ESCLUSIVA. Graziani: “La Roma è rimasta con il suo zoccolo duro, aggiungendo dei giocatori di qualità. Partirei con De Rossi, Nzonzi e Pastore”

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ESCLUSIVA GRAZIANI – Cinquantasette presenze e dodici reti nel corso delle tre stagioni in maglia giallorossa. Questi sono i numeri di Francesco Graziani, ex attaccante di Torino e Roma. Nel suo palmarès può vantare un Mondiale, quello del 1982, due Coppe Italia vinte con il club capitolino e uno scudetto, quello ottenuto proprio con i ‘granata’ nella stagione 1975/76. Domenica le sue due ex squadre faranno il loro debutto nella Serie A 2018/19, affrontandosi allo ‘Stadio Olimpico Grande Torino’ alle ore 18:00. In occasione della sfida di campionato Graziani in un’intervista esclusiva alla redazione di Romanews.eu, racconta le sue sensazioni sul match, dice la sua sul calciomercato estivo e ricorda quella ‘maledetta’ finale di Coppa dei Campioni del 1984.

L’inizio del campionato è alle porte. Domenica si sfideranno Torino e Roma, le due sue ex squadre. Quali sono le sue impressioni sul match?
“L’inizio di una stagione è sempre il momento più difficile, perchè la condizione fisica non è ottimale ancora e i meccanismi vanno perfezionati anche in virtù dei nuovi acquisti. Da aggiungere inoltre le temperature elevate che si possono incontrare in questo periodo, anche se, più o meno, sono quasi tutti abituati. Poi c’è l’effetto fattore campo. Giocare la prima a Torino non è facile, perchè c’è anche la forza dell’avversario che secondo me, in questi ultimi tempi, si sta dimostrando una squadra molto competitiva, anche in virtù della stagione che dovrà affrontare. Però, forse, anche per la Roma potrebbe essere la partita giusta, perchè è una squadra che ti dà attenzione, ti fa capire subito che devi arrivarci concentrato, con grande voglia di fare bene. Magari se tu giocavi con una squadra di livello inferiore poteva anche esserci un problema di rilassamento mentale, ma questo non succederà, e sotto questo aspetto qui è un vantaggio. Il ‘Toro’ è uno scoglio tosto, però la Roma ha tutti i mezzi tecnici per poter fare la sua partita e tentare di vincere”.

Quale potrebbe essere secondo lei il punto debole di questo nuovo Torino?
“Non lo so. Ha fatto due nuovi acquisti negli ultimi giorni e non sappiamo se saranno o meno in campo, ma io penso di no conoscendo Mazzarri. I punti deboli in questo momento è difficile evidenziarli. Siamo in una nuova stagione, non so quanto siano migliorati in fase difensiva, non so quanto siano migliorati a centrocampo. Di sicuro è migliorata davanti, perchè mi sembra di rivedere il Belotti di due anni fa, rispetto all’anno scorso dove è incappato in una stagione negativa. Il Belotti di questi ultimi tempi, al di là dei gol che ha fatto, mi sembra che sia in ottima forma e questo potrebbe essere un pericolo in più per la Roma”.

Come giudica ad oggi il mercato della Roma e quindi l’operato di Monchi?
“Bene, nonostante le due cessioni che hanno fatto venire qualche lacrima. Alisson è tra i portieri più forte al mondo e Nainggolan io non pensavo mai che lo potessimo dare via, perchè era diventato uno spirito romanista. Incarnava alla perfezione il calciatore ideale per la Roma, uno che sa fare tutto. Evidentemente tra lui e Di Francesco negli ultimi tempi non correva più buon sangue. Però credo che ha preso giocatori importanti quali Nzonzi e Pastore su tutti, poi ha lavorato molto in prospettiva con dei giovani interessantissimi. Staremo a vedere quello che succede. La Roma è rimasta con le sue identità, con il suo zoccolo duro, aggiungendo dei giocatori di qualità che possono migliorare la competitività della squadra. Tra l’altro quest’anno, per fortuna, si parte con il terzino destro, cosa che non era stata mai possibile nell’ultimo anno, con questo Karsdorp. Vediamo, non conosco ancora bene Marcano, ma insomma mi sembra che la squadra sia molto competitiva”.

Il mercato in uscita dei giallorossi è iniziato con la cessione, appunto criticata dai tifosi, di Radja Nainggolan all’Inter. Quanto perde la Roma con la sua mancanza?
“A occhio e croce perde molto, anche se la stagione di Nainggolan dell’anno scorso non è stata pari a quelle precedenti con la gestione di Spalletti, è stata appena sopra la sufficienza, se vogliamo essere corretti. E’ arrivato Nzonzi, adesso vediamo che tipo di apporto potrà dare questo calciatore. In più c’è Pastore, che credo in un 4-2-3-1 giocherà più o meno nel posto in cui giocava Nainggolan, con una qualità maggiore dal punto di vista tecnico, con delle giocate sopraffine. Però dal punto di vista fisico è uno che ti dà un pochino di meno in fase difensiva”. 


