IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a Borini per la derapata alla Delvecchio. 10 a Bojan, posseduto da Twitter

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IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’ , stila il ‘Pagellone‘ di Roma-Inter

10 a Fabio Borini
Il rispetto per gli anziani è una cosa sacra. E quella derapata assai vintage, alla SuperMarco Delvecchio in effetti, sul pover Walterone Samuel certo non si trova sui manuali del bon ton. Eppoi, mascalzone, quel gettarsi come un odontotecnico tra protesi e dentiere, allorquando lo scricchiolar d’ossa di Lucio – un ringhioso vegliardo che gira con il cartello al collo “Non abbandonatemi” – gli apre la via per il paradiso.  Certo non è colpa di Borini se cotoletta Ranieri ha più vecchietti in campo di un paesino dell’entroterra molisano. E le cose peggiorano quando entra tal  Cordoba, uno che ai mondiali del 1970… Ma questa è un’altra storia.

10 a Bojan Krkic
I sortilegi di Harry Potter, in confronto a quelli che s’erano impossessati dei suoi piedini, sono innocui quasi come Maicon sulla fascia destra. E lui, posseduto dal demone Twitter, una specie di Belzebù che s’impossessa di te e ti fa scrivere minchiate a profusione postando anche insulse foto, pareva ormai perso tra la rete intesa come web e la rete intesa come tutti noi vorremmo. Ormai prono al destino che lo voleva all’asciutto in zona gol anche con una porta larga da Monte Mario alla Magliana, si scatena in mezzo alla piccola bottega degli anziani dardeggiando lesto l’ologramma di Julio Cesar. La rete si gonfia, lui esulta e io mi sono perso il gol. Stavo scendendo in sala stampa con i colleghi, convinto che sul 3 a 0 null’altro ci fosse da seguire. Per espiare, ma espiare sul serio, mi sono iscritto su Twitter. Peggio di cosi’.

9 a Luis Enrique
Anche lui di rispetto per l’anziano dirimpettaio ne ha poco, poco. Gli mette su una squadra di ragazzini col moccio al naso e il piede rovente, che gli scappano da tutte le parti come gli impavidi bimbi sperduti al cospetto di Capitan Uncino. Talmente inerte la squadra di Ranieri, che la partita finisce per diventare interessante come la fila alla cassa del supermarket, ma quella peggiore, con la signora che non si ricorda il pin del bancomat e dietro di lei tutti che sacramentano. Tale è la superiorità romanista, che a un certo punto ci siamo detti con un collega: mo entra Piscitella. Detto, fatto.

9 a Juan
E’ imbufalito con Maicon e Lucio. Una volta tornato a casa ha strappato tutte le foto dei ritiri con la nazionale, dei matrimoni, delle gita alle Maldive. E ha ragione. Ma dico io: begli amici! Vi pare il modo di lasciare solo un vecchio affetto  carioca come Juan li’ in mezzo all’area, al freddo, senza una parola di conforto e il tepore di un sorriso conosciuto? Vi sembra carino mollare il ragazzone compagno di mille scorribande li’ da solo? Talmente solo che per fare conversazione ha dovuto insegnare a Taddei che si può anche parlare senza fare la diagonale con lingua e incisivi. E soprattutto, senza fare la spia: «Misti’! Misti! Juan parla duranci l’azioni de sgiogu!». Vatti a fidare degli amici.

7 a Jose Angel
Lo guardo a inizio partita e mi pare uno di quei tremolanti girini che saettano con la loro codina davanti alla bocca spalancata del luccio (si’ luccio con due ‘c’, quello con una sola in realtà è un gamberone lesso) cattivo. Il pescione, nell’occasione, è Maicon,  che fa paura solo a guardarlo, con quel capoccione lucido, le gambone, i piedoni. Guardi uno, poi guardi l’altro e pensi che il povero spagnoluccio potrà salvarsi solo se la maledizione dei Maya non ha il vizio della puntualità e arriva in anticipo. E invece il nostro non sfigura. Anzi, pian piano è il girino che inizia a mordicchiare il luccio, ritrovando a sprazzi anche quella sfrontatezza arrembatoria che per ora s’è vista solo nel tepore del sole estivo.  A un certo punto Josè guarda l’avversario e la faccia allegra si ricompone a cruccio mentre pensa: «Pelato, coi piedoni e le gambone...», poi prende il telefonino e twitta: «Amigos, ma Gerry Scotti gioca con l’Inter?».

Paolo Franci

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