ESCLUSIVA. Gerolin: “Ho un vice Strootman da consigliare a Monchi”

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ESCLUSIVA ROMANEWS GEROLIN – Manuel Gerolin, ex giocatore giallorosso, è intervenuto ai microfoni della Web Radio di Romanews.eu parlando della sua carriera da calciatore e del momento attuale in casa Roma. Queste sono le sue parole:

Che significato è stato per te alzare un trofeo con la Roma?
Innanzitutto un grande ricordo: un trofeo di solito si alza alla fine della stagione dopo aver lottato in tutti i modi per cercare di raggiungere l’obiettivo.  Una sensazione splendida, anche perché durante l’anno ci sono sempre delle difficoltà che vanno assolutamente superate se si vuole fare mèta. In più alzare un trofeo a Roma è motivo di immenso orgoglio, davanti a un pubblico straordinario. Non ho alzato lo scudetto, ma tutti sanno cosa è successo in quel Roma-Lecce dopo una rincorsa incredibile: ci divertivamo noi e divertivamo il pubblico (pure non romanista) anche se dentro mi porto un grande rammarico per non aver vinto il tricolore e giocato poi l’anno dopo la Coppa dei Campioni”.

Hai appena parlato di divertimento in campo. Il calciatore si diverte solo se ha la testa sgombra?
Assolutamente sì. Il calciatore quando si diverte significa che è libero con la testa, e può fare delle giocate inaspettate e soprattutto importanti; riesce così a dare il 110% facendo cose sensazionali come ad es il gol da centrocampo di Florenzi col Barcellona. E poi, se i giocatori si divertono significa che la squadra è armonica e gioca bene, soprattutto quando si compete per le posizioni alte della classifica (altro esempio di divertimento può essere il Napoli di Sarri)”.

Che allenatore è Di Francesco? Trovi analogie con i tuoi vecchi mister giallorossi?
Mah, è difficile fare paragoni di questo genere: il calcio intanto è cambiato tanto, è diventato più veloce, sono cambiate le regole, le filosofie di gioco, c,’è più pressing e le squadre sono più corte. Di Francesco è un mister giovane, capace, intraprendente, e capisce certe situazioni essendo stato anche un calciatore della squadra che allena.

Quanto è lontana la Roma dalla Juve?
La Juventus è una macchina da guerra che sta sempre sul pezzo senza sbagliare quasi mai. Con l’addio di Marotta qualcosa forse si è inceppato, ma comunque complimenti alla Roma che ogni anno riesce a qualificarsi per la Champions e ciò non è cosa facile“.

Prima di De Rossi e Totti c’è stato Giannini. Che capitano era Il Principe?
Beppe, nato a Roma e cresciuto nel settore giovanile giallorosso, rappresentava Roma e la Roma, come oggi De Rossi e Totti. Conosceva bene lo spogliatoio e prendeva la squadra per mano, ma veniva sempre sostenuto dalla squadra, perché un capitano non fa mai tutto da solo, ha bisogno di più compagni possibili intorno e solo così il gruppo diventa unito”.

Dopo il calcio giocato hai intrapreso la carriera di dirigente, soprattutto come Ds dell’Udinese. Quali sono le tue sensazioni e il tuo modo di lavorare coi giovani?
“Innanzitutto la passione, senza quella non si va da nessuna parte. E poi mi è sempre piaciuto andare a scovare i giovani realmente e a fondo, e in questo sono cresciuto molto.  Siamo nell’era di Internet ma per me un calciatore va visto dal vivo: senti gli odori, le emozioni, e vedendolo da vicino si possono scoprire tante cose anche se gioca male”.

Hai un vice Strootman da consigliare a Monchi?
“Sì, ce l’ho, e la Roma lo sa. Non posso fare pubblicità al giocatore ma loro lo sanno. Ne avrei in mente uno che sembra nato come vice Strootman, ma a meno che Monchi non mi contatti il nome per ora deve restare segreto”.

Matteo Martini

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