Giannini: “Dzeko è il Van Basten della Roma”

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SENTI CHI PARLA ALLE RADIO – La rubrica di Romanews.eu “Senti chi parla… alle radio” è lo spazio quotidiano in cui potete leggere i commenti sul mondo Roma di speaker e opinionisti protagonisti dell’etere romano raccolti dalla nostra Redazione.

Giuseppe Giannini a Centro Suono Sport: “Non mi aspettavo di più dello 0-0 dalla Roma, dopo una partita come quella di martedì era normale non essere al 100%. Ho visto bene Strootman e un De Rossi un po’ appannato. Florenzi lo vedo molto bene, quando poi ha la possibilità di attaccare lo spazio sulla fascia può diventare una vera e propria arma in più. Vi assicuro che dopo una prestazione come quella di martedì hai bisogno di tempo per smaltire quella fatica fisica e mentale. El Shaarawy ieri è stato determinante, ha la capacità di ripiegare e le gambe lo assistono. Nainggolan non mi è dispiaciuto in quella posizione, si sta sacrificando tanto per la squadra e si vede. Peres per me non è male, chiaro che deve migliorare e disciplinarsi, ma ci punterei, visto che in giro non ci sono tanti terzini. Alla lunga Dzeko si sta rivelando un leader, crea sempre soluzioni in campo e non perde la palla. E’ il Van Basten della Roma”.

Stefano Antonelli a RMC Sport: “Questa non è la Roma di Monchi a livello di organico. Non c’è la sua impronta ma nello stesso tempo c’è tanto del direttore sportivo nella gestione del quotidiano. Credo sia il primo direttore straniero esecutivo in Italia. E’ arrivato in Italia senza portarsi dietro alcuno dalla Spagna, a Roma ha cercato soprattutto di capire la realtà della squadra e della città. Il vero Monchi lo vedremo l’anno prossimo”.

Ciccio Graziani a Centro Suono Sport: “Le parole di Buffon? Mi auguro che torni sui propri passi, io ho fatto il giocatore e so cosa significa arrabbiarsi durante i 90 minuti, ma un’ora dopo, quando l’adrenalina è scesa, non puoi rilasciare quelle dichiarazioni; detto questo il rigore c’era. Roma Liverpool purtroppo non sarò presente, e mi dispiace molto perché potete capire cosa significa per me; mi ricordo che quando mi trovavo sul dischetto ciò che mi infastidiva di più non erano i balletti di Grobbelaar, ma i flash dei fotografi. Quando ci sono stati i sorteggi sono stato felice, anche perché Bayern Monaco e Real Madrid sono più forti; in cuor nostro una vittoria contro il Liverpool sappiamo che è possibile. Ieri non c’è stato nessun calo, solo grande rammarico perché quei due pali gridano ancora vendetta. Bisogna dire che la Lazio ha disputato una buona partita, la Roma poteva approfittare della superiorità numerica e di qualche occasione in più”.

Avvocato Luigi Esposito a Centro Suono Sport: “Non mi è piaciuto l’approccio della squadra alla partita, invece di attaccare alti fin da subito la Roma ha fatto un po’ il contrario, quasi a volersi accontentare del pareggio lasciando l’iniziativa alla Lazio. Dzeko o Immobile? Dzeko è più dotato tecnicamente, oltre ad essere un attaccante è anche un regista offensivo, Immobile ha meno capacità tecnica, e compensa questa mancanza con il senso del gol. Nelle prime partite di Under mi sono rimaste impresse alcune delle sue caratteristiche come la capacità di tirare in porta; in questo momento vedo Under più utile rispetto a Schick”.

Daniele Garbo a Centro Suono Sport: “Il derby ha dimostrato che nel calcio nulla è impossibile, credevo sinceramente che la Roma potesse affondare la Lazio, grazie anche ai due giorni di riposo in più. Di Francesco non ha sbagliato nulla, la Roma veniva da una settimana difficilissima, lo stesso tecnico ha spiegato che in Europa la Roma va meglio perché le avversarie giocano più larghe. Dzeko o Immobile? Sono due giocatori diversi, per l’impostazione tattica della Roma, Dzeko è l’ideale. Dzeko e Under possono creare una gran coppia, paradossalmente il turco può essere l’ideale sostituto di Salah; penso che a Liverpool giocherà quasi sicuramente. El Shaarawy ha avuto un ottimo impatto, ma credo che debba giocare con continuità”.

Michele Giammarioli a Centro Suono Sport: “Partita più intensa che bella, avevo il timore che la Roma mollasse un po’, visto il passaggio del turno, cosa che non è successa. La corsa per la Champions del prossimo anno resta aperta. Dzeko ha uno spessore internazionale, Immobile è un grande giocatore e merita la classifica marcatori e la Scarpa d’oro. Under sta stupendo tantissimo, ricordiamoci che il terzo gol contro il Barcellona arriva su un suo cross. El Shaarawy a me piace tanto, sono sicuro che sarà fondamentale in questo finale di stagione”.

