ESCLUSIVA. Rizzitelli: “Non sarà facile fare gol al Toro. Nzonzi sarà determinante, Pastore deve trovare il ritmo della Serie A”

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ESCLUSIVA RIZZITELLI – Centocinquantaquattro presenze e ventinove reti in sei stagioni con i giallorossi. Sono i numeri di Ruggiero Rizzitelli, ex attaccante di Roma e Torino. Con il club capitolino ha vinto una Coppa Italia nella stagione 1990/91, ottenendo anche la qualifica di capocannoniere della competizione grazie ai 4 gol messi a segno. Il grande ex della sfida di domenica, prima gara stagionale del campionato per i giallorossi, racconta in un’intervista esclusiva alla redazione di Romanews.eu le sue sensazioni alla vigilia di Torino-Roma e commenta le operazioni di mercato della Roma.

Ci siamo, finalmente inizia il campionato e domenica alle ore 18 la Roma fa il suo debutto in trasferta contro il Torino. Lei ha vestito anche la maglia granata con cui ha vissuto il momento più prolifico sotto il piano realizzativo. Un suo giudizio sulla squadra di Mazzarri?
“Io credo che il Torino oramai siano 3-4 anni che punta ad andare in Europa League per fare il salto di qualità, però non ci riesce mai. Quest’anno credo sia importante la conferma di Mazzarri, e anche la conferma dei big che sono stati riscattati e trattenuti tutti. Ha acquistato giocatori importanti, di buona categoria, perchè con Mazzarri si fa un tipo di gioco particolare. Se guardiamo le amichevoli precampionato, gli unici gol che ha preso li ha presi con il Liverpool, poi la porta è rimasta inviolata, in 7 amichevoli 0 gol presi. Mazzarri ha provveduto intanto a non prendere gol, quindi a sistemare la difesa e il centrocampo, poi davanti hanno ritrovato Belotti, che l’anno scorso tutti cercavano e volevano ma si è smarrito un po’. A parte gli infortuni, credo che il ragazzo non fosse molto concentrato, può succedere. Invece quest’anno lo hanno cercato in pochi, ha capito che sarebbe rimasto a Torino e si è preparato con le dovute condizioni: e questo è il risultato, Belotti riesce a far gol sempre e nel precampionato è stato uno dei migliori”.

A cosa deve far attenzione la Roma nella delicata trasferta di Torino?
“Credo che il Torino quest’anno sia una squadra compatta, come dicevo prima lo ha dimostrato nel precampionato, ha perso solo con il Liverpool con cui ci perdono in tanti, quindi è normale, ci sta. Però devo dire che è una squadra che è messa bene in campo, io l’ho vista in Coppa Italia con il Cosenza e francamente mi ha impressionato, è una squadra che ha fatto tirare veramente poco in porta gli avversari, e poi quando partono in contropiede sono devastanti. E’ una squadra compatta, è una squadra messa bene in campo, che veramente quest’anno credono, tutto l’ambiente, i tifosi, la società e l’allenatore, di fare veramente quel salto di qualità che la società chiede da tanti anni”.

Il calciomercato sta volgendo al termine. E’ stato ricco di sorprese e colpi di scena, nel bilancio complessivo forse il mercato italiano migliore negli ultimi anni. Come vede la nuova Roma e qual è la sua griglia di partenza?
“Sicuramente con l’arrivo di Ronaldo qualcosa è cambiato nella testa di tutti gli operatori di mercato, nelle società, e qualche giocatore che prima aveva qualche dubbio a venire in Italia adesso invece viene tranquillamente, volentieri. Adesso si inizia a parlare veramente di Serie A nel mondo, come ai vecchi tempi. Detto questo è normale che nella griglia di partenza ci sia la Juve, che prima senza Ronaldo ha vinto 7 scudetti, adesso con Ronaldo e non solo, perchè sono arrivati 2-3 giocatori importanti, sicuramente è la favorita per il campionato, anche se secondo me punteranno al 100% alla Champions League che la vogliono da tanti anni. E poi credo che la Roma e l’Inter siano le due squadre subito dietro alla Juve, con il Napoli che ha il punto interrogativo di Ancelotti, perchè non è facile cambiare mentalità, cambiare squadra, anche perchè poi non ha fatto mercato. Il Milan è una squadra che ha fatto un buon mercato però credo che sia ancora un passo indietro alle altre”.

