IL PAGELLONE DI FRANCI. 10 a Borini, nerd del gol. 8 a Lobo hombre en Palermo

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IL PAGELLONE DI FRANCI – Il giornalista del ‘Quotidiano Nazionale’ stila il Pagellone di Palermo-Roma:

10 a Fabio Borini
La lama affilata di Jack Sparrow, il coltello che saetta nel buio nelle scene di «Gangs of New York». Sarebbero anche metafore appropriate con lui e le sua esultanza,  se non fosse che qui ci troviamo davanti al Nerd del gol. Quando scriverà un libro scopriremo che lui restituiva le bici rubate dall’ Ibra ragazzino, che snocciola il rosario tutte le volte che un compagno evade dal ritiro a caccia di patonza e che, da bambino, passava i pomeriggi a staccare il chewing gum appiccicato dai suoi compagni sotto ai banchi. Insomma, dovessero incontrarlo, Pinocchio, Gianburrasca o Pierino, a questo Hugo Cabret del gol, lo gonfierebbero come una zampogna. Ma segna, aaaah se segna. E, seriamente, chi se ne frega se non va alle cene e alle feste. C’è chi ci va e non la struscia mai, hai visto mai fosse virale…

10 a Simon Kjaer
Essenziale come una cassapanca delle  sue terre, si piazza là in mezzo e subito noto qualcosa di strano: il pallore è sempre quello ma il tremore, l’occhio spiritato, il piedone esitante non ci sono più. Spazzati via dall’emergenza e, forse, dal vento sferzante del suo passato in rosanero. Fatto sta che sto guerrierone con la faccia da pacioccone è vittima di una magnifica mutazione, di quelle che fanno la fortuna dei film sugli alieni o mostri d’ogni genere. Preciso, quasi perfetto che sia Budan o, udite udite, Miccoli. Quest’ultimo, pingue come sempre e con quel sopracciglio derapato, improbabile come una tigre che  passeggia in viale Marconi, pian piano si innervosisce ed emigra dalle parti di Jose Angel pur di infilare una giocata. Ma anche li’, vita grama.

9 a Jose Angel
La sera dei miracoli, cantava Lucio Dalla. E si’ prendiamola come colonna sonora di una serata che forse ha spezzato il lucchetto, lo ha frantumato definitivamente. Ma quanto m’è piaciuto il fedele armigiero di Lucho? S’è sbattuto su e giù, ha attaccato ma, soprattutto, ha fatto cose pregne e intense in difesa, laddove si diceva gli mancasse una gamba o giù di li’. E, tornando a Dalla, citiamo ‘Washington‘: “Ogni piccolo movimento spara, prima che l’altro faccia lo stesso con te” ed è cosi’ che è andata. Con quelle gambe più storte di quelle della Marcuzzi – che forse somiglia più a Zambrotta – caracolla, rincorre, zompetta, s’immola e recupera man mano che sgrano gli occhi compiaciuto, perchè io sto spagnolo un po’ fragile e fifone nella Roma del futuro ce lo vedo. Ah se ce lo vedo.

9 a Fernando Gago
Come in quei film che vai a vederli perchè c’è il tuo attore preferito, leggo la formazione e in mezzo a mille tormenti mi sento più tranquillo. Il principe Fernando II d’Argentina (il primo sarà sempre e solo Redondo) c’è, con quel suo tatuaggio sul collo che pare la perfida performance intestinale di un piccione in volo, ma anche – direbbe Veltroni – con il suo calcio cucito tra broccato, pizzo, svolazzi e lana grezza. Al fianco di De Rossi è perfetto come la Jolie al fianco di mister Brad Pitt, beato lui. La Jolie, nel frangente, è il palpitante Rosi, coraggioso nel tuffarsi tra marosi rosanero perchè tanto sa che zio Fernando è li’ pronto a raccattarlo dovesse finire con la testa sotto.

8 a Lobont

Lobo hombre en Paris, cantavano i ‘La Union’ negli anni ’80. Lobont hombre en Palermo cantano i romanisti alla fine della guerra dei 45 minuti. Si’ perchè nel secondo tempo s’è sofferto mica poco e il lobo, che poi significa lupo, non ha mollato un secondo. Ha intrattenuto la folla in area con la Marsigliese, mancando un paio di prese stile sapone di Marsiglia, ha fatto due miracoli veri su Miccoli e Mantovani, s’è preso pause sui rinvii che in confronto quelle di Celentano sono pezzi rap di Eminem. Nella notte delle tante rinascite, lui è rassicurante come la mamma che ti rimbocca le coperte prima della nanna.

Paolo Franci

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