Fabio Petruzzi a Centro Suono Sport: “Ho visto una bella partita tra due squadre che stanno bene, il risultato ci sta. Era ovvio che la Lazio sarebbe partita forte, la Roma ha amministrato la partita e piano piano è venuta fuori. Dzeko o Immobile? Sono due attaccanti diversi, se mi chiedi chi è il grande calciatore dico Dzeko, se vuoi il giocatore che segna tanto è Immobile. Dzeko e Under sono una gran coppia, anche se mi piacerebbe vedere anche Schick. A me Juan Jesus non dispiace, anche ieri non ha fatto una brutta gara, alla Roma mancano difensori centrali”.

Checco Oddo Casano a Centro Suono Sport: “Nel primo quarto d’ora la Roma era ancora con la testa a martedì, poi è entrata nel vivo del match e ai punti avrebbe meritato la vittoria. Solo gli ultimi 5 legni colpiti con Fiorentina e Lazio definiscono una classifica che poteva essere ben diversa. La testata finale di Dzeko poteva ammazzare la Lazio è un gran peccato, però paradossalmente lo 0-0 è un risultato che riporta tutti con i piedi per terra, la squadra e l’intero ambiente: inizia il mese della vita, per provare a cambiare la storia di questo club, la squadra è stata giustamente salutata e caricata dalla Sud che ha sfoderato una coreografia di una classe e di una finezza unica. Tra Under e Schick in questo momento il turco è nettamente più importante e decisivo”.

Max Leggeri a Centro Suono Sport: “Dopo una settimana splendida, che c’ha regalato delle gioie inaspettate, il risultato di ieri si può accettare con discreta serenità. Il ritmo della Roma è stato quasi al limite della sgambatura infrasettimanale, ma sinceramente non riesco ad arrabbiarmi. Comprendo che umanamente sia stato difficile ricaricare al 100% le batterie a livello mentale dopo il miracolo col Barça, bravo Di Francesco a motivare il gruppo, perché il rischio ieri sera era molto alto. Quando la Roma ha messo la palla per terra, ha ridicolizzato una squadra di gran lunga inferiore. Dzeko? Un calciatore pazzesco, che grazie a Dio a gennaio non ha lasciato la capitale. Uno dei più forti centravanti al mondo, senza di lui la Roma non sarebbe mai arrivata in semifinale di Champions”.

Mattia Emili a Centro Suono Sport: “Under può essere un giocatore devastante in questa fase di stagione: ha caratteristiche che nessun giocatore in forza alla Roma è in grado di esprimere. Ieri ha fatto tre o quattro tagli verso la porta avversaria davvero notevoli. Dzeko o Immobile? Hanno qualità diverse, onestamente è difficile dire chi sia migliore: bisogna vedere in quali contesti vengono inseriti”.

Luigi Ferrajolo a Radio Radio“Roma e Lazio hanno giocato un derby brutto, con poca qualità, anche se la gara ha tenuto tutti sul chi va là. Le due squadre hanno pagato lo stress delle coppe, chi per un motivo e chi per l’altro. Penso che il pareggio sia giusto. La Lazio non ha consentito alla Roma di giocare come voleva. La squadra di Di Francesco ha confermato la sua doppia identità: le grandi partite le fa in Europa, in Italia molto meno. Ho visto derby migliori, si sono viste due squadre stanche che hanno sbagliato tanti passaggi. Il modulo che Di Francesco ha tirato fuori col Barcellona va tenuto presente e mantenuto, se possibile. La difesa è più sicura, alleggerendo il lavoro difensivo di Florenzi e Kolarov. Con Nainggolan e una seconda punta poi si aiuta Dzeko, che ha fatto tutta la stagione da solo lì davanti. Poi dipende sempre dalle partite e dagli avversari. Ieri Schick ha fatto pochissimo, molto meglio il turco, che farei giocare mercoledì col Genoa”.

Alessandro Vocalelli a Radio Radio“È stato un derby intenso, emozionante e combattuto, con la capacità di tenere il fiato sospeso. Credo che la Lazio abbia avuto un po’ più di superiorità territoriale, ma la Roma ha avuto le occasioni più clamorose. Il pareggio mi sembra giusto. Nainggolan sta cominciando a tornare quello di prima, e questo è importante in vista della Champions League. Corsa Champions? La Roma ha ottime possibilità, l’altro posto se lo giocheranno Lazio e Inter nello scontro diretto”.