Alcuni tifosi giallorossi sono un po’ scettici, credono che la Roma sia meno competitiva dell’anno scorso: condivide questi dubbi?
“No, assolutamente. Se guardiamo la squadra titolare, anche se Di Francesco la scorsa stagione ha dimostrato che di titolare non c’è nessuno visto che spesso cambiava 5/6 giocatori a partita, ne sono andati via veramente pochi. Dei titolarissimi Alisson e Nainggolan, gli altri sono rimasti tutti, anzi, forse sono in troppi quest’anno. Gli acquisti li hanno fatti, anche  se qualcuno ha lamentato che sono arrivati troppi giovani. Invece io ritengo siano arrivati giovani e vecchi, quindi c’è più possibilità, giocatori di esperienza e giocatori giovani. Forse l’errore della Roma è che li ha presi subito no? Quando uno fa il colpo di mercato alla fine è più facile dire che si è fatta una grande campagna acquisti, quando ti prepari sembra che non hai acquistato nessuno, e invece tocca vedere i fatti e la Roma ha concluso 11/12 acquisti”.

Quanto può essere determinante l’arrivo in giallorosso del campione del mondo Steven Nzonzi?
“Secondo me tanto. Ha esperienza, è campione del mondo, è un giocatori di peso, di altezza. La Roma quest’anno ha messo su centimetri, e centimetri a livello internazionale vuol dire tanto, non solo in Italia ma anche all’estero. Quando tecnicamente non ci sei ci vuole il fisico, e la Roma quest’anno i centimetri li ha messi. Non è poco visto che l’anno scorso è stata credo una delle peggiori nello sfruttare i calci piazzati. Quest’anno deve approfittare dei centimetri che ha messo in più”.

Dove giocherà il francese?
“Sicuramente a centrocampo (ride, ndr), questo è poco ma sicuro. Il problema è sapere con Di Francesco come giocherà, perchè può fare 4-2-3-1 o il 4-3-3, adesso di giocatori ne ha. Se giochi con il 4-2-3-1 puoi anche permetterti Pastore, ma se giochi con il 4-3-3 diventa veramente difficile. Anche perchè se giochi con Pastore a centrocampo più due esterni e Dzeko davanti, la squadra è abbastanza sbilanciata. Staremo a vedere Di Francesco cosa si inventerà, perchè può avere veramente la doppia soluzione quest’anno. Non sarà facile lasciare dei campioni fuori, 2 o 3 minimo ogni partita”.

Quindi lei non crede nella scelta di Pastore mezzala?
“Bisogna vedere, come ho detto, se gioca con due esterni di ruolo o meno, perchè volendo puoi adattare anche Florenzi esterno, che copre anche di più, e quella è una soluzione in più. Togliendo un esterno puro e inserendo Florenzi che copre di più, la Roma può permettersi anche Pastore. E poi si cambiare di partita in partita, a seconda degli avversari, della caratura della squadra che incontri, valutando anche la condizione fisica, perchè da quello che leggiamo e vediamo, Pastore oramai ha perso il ritmo italiano se vogliamo no? E quindi deve trovare anche quella condizione che permetta a Di Francesco di farlo giocare, perchè lui vuole tanto e chiede tanto specialmente agli esterni. Però se gioca con esterni così e Pastore, diventa veramente una squadra super sbilanciata, diventa difficile”.

