ESCLUSIVA. Manfredonia a RN: “Derby? Di Francesco ha letto bene la partita. Mi rivedo in De Rossi”

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ESCLUSIVA ROMANEWS MANFREDONIA – Lionello Manfredonia, ex calciatore di Roma e Lazio, è intervenuto ai microfoni della Web Radio di Romanews.eu per parlare del derby e di altri temi caldi del mondo giallorosso e non solo. Ecco le sue dichiarazioni:

Che cos’è il derby per Lionello Manfredonia?
“Sicuramente per un calciatore nato e cresciuto a Roma il derby è sempre una partita speciale, soprattutto se si è già giocato questo genere di partite anche nelle giovanili. È una partita molto intensa, c’e enorme pressione da parte della piazza, della stampa, e bisogna avere un carattere forte se si vuole affrontarlo al massimo”.

Sei d’accordo con Di Francesco secondo cui in certi match servono più gli uomini dei calciatori?
“Non tanto, perché non si tratta di essere uomini o meno. Si tratta di vedere gli stimoli, di sfruttare il momento, e soprattutto di limitare al massimo la pressione che c’è intorno. Di Francesco ha letto bene la partita ed è stato bravo ad inserire Pellegrini al momento giusto, che poi ha fatto un gol di tacco strepitoso”.

Come è stato giocare il derby con entrambe le squadre della Capitale?
“Dipende anzitutto dal momento che si sta vivendo. Io a 14 anni, dopo aver giocato nel Don Orione, sono passato alle giovanili della Lazio con cui poi sono rimasto 10 anni, e di derby ne ho giocati in maglia biancoceleste, ma anche nei 3 anni alla Roma. In questi casi devi essere concentrato al massimo e avere un carattere particolare, una volontà forte, cercando di essere professionista al cento per cento. E ciò non fu facile a Roma dove c’era già un’aria pesante di contestazione, oltre a quella nei miei confronti”.

A proposito di questo, come hai affrontato i contestatori che non mandarono giù la tua militanza nella Lazio? Come sei rimasto sereno?
“Sereno è una parola grossa, sicuramente non fu facile. Devo dire grazie ad alcuni grandi campioni della Roma come Pruzzo, Conti, Nela, che mi hanno aiutato ad ambientarmi soprattutto nei primi giorni di ritiro dove la contestazione era più forte. La contestazione degli ultrà (con cui poi sono anche diventato amico) non fu facile da superare, soprattutto dopo che mi chiesero di firmare una carta in cui dovevo rinnegare tutto il mio passato, cosa che ovviamente non feci. Bruno Conti mi fu molto vicino, facendo capire a questi contestatori che forse stavano esagerando”.

Capitolo Nazionale: vedi differenze tra la tua epoca e oggi?
“Beh innanzitutto ai miei tempi era molto più difficile approdare in nazionale. Io ho esordito in serie A a 18 anni e 3 anni dopo in Nazionale, c’era molta più concorrenza mentre oggi è un pò più facile arrivarci. Forse i ragazzi di 22/23 anni non riescono a gestire al massimo la pressione indossando la maglia azzurra, al contrario dall’estero dove magari i giovani sono più abituati a certe partite”.

Vista l’evoluzione del tuo ruolo, ti rivedi oggi in Daniele De Rossi?
“Sì, anche perché comunque io nasco come centrocampista nelle giovanili della Lazio, poi fui spostato difensore centrale e più tardi nella Juve divenni centrocampista. Ero un calciatore eclettico, potevo ricoprire più ruoli, il paragone con De Rossi ci sta anche se lui ha giocato più partite in Nazionale di me!”.

L’incidente di Bologna del 1989 che significato ha avuto e ha oggi nella tua vita di uomo e di sportivo?
“Beh all’inizio il distacco è stato terribile e inaspettato, nessuno mi aveva avvertito che la mia carriera sarebbe finita. Però ho fatto tanti anni a grandi livelli, e sto cercando oggi di trasmettere la mia passione ai giovani. Riguardo all’episodio di Bologna voglio solo ricordare Giorgio Rossi, un secondo padre per me, che intervenne tempestivamente e che è recentemente scomparso. In quella circostanza fu fondamentale, oltre che in massaggiatore storico per la Roma”.

Matteo Martini

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