Mario Corsi a Centro Suono Sport: La Lazio è una piccola squadra che quest’anno ha fatto un exploit perché non ci sono le milanesi, mi sembra evidente. Il derby di ieri mi è sembrato un derby anni 70-80: ci hanno menato come a dire ‘Non vi facciamo arrivare alla sfida col Liverpool sani’. D’altronde hanno giocato contro una delle prime quattro squadre più forti d’Europa, e quindi del mondo. Sarebbe stato bello se gli avesse segnato Bruno Peres, sai che goduria? Benissimo anche Dzeko, certo, bisognerebbe servirlo un po’ di più. Vorrei fare una critica a Di Francesco…non doveva far giocare tutti questi titolari contro una squadretta come la lazio. Poi per giocare contro Marusic, ma chi è ‘sto Marusic, da dove viene? Ricordo che noi siamo tra le prime quattro squadre più forti d’Europa, e quindi del mondo. Mi è piaciuto molto Florenzi, lui deve fare l’esterno alto, basta con questa storia del terzino; Under appena è entrato ha dimostrato cosa vuol dire fare l’ala, va sul fondo e crossa di destro e di sinistro, poi ha un tiro da fermo spaventoso. Vorrei proporre una nuova legge per i derby. I derby – per le prime quattro squadre più forti d’Europa, e quindi del mondo – non vanno disputati, va assegnato il 3-0 a tavolino, non possiamo rischiare di farci male contro una squadretta come la lazio

Alessandro Austini a Tele Radio Stereo“Con Genoa e Spal non saranno tre punti facili. La partita diventa delicata se non si sblocca. Mi aspettavo un derby così, ho visto i giocatori della Lazio un po’ più stanchi e sapevo che la Roma non avrebbe giocato come contro il Barcellona. La Roma ha pensato al Liverpool, è un percorso di crescita. Non potevamo pensare che la Roma non lo facesse. Alla Roma stava bene il pareggio fino all’espulsione di Radu. Mi è sembrato che la Lazio avesse più voglia di vincere. Quello di Bruno Peres non è un errore clamoroso: doveva sicuramente segnare ma non gli si può chiedere di più. Tra la Roma del campionato e quella della Champions cambia il modo di giocare degli avversari. All’estero si lavora su altri principi, non c’è tutta questa tattica. Dzeko è entrato in partita negli ultimi tre minuti. Nainggolan è calato nel secondo tempo”.

Riccardo Cotumaccio a Tele Radio Stereo“Mi aspettavo una Roma più affamata, una partita più cattiva perché le due squadre sono a pari punti. Il bicchiere è mezzo vuoto secondo me. Nainggolan rispetto ai suoi standard spesso fa notare dei cali importanti. In intensità con Di Francesco cala nel finale mentre con Spalletti era più incisivo sotto porta”.

Ubaldo Righetti a Tele Radio Stereo“Le difficoltà arrivano dalla strategia di Inzaghi che ha bloccato Fazio in fase di impostazione. Bisogna trovare una soluzione per certe situazioni, la Roma va in difficoltà con le squadre che si chiudono. Nelle prossime gare Under sarà fondamentale perché crea superiorità numerica”.

Riccardo “Galopeira” Angelini a Tele Radio Stereo“La Lazio ha due giocatori, la Roma avrebbe dovuto vincere anche per quanto visto con il Barcellona. Derby bruttino, se Bruno Peres avesse segnato sarebbe stato meglio. Mercoledì arriva il Genoa che non ha più nulla da chiedere al campionato. Spero qualcuno si ricordi del comportamento di Lapadula all’andata”.

Franco Melli a Radio Radio Mattino: “La Lazio ha messo in difficoltà la Roma per lunghi tratti della gara, non mi ha convinto la spiegazione della gara di Di Francesco”.

Furio Focolari a Radio Radio Mattino“Non mi piace il modulo della Roma, andava bene con il Barcellona ma non con la Lazio. I biancocelesti hanno fatto la partita. Su Felipe Anderson per me è mobbing. La Roma ha avuto le occasioni migliori”.

Stefano Agresti a Radio Radio Mattino“Con questo modulo Manolas è fondamentale. Fazio ha contrastato Milinkovic su tutte le palle alte”.

Roberto Pruzzo a Radio Radio Mattino“Non so se è stato un derby deludente. Credo che sia stata una discreta partita, ma niente di eccezionale. La Roma in campionato è un’altra squadra rispetto a quella vista in Europa. E’ paradossale perché in Champions sono molto più forti gli avversari. Dzeko e Schick hanno fatto poco, da loro mi aspettavo di più. Così come dagli attaccanti della Lazio. Clamoroso il gol sbagliato da Peres. La Roma quando deve fare la partita è quasi sempre colpevolmente assente”.

Mario Mattioli a Radio Radio Mattino“Una volta alla fine dei derby, almeno sul campo, nessuno si abbracciava tra avversari. C’era un po’ più di partecipazione. Ieri ho visto tutti salutarsi con tanti abbracci. Mah… E’ stato un derby combattuto. La Lazio si è presentata meglio di quanto ha fatto il Barcellona qui all’Olimpico, in maniera molto più aggressiva. Nella Roma ho visto bene Dzeko, Fazio e Strootman leggermente meglio degli altri”.