In un 4-3-3 chi rimarrebbe in panchina per far spazio a Nzonzi?
“E’ quello che ci chiediamo tutti e quello che chiederò al mister nella prima trasmissione che faremo. Perchè se l’anno scorso facevamo fatica a capire la formazione, quest’anno veramente è un rebus, in tutto e per tutto, quindi staremo a vedere. Però credo che Nzonzi sicuramente giocherà. Se ti prendono un giocatore del genere, con esperienza, campione del mondo, è normale che non puoi lasciare fuori, almeno all’inizio, Nzonzi. Poi è normale che se non merita di giocare starà fuori anche lui, perchè alle spalle hai giocatori importanti”.

I ‘senatori’ di questa Roma, De Rossi e Strootman, stanno facendo da ‘chioccia’ ai nuovi arrivati, per esempio Coric e Kluivert. Anche lei è stato aiutato dal grande capitano Agostino Di Bartolomei. Quanto può essere importante per lo sviluppo di una carriera di un giovane calciatore?
“E’ fondamentale, quando ti senti sotto la chioccia di questi grandissimi campioni ti puoi permettere anche di sbagliare no? Perchè sai che ti ‘proteggono’. Il problema è il contrario, se sai che al primo errore ti insultano anche loro diventa veramente difficile. Invece devo dire che la parola ‘Campione’ non è solo in campo, quando si parla di campione vuol dire che lo sei a 360 gradi, nel campo, fuori dal campo, in società, che ti fai rispettare, ma non rispetto personale, dalla squadra. La definizione di leader te l’assegna il compagno, perchè dimostri veramente con i fatti, sul campo, di essere un leader, e questi grandi campioni lo erano. Quelli che quando c’era da mettere la faccia, la mettevano al tuo posto, prendendosi gli insulti loro per te. E quindi è normale che quando lui mi chiedeva di mettere la gamba per lui, io me la rompevo. E’ questo il significato del leader”.

In questo precampionato abbiamo visto un Patrik Schick migliorato, più prolifico. Cosa si aspetta dall’attaccante ceco in questa stagione?
“Quello che si aspettano tutti i tifosi e la società. Perchè ricordiamo che questo ragazzo è stato pagato tantissimo, quello che ha fatto a Genova è qualcosa di importante. E’ normale che la Sampdoria non è Roma. L’anno scorso è arrivato con dei problemi fisici, tanti infortuni, la piazza lo aspettava, si aspettava da lui che facesse 20 gol in un campionato. E’ normale che l’attesa lo ha un pò rovinato, però credo che quest’anno se sta bene fisicamente, s’allena come tutti i compagni e non ha problemi fisici può far bene. Io me lo auguro per i tifosi, per la società e per lui come ragazzo, che si è sempre messo a disposizione anche quando non giocava”.

Pensa che possa giocare in coppia con Dzeko?
“L’anno scorso lo ha provato alcune volte. E’ normale che deve adattarsi anche al ruolo di esterno, perchè secondo me con Di Francesco è uno che si può adattare. C’è la volontà, conosce l’ambiente e il modo di giocare della squadra. Può fare anche la seconda punta con Dzeko, specie quando in casa le piccole si chiudono, e poi è anche bravo di testa se vogliamo no? Quindi può veramente giocare con Dzeko di fianco e fare il secondo attaccante centrale”.

In conclusione: una vita nella Roma, 6 stagioni e 154 presenze in maglia giallorossa, qual è il suo ricordo più bello?
“E’ una domanda scontata: il gol al derby. Dopo il gol mi ricordo che sono andata a casa, sono entrato in macchina per non farmi vedere dagli altri naturalmente. Urlavo come un pazzo, se qualcuno mi dava una coltellata non mi faceva niente, si spezzava il coltello dall’entusiasmo che avevo, dall’adrenalina addosso. Io ho sempre detto che un tifoso che fa gol sotto la sud al derby, al 90esimo, credo sia veramente il sogno di tutti. Ed io mi sentivo un tifoso, far gol al 90esimo, sotto la sud è stata veramente una cosa devastante”.

Valerio Gubitosi

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