IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a Totti, il pennello di Neruda. 8 a Simplicio, inno al dio Esculapio

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IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’, stila il ‘Pagellone‘ di Napoli-Roma:

10 a Totti

La penna di Neruda, o forse il pennello di Picasso. Difficile ricomporre il mosaico di sensazioni che Capitan Immortale evoca nella notte della Grande Rinascita. Fatto sta che poesia e affresco rivaleggiano tra i suoi piedi, componendo quel calcio a due tocchi che strega il rival partenopeo. Sussurra e consiglia calcio manco fosse Cyrano nei cespugli che suggerisce al bel Cristiano, e finisce col disegnare quel cross per Osvaldo che se lo sogna anche l’ipad di Luisserighe. Nella serata da libro Cuore giallorosso, la dedica finale è proprio per lui, il giovinotto spagnolo che finalmente sta alla Roma come l’Arco di Trionfo agli Champs-Elysèes.

10 a Erik Lamela

Pare uno di quei dardi avvelenati che le tribù amazzoniche usano per cacciar le scimmie. E qualcosa di scimmiesco, l’espressione attonita di sicuro, tocca a color che son sospesi tra le sue veroniche, gli scatti e le veementi sterzate. E così Errikiello l’argentino s’inventa quel controsterzo che, complice lo zampone natalizio di Aronica, provoca il meraviglioso cozzo tra la sfera e le mani al gulash di De Sanctis. Le dita al cielo dopo il gol indicano la via lattea del predestinato e la promenade del trionfo alla combriccola romana, tra singulti difensivi e giocate a volo radente.

9 a Osvaldo

Non je la fa proprio a fare lo scolaretto disciplinato. Il suo è calcio monello, tutto mazzafionda e vetri infranti e se poi fa gol, si porta l’indice al naso e zittisce il San Paolo. Dice che Totti gli abbia servito quel pallone in cambio di una solenne promessa: i cd con i quali violenta le orecchie dei compagni negli spogliatoi, da lì in poi se li sente o in cuffia o in macchina. Lui raccoglie, gradisce e segna, schitarrando calcio heavy metal in ogni zona del campo e quando c’è da spaccare lo strumento non si tira indietro. Stupisce per quell’inflessione romano-ispanica, a metà strada tra Gigi Proietti e Gabriel Batistuta, tipo: “Se priendo er pallone cor diestro, sfonno la puerta e manno er portieros sur Vesuvios”.

9 a Stekelenburg

Oppure Steclenburg, come si dice oggi… I pischelli moderni, quando qualcuno è appiccicoso, troppo, dicono “t’accolli” o “sei na pressa”, oppure, “sei arivato ai spicci..”. “S’appiovra” dicono sempre i pischelli, è “na cosa antica”. C’ho lavorato parecchio per capire se il termine è ancora in voga nel popolo delle macchinette, motorino e gomma masticata a ritmo di una pressa idraulica. Loro, i pischelli dicono di no, ma io sono convinto che le prestazioni del lasagnone olandese possano riportare il termine nello scaffale pischel-modaiolo. Dunque ne ricordo l’appiovramento sui destini della partita, con quei manoni grossi come palanche e il corpicione sempre al posto giusto al momento giusto. Signore e signori: un signor portiere. E scusate le ripetizioni.

8 a Simplicio

La carambola-gol che manda in visibilio Luisserighe è un inno alla perfezione del dio Esculapio, quello che lascia impronta della sua classe su ogni seggiola sulla quale si siede. Un ‘colp de chiul’ che però il paffutello brasiliano s’è meritato, per aver saputo attendere come la vecchina al capolinea dell’85 nel giorno dello sciopero degli autobus. Quando ci è salito, sul bus, da bravo monellaccio non ha pagato il biglietto, ha dribblato il controllore ed è arrivato a destinazione spernacchiando chi ne aveva decretato la fine. Bentornato.

Paolo Franci (Quotidiano Nazionale)

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