Nando Orsi a Radio Radio Mattino“A parte le coreografie, quella della Lazio stupenda, mai vista una così, è stato un derby equilibrato. Lo 0-0 sta bene a tutti e due in chiave Champions. Ho visto una Lazio viva, nonostante la batosta in Austria. Cinque partite importanti da zero a zero, mi viene una rabbia e la voglia di spengere la tv. Nel derby ho visto una prestazione da 6 collettiva, nessuno ha fatto meglio di altri. A me Dzeko non è dispiaciuto, alla fine stava per lasciare il segno. Schick ha fatto poco”.

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35 Commenti

  1. Siccome ieri la curva nord l’ha tirata in ballo, occorre precisare anche:

    La vera storia della Lazio.

    La Lazio ha origini molto antiche. Le prime tracce riportano un Volsci – Roma giocata a Corioli e terminata 0 a 5 con quintupletta di Gneo Marcio (da allora ribattezzato Coriolano). La batosta fu tale che per venticinque secoli nessuno sentì più parlare della società, probabilmente fallita già dopo il 396 a.C. con la bancarotta di Publio Cragnotto Rosicone e della sua società di pelati con sede a Veio.

    Nel 1900 (d.C.) oscuri discendenti dei pastori Volsci decidono di riesumare la squadra, ma le idee erano piuttosto confuse: l’ambizione è quella di portare il calcio a Roma, ma nei fatti la società viene fondata in un prato fuori città, probabilmente per la familiarità con i pascoli curati dai suoi sostenitori. Quando i soci fondatori se ne accorgono decidono di creare propedeuticamente una Società Podistica che aveva come obiettivo quello di raggiungere l’Urbe.
    Per percorrere quattro chilometri ci impiegano un anno intero (rammentiamo che allora non c’era il traffico sul GRA e nemmeno le buche), il che dà già la misura della pugnacia dei loro affiliati: è il 1901. Gunti nella Città Eterna scoprono, con sommo disdoro, che nella Città Eterna esiste già una società che si chiama Foot Ball Club di Roma (noto anche come Roman) e altre società quali Ginnastica Roma, Audax Roma e CS Audace Roma. I nostri ci rimasero male ma uno dei soci ebbe un colpo di genio: chiamare la nuova società col nome della Regione per arruffianarsi i tifosi delle rimanenti provincie pur continuando a credere di essere la squadra della città.

    E qui insorse il primo, all’apparenza insormontabile problema della neonata società: quello della sigla da anteporre al nome (i glottologi devono ancora capire se il nome si pronunci Ladsie, Lazzie o Lanzie, probabilmente il termine varia a seconda della provincia del Lazio).
    Il primo nome proposto, cioè quello vero ossia SP Lazio, viene scartato con fierezza. Se pensate che il motivo sia perché il club doveva praticare il calcio e quindi i suoi non acuti sostenitori avrebbero fatto molta confusione state prendendo un abbaglio. I Padri Costituenti della Lazio infatti si accorsero solo dopo che la strada che avevano percorso per raggiungere Roma non era una Provinciale, bensì una Statale.
    E qui occorre fare un inciso. Il nome SS Lazio fu una trovata geniale che si adattò nel corso del tempo alle vicende della società, che così evitò l’onere di dover mutare nome.
    In un primo tempo infatti la Strada Statale Lazio si trasformò in Società Sportiva Lazio, in modo da poter continuare a praticare diversi sport all’interno dello stesso ente (tipo, lancio della caciotta, gara di rutti…).
    Durante la Guerra poi cambiarono nome, adattandolo in Shutz Staffel Lazio, per ingraziarsi l’invasore con l’ardito piano di diventare l’unico club di Roma. Piano fallito dato che in concomitanza del cambio di ragione sociale la Roma vinse lo scudetto. Da allora, i tifosi più incalliti della Lazio ancora si riconoscono nei valori esportati dalle aquile tedesche e ne danno ampia prova ogni domenica.
    Nel dopoguerra, grazie alle memorabili imprese dei suoi calciatori, la squadra prese il nome di Società SerieB Lazio.
    La denominazione attuale del club è Società Scommesse Lazio, dato che il direttivo, resosi conto che il calcio ormai non era più praticato, ha adattato la ragione sociale alle attività preminenti dei suoi tesserati, tra cui figurano il falso in bilancio, l’apologia di reato e la frode sportiva. L’unica manifestazione ormai connessa al calcio è la vendita delle partite se serve per far perdere la Roma.

