è un punto di riferimento dove la palla la fa giocare ad uno e due tocchi, per cui è un giocatore importante per ogni squadra”.

Sia lei che Spalletti avete fatto il doppio passaggio tra Roma e Inter. Una differenza tra le piazze? Come valuta il lavoro di Spalletti?
“Non valuto mai il lavoro degli altri allenatori, li stimo tutti perché facciamo un lavoro bellissimo ma difficilissimo, per cui non valuto mai. Perché poi i fattori di successo e insuccesso sono veramente, alcune volte, figli di piccoli particolari. Le differenze? Ogni città e ogni piazza ha le sue differenze e poi dipende anche dal momento storico nel quale tu vai a lavorare in una piazza. Sicuramente Spalletti conosce benissimo Roma e sta conoscendo adesso Milano. Io ho avuto poco tempo per conoscere Milano perchè sono arrivato in corsa, sono andato via in corsa. Ho avuto pochi mesi e anche la sfortuna di perdere due giocatori: uno importantissimo come Thiago Motta ed un giovane di bellissime speranze come Coutinho. Per cui fino a quando ci sono stati Motta e Coutinho, l’Inter si era ripresa, quando Motta è voluto andare al PSG la squadra non ha avuto più quel punto di riferimento centrale e ci siamo spenti”.

Biafora, Il Tempo: sabato sera rivedremo Dzeko e Schick insieme?
“Io non è che ho cambiato idea, ho fatto come vi dico sempre, il farmacista: io sapevo che problematiche avevo in squadra, sapevo che Daniele non poteva tenere tutta la partita, allora nella mia mente ho detto: se parto con Lorenzo poi dopo quando lo devo mettere al posto di Daniele magari è stanco anche lui. Per questo sono partito con le due punte. Per cui venerdì sera farò tutte le considerazioni sapendo che andremo a giocare contro una squadra che sta in salute, che pressa, che corre e che lotta. Per cui dovrò mettere i miei giocatori pensando a tutti i 90 minuti”.

Pastore, Il Romanista: Zaniolo potremmo vederlo più accentrato?
“Credo che adesso Nicolò non stia nel suo momento migliore. Naturalmente credo, è una mia considerazione, che in questo mio mese e mezzo, il suo miglior ruolo è da mezzala a tutto campo, non è neanche dietro la punta. Per cui dietro la punta o sull’esterno per me è un po’ la stessa cosa. Il suo ruolo? Io credo che la sua conformazione proprio fisica e mentale, sia mezzala a tutto campo. In questo momento, è un ragazzo di 18-19 anni, poi esploderà e ci farà vedere altre cose. Però in questo momento il ragazzo è più una mezzala che un’ala o un trequartista”.Pizzoferrato, Agenzia Area: ha allenato le più grandi piazze d’Europa, ha compiuto una delle più grandi imprese del secolo. E’ difficile essere profeti in patria?
“Mi trovo bene qui a Roma, poi mi brillano gli occhi per due squadre, io sono sincero: per la Roma e per il Cagliari. Per il Cagliari perché ho iniziato la mia carriera da dilettante, io ho scalato tutte le categorie. Per cui Cagliari mi ha dato la possibilità dalla Serie C di arrivare in Serie A e da lì il trampolino di lancio. Per cui ho tutte le mie ex nella mia mente, ma due squadre nel cuore e queste sono Roma e Cagliari. Per cui non mi sento profeta, ma un professionista che alcune volte ha avuto delle possibilità di poter lavorare come sa lavorare ed in alcune occasioni sono arrivato in momenti storici non positivi. Ma questo non solo a Roma, sto parlando in generale. Forse questo è il mio karma, perchè dove sono andato, sono andato sempre in momenti particolari. Io sono super soddisfatto della mia carriera che ancora non è finita: per cui chissà cosa mi aspetterà domani”.

D’Ubaldo, Corriere dello Sport: le due vittorie hanno restituito convinzione ed autostima? Sei riuscito ad entrare in sintonia con la squadra?
“Certamente, questo mese e mezzo ci ha portato ad una conoscenza migliore. Loro sanno come ragiono, per loro è più facile: devono capire una persona: me. Io ci metto un pochettino di più perchè sono tanti. Fortunatamente riesco a capirli. E’ logico che le due partite ci hanno dato un’autostima importante: non prendere gol, soffrire per vincerle, questo ha dato ancora di più convinzione. Per questo ho detto che sì, la partita di San Siro sarà importantissima in fatto di vittoria, in fatto di sconfitta non ci cambierebbe granché perché sappiamo che noi fino in fondo dobbiamo sudare, lottare e far vedere ai nostri tifosi che vogliamo arrivare fino in fondo a testa alta”.

De Angelis, Rete Sport: Conte ha detto che andrà in una squadra con progetto convincente? La Roma può garantirlo? A Conte, a lei o a chi verrà il prossimo anno?
“Ecco, questo fatto mi è piaciuto molto, meno male che mi avete messo in mezzo. Questo non sta a me, io so quello che devo fare io: cercare di portare la mia squadra il più in alto possibile. Poi non sono io che stabilisco i programmi futuri. Noi allenatori siamo sempre gli ultimi a sapere tutto. Per cui io penso a fare il mio per quest’anno, poi dipende appunto da quello che vorrà fare il presidente e da quello che succederà a fine campionato. Perchè lo sapete da sempre che è una cosa arrivare in Champions League e un’altra non arrivarci”.

Trinca, Tele Radio Stereo: Under può partire titolare, o sceglierà Kluivert?
“Diciamo che sto vedendo tutti bene. Le mie considerazioni della sera prima della partita è proprio su quanto li vedo bene e quanti possono arrivare ai 90 minuti sicuri: le mie difficoltà sono queste, cercare di capire quanti giocatori arrivano ai 90 minuti e quanti giocatori non ce l’hanno. E allora non posso mettere in campo, per esempio, 4 giocatori che non hanno 90 minuti, perché dopo io posso fare solo tre cambi. Chiaro come risposta? Ho detto tutto e non ho detto niente come al solito (ride, ndr). Ma è la verità ragazzi miei: che mi devo inventare?”

Carboni, Centro Suono Sport: la Roma dovrà essere sempre giudiziosa nell’impostazione dell’azione?
“Noi dobbiamo essere sempre giudiziosi, a me piace una squadra che gioca all’attacco, mi piace dare emozioni al tifoso. Ditemi quante squadre iniziano da dietro e arrivano a far gol: quante volte succede? Tutto qua. Io sono un allenatore pratico, vedo cosa ho, cosa possono fare al meglio i miei giocatori e non li voglio portare a rischiare. Tutto qua: è una cosa molto semplice. Per cui in questo momento noi dobbiamo essere pratici, dobbiamo cercare di dare emozioni ai nostri tifosi. E come possiamo dare emozioni ai nostri tifosi? Lottando su ogni palla, mettendoci il cuore su ogni intervento, e cercare di far capire ai nostri tifosi che noi vogliamo vincere. E’ molto semplice la cosa, è più difficile farlo sul campo e allora io devo cercare gli strumenti idonei per far sì che questo accada in campo”.

FINE

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