La modernità di Ranieri rispolvera l’antica Roma

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EDITORIALE – La Roma non sbaglia più, inserisce la terza e punta dritto al quarto posto. Il terzo 3-0 della stagione romanista – dopo quello rifilato al CSKA Mosca e al Chievo in trasferta – prende forma in 163 secondi. Tanto è trascorso tra il gol apri-pista di Fazio, ritrovato nel pieno del suo splendore, e il raddoppio di Pastore, redivivo dopo un semestre in naftalina. Grazie al tango argentino nei primi 8 minuti e al terzo sigillo di Kolarov nel finale, i Ranieri boys mettono in cassaforte il netto 3-0 sul Cagliari, salgono in classifica a quota 58 punti e inanellano il 5° risultato utile consecutivo. Certo che se la Roma avesse giocato solo il primo tempo delle partite di campionato, forse avrebbe vinto lo scudetto visto che nessuna squadra ha segnato più lei nei primi 45 minuti della partite di questa stagione.

MONOLOGO ROMA – Il match è stato un monologo dei padroni di casa dal primo all’ultimo minuto, con i sardi mai pericolosi. La Roma è stata padrona assoluta del campo come non accadeva ormai da tempo: manovra disinvolta e fluida, giocate per andare a meta e non fa niente se si concede anche un po’ allo specchio, difesa compatta e concentrata. Tutto questo si è visto sul prato verde dell’Olimpico, finalmente felice di applaudire i suoi beniamini per lo spettacolo offerto. Anche quelli che in questa stagione si sono visti poco, tra delusioni e problemi fisici. Pastore su tutti, capace di cogliere il guanto di sfida lanciatogli da Ranieri che, a sorpresa, ha deciso di rilanciarlo tra i dubbi di molti.

SPIEGONE RANIERI – La cura Ranieri, insomma, funziona eccome. L’uomo di Testaccio ha saputo vedere nei ragazzi di Trigoria, anche quelli lasciati un po’ in disparte dalla precedente gestione e quelli che avevano perso la diritta via, la voglia di rivalsa e il desiderio di dimostrare il proprio valore. La disamina è lucida e puntuale nella narrazione di mister Claudio: in estate sono andati via giocatori importanti e quando questi vanno via, quelli che restano non sono contenti, i nuovi arrivati non sono stati aiutati troppo dai vecchi, si era persa consapevolezza nei propri mezzi. E lui che fa? E’ lì, sul bordo della sua area tecnica che dà istruzioni con la sapienza di chi siede da 30 anni sulle panchine di mezza Europa e nonostante i capelli bianchi si ritiene ancora “moderno”. Ridà fiducia e autostima alla squadra, riconsegna maglie da titolare a chi l’aveva persa da sei mesi. Da esperto direttore d’orchestra segue il ritmo della gara e chiede di spingere quando la Roma arretra, chiede di allentare quando c’è da gestire, ordina di consolidare il possesso palla senza rinunciare alle sortite offensive degli esterni. Semplice, lineare, come un capo d’abbigliamento da tenere nell’armadio, di quelli che non passano mai di moda e guai a buttarlo che poi non si sa mai…

Giulia Spiniello

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3 Commenti

  1. Gioca se se stesso ma si da un gran da fare anche per impostare il gioco !
    Aristotele che hai scritto a fare? Forse non immaginavi gli studenti anni 70 a la loro logica rigorosamente podale

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