    Come che sia, il progetto viene approvato e come simbolo viene scelto un gufo a testimonianza dello spirito sportivo che animerà il futuro “ente morale”. Il gufo venne poi scambiato per un’aquila dal tipografo incaricato di stampare gli stemmi.
    Insorge immediatamente una nuova difficoltà: i colori sociali. Alla fine si opta per il bianco ed il celeste che ricordano le vette innevate dei prati degli Appennini di Rieti. Una seconda versione parla dei colori della bandiera greca (che però è bianca e blu).
    Il legame originario tra pastorizia nomade e società diventa quasi un’ossessione, ripresa anche da uno dei loro inno che inizia con “Lazio sul prato verde vola”. Quando in seguito la società cercherà di darsi un volto nobile cambierà anche l’inno, ma la mancanza di inventiva che da sempre contraddistingue il laziale li spinge a riciclare quello del Chelsea adattandolo alla loro squadra.
    A tal proposito va osservato che dal ritornello originale

    Blue is the colour, football is the game
    We’re all together, and winning is our aim

    venne tolta la frase “winning is our aim” per evidenti incompatibilità strutturali. Anche in questo caso la cronica mancanza di fantasia li spinse a riutilizzare frasi dell’inno di un’altra squadra inglese con “uil nèber uòc alòn”.

    Ricapitolando, quella che nelle intenzioni dei fondatori doveva essere la prima squadra di Roma è stata fondata fuori città, ha il nome della regione, i colori della Grecia e l’inno del Chelsea, anche se sembra che bblu iz d golor, futtebol iz d gheim sia un antico proverbio di Latina, traducibile più o meno con “dove c’è goloso, frutta e pollo il denaro” (ndu zè goloz, frutt e pol i sghei, massima senza senso dalla chiara origine Veneta poi declinata in romanesco dagli immigrati arrivati nell’Agro Pontino durante il fascismo).
    Il laziale può comunque consolarsi: se non è riuscito a “portare il calcio a Roma” è però riuscito a portarci il tennis, in seguito ad un famoso Lens Lazio che finì 6 a 0. Son soddisfazioni.

    È financo inutile precisare che un quarto di secolo dopo l’unico trofeo portato a Roma dalla Lazio era quello delle Tre Caciotte vinto nel triangolare con il Frascati e lo Sperlonga: ogni volta che doveva scontrarsi con una squadra del Nord tornava a casa con le pive nel sacco (pare letteralmente, i supporter che emigravano al Nord per la finale di campionato usavano portarsi dietro tipici strumenti ciociari per sostenere i loro beniamini). Così, il dittatore che allora governava l’Italia si stufò dei continui insuccessi dell’Ente Morale e decise di provare a creare qualcosa di più serio. Le cronache dell’epoca riportano di mancamenti ed arresti cardiaci occorsi ai vari Scialoja, Foschi e Sacerdoti quando seppero che l’ordine imperituro era fondersi con la Lazio (o andare in galera). Per loro e nostra fortuna, dove non potè la disobbedienza a Lui arrivò l’atavico carattere spilorcio degli allevatori: la Strada Statale Lazio infatti pretese che i suoi buffi li pagassero le altre squadre e tutto l’affare andò a monte. Ai laziali non restò che guardare, l’anno immediatamente successivo, la Roma conquistare già il suo primo trofeo.

    Tra (pochi) alti e (moltissimi) bassi si arriva all’anno domini 1973. A quell’epoca praticamente tutte le squadre di serie A avevano già vinto lo scudetto. Per tutte si intende proprio tutte, anche il Cagliari, la Pro Vercelli, il Casale e la Novese. Una sola squadra, dopo 70 anni, era ancora a bocca asciutta: la Lazio. Il Consiglio Federale allora si riunì nell’Agosto del ’73, decidendo all’unanimità di compiere un atto di carità e consegnare lo scudetto della stagione successiva ai biancocelesti o biancazzurri o biancoblu: come per la pronuncia del nome la questione rimane lungi dall’essere risolta. Insomma, a quella squadra lì.
    Tutti gli altri Club fecero finta di giocare l’intero campionato stando sempre attenti a far rimanere la Ladsie in testa. A Maggio quindi la Società Podistica festeggiò il suo primo tricolore e il pecorino venne venduto gratis per due giorni (ricordate, sono spilorci). Ancora oggi il tifoso laziale è convinto di aver conquistato con gloria l’ambito iride, non essendosi mai accorto di nulla.

    Dopo un secolo di storia arriva anche il tanto atteso bis: per riuscire a vincere qualche titolo l’allora Presidente della Lazio fece bancarotta fraudolenta e ai due anni di gloria seguì un periodo buio con la Lazio presieduta (molto astutamente) da un romanista che normalizzi la situazione ed eviti il ripetersi di certi exploit.
    (Per amor di precisione va segnalato che il Presidente della Roma, essendosi accorto che il sistema pagava, ripetè le stesse mosse l’anno successivo).