Molti pensano che il neo acquisto giallorosso Steven Nzonzi non possa giocare insieme a De Rossi. Lei come la vede?
“Questa è una sciocchezza. Bisogna vedere come vengono impiegati, ma io credo che Monchi prima di prendere Nzonzi ne abbia parlato molto con Di Francesco, e poi a Di Francesco non gli insegni niente, perchè le caratteristiche del giocatore le conosce alla perfezione. Avrà già capito, dando l’assenso, come farlo giocare e dove farlo giocare. Se tu fai un centrocampo a due, e metti De Rossi e Nzonzi, non capisco perchè non debbano giocare insieme o non siano compatibili. Sono stupidaggini queste qui”.

C’è abbondanza nella mediana giallorossa. In un eventuale 4-3-3 chi schierebbe a centrocampo lei?
“Io partirei con De Rossi, Nzonzi e Pastore leggermente più avanti. Poi due esterni che ti diano una mano anche in fase difensiva, come lo facevano un po’ l’anno scorso Perotti ed El Shaarawy, e Dzeko davanti. Oppure può darsi che possa cambiare qualcosa, magari facendo giocare Schick con Dzeko. Di risorse ce ne sono tante, bisogna solo capire qual è la condizione migliore dei calciatori che hai a disposizione e su quella costruire un assetto tattico, che poi di volta in volta puoi anche cambiare. Una volta fai un 4-3-3, un’altra il 4-2-3-1 o un 4-4-2, dipende anche dall’avversario con cui devi giocare”.

Quindi secondo lei Dzeko e Schick possono giocare insieme?
“Ripeto, per me i calciatori bravi possono giocare insieme. Certo, bisogna capirsi, integrarsi, fare tanto addestramento. Io, per esempio, ho giocato una vita, in tempi diversi, con due punte, e ci siamo sempre trovati bene. Ho giocato con Pruzzo a Roma, con Pulici a Torino, con Bettega e Paolo Rossi in Nazionale e ci siamo sempre trovati a meraviglia. Il movimento di uno va a determinare il movimento dell’altro e quindi possono tranquillamente giocare insieme. Devono collaborare naturalmente, non c’è dubbio, ma lì c’è l’allenatore e ci sono gli schemi che tutte le settimane e tutti i giorni l’allenatore promuove in virtù dei movimenti che devono fare”.

Quale sarà secondo lei il calciatore rivelazione di quest’anno nella Roma?
“Io mi aspetto ancora un piccolo salto di qualità da Lorenzo Pellegrini. Poi spero davvero, perchè faccio il tifo per lui, anche se l’anno scorso capisco che è stata una stagione deludente, Patrik Schick. Questa stagione dovrebbe essere il definitivo rilancio per lui. Se non indovina neanche questa stagione la permanenza a Roma per lui diventa un problema”.

Parlando del passato, cosa mancò alla sua Roma, mai così forte, in quella ‘maledetta’ finale di Coppa dei Campioni del 1984?
“Non è mancato nulla. Forse l’unico problema che abbiamo avuto è che avevamo da recuperare Falcao, che per noi era un giocatore determinante, e quel giorno in quella partita avrà giocato si e no al 40-50%. Se avessimo avuto Paulo in condizioni migliori forse l’avremmo vinta nei 90 minuti la partita. Poi c’è stato, per esempio, anche l’infortunio di Pruzzo tra il primo e secondo tempo, con quell’indisposizione gastrica che non gli ha permesso di tornare in campo. C’è stato l’infortunio di Cerezo che non è riuscito a finire la partita. Abbiamo avuto anche la sfortuna di perdere Aldo Maldera come difensore esterno, era uno che saliva molto e ci dava una grande mano. Sono quelle partite secche che tutto deve andare alla perfezione. Anche il gol che abbiamo preso, per esempio, al giorno d’oggi l’avrebbero annullato con il VAR. Ci vuole anche un pizzico di fortuna nelle cose, e noi in quella circostanza non siamo stati neanche molto fortunati”.

Per concludere: abbiamo visto un video, un paio di mesi fa, in cui lei ha annunciato che sarebbe tornato ad allenare in una grandissima squadra. Il web è impazzito con i suoi fan che la seguono dai tempi di ‘Campioni’, che si domandano se sia vero o meno. Può svelarlo a noi?
“Ci siamo divertiti. Abbiamo speculato sui social dando una notizia che non aveva nessun tipo di fondamento. No, assolutamente. Oggi dici una cosa tanto per scherzare e non ti rendi conto invece della cassa di risonanza che potrebbe avere andando in rete. Era un modo divertente perchè tutti mi chiedevano della Nazionale. Ho tirato fuori questa ‘bufala’ per ridere e per scherzare”.

Valerio Gubitosi

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