  2. Scusate è la prima volta che intervengo. Ho letto il commento di Mario Mattioli e credo che gli abbracci a fine partita siano positivi. Non credo vadano stigmatizzati. Forse sbaglio io (vengo dal rugby) però credo che il rispetto sia sopra al tifo. Buona giornata a tutti

    • Ciao Marco, assolutamente d’accordo con te…è una partita di calcio, non una guerra…e in una serata in cui non sono mancate fuori dello stadio provocazioni e cori da cerebrolesi, ci si aspetterebbe anche dalla stampa un atteggiamento che premi l’agonismo, ma mai l’antisportività. La rivalità deve limitarsi allo sfottò, alla gioia di arrivare davanti, ma criticare un abbraccio tra giocatori (dei 22 quanti erano poi i romani in campo che avrebbero potuto al limite “sentire” così tanto una partita da non “fraternizzare” col nemico?) la dice lunga su chi sono gli opinionisti che parlano alle radio

    • @Marco non è il caso di scusarti. Questo è uno spazio aperto accessibile a tutti e ognuno dice la sua..può piacere o meno siamo opinionisti a modo nostro. Concordo su quanto hai scritto.

  3. Buongiorno a tutti…è mancata solo la ciliegina sulla torta della “settimana perfetta”, ma ammetto che rammarico e sollievo in qualche modo, al fischio finale, si sono compensati, in quanto storicamente quando siamo favoriti o veniamo da risultati importanti, becchiamo sempre schiaffoni dietro le orecchie…
    Certo il dispiacere per due pali clamorosi resta, ma restano anche alcune imprecisioni abbastanza gravi (per fortuna con qualche pezza messa al volo), che la Roma formato campionato ormai ci ha abituato a vedere. Non è che una partita eccezionale con Barca li abbia miracolati tutti, quindi restano pregi e difetti di una squadra che avrebbe un potenziale più alto di quanto a volte esprima.
    L’andamento dell’Inter e il calendario in qualche modo potrebbero giocare a nostro favore, quindi speriamo che alla fine il piazzamento in CL non sia compromesso dalla marea di punti buttati fin qua (altre volte più di ieri)…peccato solo non poter arrivare alle sfide col Liverpool con la testa libera o quasi…
    per ora mi godo gli strascichi benefici di questo periodo d’oro…

  4. 1°: applausi a scena aperta per @Jacopo. A tratti il racconto è esilarante …
    2°: del derby mi occupo poco. Condivido il pensiero di @Marco 1969 … temevo anche io un calo di concentrazione. Che c’è stato, abbiamo rischiato .. ma è anche vero che NUOVAMENTE i legni ci dicono male. In particolar modo, con la Lazio in 10 .. se la capocciata di Dzeko fosse entrata, potevano mandare i titoli di coda sulla partita .. e sulla stagione di quelli. Ecco perchè, alla fine, hanno esultato …
    3°: scusate se ci torno … ma dai radiolari (in malafede) e da molti tifosi (diciamo in buona fede) questa società viene accusata di non aver vinto nulla. Fino a qualche settimana fa, ce la menavano con il Napoli: gran gioco, e possibilità di vincere … invece a loro è successo quello che è successo a noi lo scorso anno ed anche il primo di Garcia. Mentalmente la Juve non molla vince sempre: che sia meritando o che sia grazie ad arbitri sensibilissimi e che non hanno la spazzatura nel cuore, non sbaglia un colpo.
    Tra l’altro, in panchina hanno una squadra bis (se pensiamo già solo al portiere …). Quindi chiunque provi a contrastarli, si logora .. e prima o poi molla. Troppi giocatori del Napoli sono calati (Mertens, Callejon, Insigne, Hamsik) … ed in un baleno si trovano a 6 punti. Se perdessero lo scontro diretto, andrebbero a 9 e quindi non mi stupierei di vedere a fine campoinato, un distacco in doppia cifra.

    Questo per dire che nei guidizi e nell’attaccare società/squadra … dovremmo essere un filino più obiettivi. La Juventus è più forte … e quando non lo è, la “proteggono”.

      • Sì, credo che alla fine giocare con 14 giocatori presenti il conto a Sarri. Peccato, all’allenatore partenopeo devo riconoscere che ha provato a portare freschezza con idee di calcio nuove o ben riciclate, purtroppo con la rosa corta fai quello che puoi. E lui, vedendo il numero di punti fatti in campionato, ha fatto pure troppo. Ha dovuto abbandonare le coppe per poter reggere certi ritmi in campionato, secondo me più chiaro di così…
        Se il Napoli riconferma la squadra e compra un paio di giocatori buoni l’anno prossimo può fare meglio.

        • C’è da dire che, però, è anche un po’ una sua caratteristica quella di affidarsi a 13/14 giocatori sui quali costruire il suo gioco. Non è mai stato un “turnoverista”. Credo che il matrimonio De Laurentis – Sarri si regga molto anche su questa convergenza di vedute, per il primo, di interessi per il secondo, poiché anche al presidente ritengo faccia comodo limitare le spese per la rosa. E, almeno in questo, i conti del Napoli ne giovano.

  5. Ciao Fabri’,sono d’accordo su tutto,solo un piccolo appunto.
    La rube non vince perche’ è piu’ forte mentalmente ma perche la loro panchina sarebbe titolare sia nella Roma che nel Napoli,è questa la loro forza e quando qualcosa puo’ andar male c’è sempre l’aiutino in grado di aggirare anche il var.
    Abbiamo visto cosa è successo con lo stile rube e quel buffone di buffon(sono sempre nella fase di godimento),stile quando vincono,ma quando perdono dichiarazioni da pescivendoli(con tutto il rispetto per i pescivendoli).
    Proviamo ad invertire le panchine della rube con quella del Napoli o con la nostra,e cosi’ sarei curioso di vedere questa forza mentale.
    100 minuti di applausi per Jacopo,non so che lavoro faccia,ma è sprecato per un forum di calcio.

    • Si assolutamente. La Juventus è la squadra più forte .. proprio perchè può permettersi il lusso di avere in panchina giocatori che sarebbero titolari in ogni squadra italiana (o quasi). Per cui se noi potessimo far entrare dalla panchina un DOuglas Costa .. o un Khedira…o un Dybala .. o un Bernardeschi … il resto vien da se …
      Stile Juve ? Sempre pensato che non ne hanno…anzi, Buffon che rincara la dose a mente fredda …. la Uefa dovrebbe squalificarlo in ogni competizione europea .. quindi anche nel nostro campionato. Ma tanto tutti sanno che si ritirerà e quindi ….

  6. Buon giorno a tutti!

    Complimenti allo “storico” Jacopo.

    Considerazione tecnica per il mister.

    Caro Difra, rimanendo immutato il mio pensiero sulle tue grandi capacità, continuo tuttavia a pensare, che non hai ancora i tempi esatti per intervenire con i cambi “dentro” la partita al fine di cambiarne il corso.

    Ieri andava fatto qualcosa prima a centrocampo – sottoritmo e impreciso -.

    Hai cambiato quando costretto dalla superiorità numerica.

    È una carenza che noto da quando hai preso in mano la squadra.

    Da quel punto di vista dovresti “gasperinizzarti” un tantino.

    Buona vita romanista a tutti.

    • Gianrico io non so se poteva fare qualcosa di diverso ma il sottoritmo è dovuto alle caratteristiche dei giocatori, Ninja escluso nessuno ha nel dna gli strappi….sono giocatori da ritmo diesel. nel campionato italiano non va bene, le squadre medio piccole non vengono a roma a giocare ma a pressare e stare tutti dietro la linea della palla, in Europa giocano ecco la differenza tra i nostri risultati in Champions e quelli così e così in campionato dove 6 sconfitte in casa mettono a nudo i nostri difetti.
      il rimedio è drastico, tolto appunto Naingollan, bisogna che Monchi intervenga nel settore di centrocampo con giocatori con caratteristiche diverse da quelle che ci sono oggi in rosa

      • @Antonio58 Ineccepebile, e direi che in serie A , conoscendoci bene, ci aspettano tutti rintanati per poi partire di rimessa. Non avendo il giocatore creativo o di qualità capace di saltare l’uomo e creare superiorità numerica diventiamo prevedibili e di facile lettura.

      • E aggiungerei anche una cosa: dobbiamo migliorare sui calci piazzati.
        Abbiamo una media tra calci d’angolo/punizioni e gol imbarazzante. Tra l’altro di saltatori ce ne abbiamo almeno quattro che sono sia alti che bravi, quindi proprio non si capisce il perche’.
        Inizialmente pensavo fosse magari DiFra che chiedesse cose strane, pero’ poi ripenso a Spalletti, a Garcia…sempre lo stesso problema. Forse i giocatori non hanno chiaro in mente che questi dettagli sono quelli che alla lunga fanno tanta differenza.
        Contro squadre chiuse, anche senza fantasista, basta battere un paio di calci d’angolo come si deve per sbloccarla…
        Comunque dobbiamo avere fiducia (possiamo fare qualcosa di diverso?) e sperare che veramente la crescita che sta avvenendo sia reale e non fittizia.

        Forza Roma!

  7. Un calo di tensione era prevedibile dopo l’exploit col barça ma anche ieri abbiamo avuto difficoltà nel palleggio. Schick mi è sembrato ancora una volta fuori dal contesto e poco cercato dai compagni ma il posizionamento che gli chiede DIFRA non esalta le sue caratteristiche. E’ una punta e a mio avviso deve giocare vicino a Dzeko o essere la sua alternativa; relegarlo a fare movimenti da esterno o partire dalla fascia immalinconisce lui e noi che lo vediamo.

    • Tutto giusto, pero’ in realta’ ieri il ruolo di Schick sarebbe dovuto essere proprio quello di giocare piu’ vicino a Dzeko dentro al campo. E infatti DiFra ha detto in conferenza stampa di non aver gradito l’atteggiamento di Schick che tendeva ad isolarsi dal gioco (specialmente sull’esterno).

      Ricapitolando: Schick quest’anno ha giocato da esterno a destra, da prima punta al posto di Dzeko e da seconda punta vicino a Dzeko. Ed ha sempre deluso.

      Io non lo boccio, pero’ e’ evidente che il problema non e’ di posizione (a meno che ora qualcuno non se ne esca che e’ un terzino…) ma di applicazione. Magari il fatto di non aver giocato con continuita’ ha inciso…non so. Fatto sta che e’ troppo semplicistico ridurre il tutto al fatto che giochi fuori ruolo.

      Speriamo il prossimo anno, dopo una preparazione fatta bene e con un anno di esperienza in pu’, possa fare veramente la differenza.

      Forza Roma!

      • @Orazio Non lo boccio neanche io e sono convinto che questo sia un giocatore che nei prossimi anni farà la differenza. Sarà l’ambientamento,sarà la lingua,la posizione o altro ma io ho intravisto dei numeri e dei movimenti da giocatore di razza sebbene al momento (ahimè) sembra un incompreso. Concordo ,leggendo sul tuo altro post ,che dobbiamo e possiamo far meglio sulle palle inattive . A tal proposito non capisco perchè poi vanno in due sulla bandierina a battere l’angolo per poi fare il cross.. come non capisco perchè non provare negli allenamenti alternative alla solita prevedibile punizione di Kolarov che ne ha sempre indovinata 1/10. La botta da fuori area se non hai chi calcia a giro a scendere è ormai da considerare anacronistica? Boh..

        • Però, ragazzi, parlare di ambientamento e di lingua per Schick, che stava qua già da una stagione, quando poi arriva un Under qualsiasi e fa quello che fa senza parlare o capire una parola di italiano… non regge più come “scusa”.
          La differenza secondo me la fa solo ed esclusivamente il carattere del giocatore, e se questo è vero, allora non si può che pensare che Schick non abbia dimostrato finora di avere un gran carattere.
          Naturalmente è impensabile non aspettare questo giocatore, perché doti tecniche ne ha e perché abbiamo aspettati ben altri pipponi storicamente, però sarebbe un errore anche voler negare l’evidenza “solo perché” questo in particolare ha avuto una quotazione sproporzionata all’impatto.

  8. Non commento mai gli interventi dei radiolari, ma stando alle sintesi riportate sopra, devo dire anche che Melli, Focolari e Orsi oggi hanno dato il meglio. Concordo, comunque, sul fatto che le affermazioni di Mattioli siano sbagliate e aggiungerei anche gravi.

  9. Io invece vorrei dire una parola sul calendario che ci aspetta e che viene definito “facile”.Guardate che ce la dobbiamo giocare con 3/4 pericolanti + juve ed in mezzo semifinale champions e chissà…..fate un po’ voi

    • noi, oltre la Juve dobbiamo incontrare Genoa, Spal, Chievo, Cagliari e Sassuolo…la Lazio ha Fiorentina, Sampdoria, Torino, Atalanta, Crotone e Inter…l’Inter invece Cagliari, Chievo, Juventus, Udinese, Sassuolo e Lazio…ok la scaramanzia, ma oggettivamente il nostro calendario è più semplice…che poi se la giocheranno alla morte, ok, ma se perdiamo punti contro squadre del genere allora non ci meritiamo di entrare tra le prime 4, tanto più che Inter e Lazio si incontrano anche tra di loro

  10. L’unico che abbiamo con quelle caratteristiche è Perotti…sicuramente, a parte qualche rara intuizione, manca del fosforo a centrocampo, e il gioco prevedibile facilita parecchio le difese chiuse, specie quando i nostri aspettano palla sui piedi e non corrono. Under ieri ha fatto movimento e i benefici si sono visti subito…del resto nè Dzeko nè Schick hanno le caratteristiche per fare quello che faceva ieri Immobile che sarà finito in fuorigioco 8 volte, ma la volta che indovina i tempi è in porta da solo

  11. paragoniamo roma-barcellona come un pranzo di matrimonio, immenso, senza limiti, e roma-formellese il giorno dopo quel pranzo di matrimonio….. solo un bicchiere d’acqua, please……
    240 milioni di ricavi, semifinale di champions e terzo posto blindato…
    stavolta l'”hanno fatta grossa”……..davvero!

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