ESCLUSIVA. Carpanesi: “Pallotta ha risollevato le sorti della Roma, nel tempo è stata costruita un’ottima squadra”

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ESCLUSIVA CARPANESI EX ROMA – “Da ragazzo giocavo nella squadra di mio padre in prima divisione, poi andai alla Fiorentina anche se non vedevo il calcio nel mio futuro. Debuttai due anni dopo a Ferrara, nell’anno dello scudetto. Nel 61, passai alla Roma per 110 milioni di lire. Dopo un difficile primo periodo di adattamento trovai la mia dimensione e rimasi per 6 anni vincendo diversi titoli. Nel 67 arrivò poi la richiesta della Sampdoria e accettai il trasferimento, lì trovai un ambiente molto diverso”. Sei anni, quasi 200 presenze, la prima Coppa Italia nella storia giallorossa nel 64 e l’unico, finora, trofeo internazionale della Roma, la Coppa delle Fiere nel 1961. Questo lo score di Sergio Carpanesi nella capitale che, in esclusiva alla redazione di Romanews, ha parlato di Totti, Spalletti e del momento della Roma.

TOTTI-SPALLETTI – “Luciano lo allenai a La Spezia. Risultava molto simpatico e non aveva la presunzione di diventare un grande giocatore o di allenare, è quindi una sorpresa per me vederlo a questi livelli. Spalletti iniziò ad allenare l’Empoli per caso. Allenava le giovanili e nel finale di stagione subentrò al tecnico della prima squadra, si salvò e fu confermato per l’anno successivo. Abbiamo sempre avuto un gran rapporto e spesso ancora ci sentiamo. Alla Roma ha dimostrato il suo valore valorizzando al massimo una rosa che oltre al secondo posto non poteva andare. Al suo ritorno fece benissimo, nella gestione di Totti ha dovuto fare delle scelte impopolari, ma un allenatore deve pensare prima alla squadra. Il calciatore intelligente non crea problemi e capisce che deve lasciare, così però non è stato. Luciano è una persona che usa i calciatori in funzione di un obiettivo da raggiungere. L’addio di Totti è stato meraviglioso, solo a Roma poteva accadere una cosa simile.”

TOTTI DIRIGENTE – “E’ difficile cambiare vita dall’oggi al domani e lui essendo stato un gran calciatore sta soffrendo il cambiamento. La Roma ha un personaggio che può discutere a tavolo con chiunque, deve trovare però una collocazione che lo qualifichi e che non sia marginale.”

IL MOMENTO DELLA ROMA – “La Roma nel tempo ha costruito un’ottima squadra. La stagione è caratterizzata dai momenti di flessione che subiscono i calciatori e la squadra ha sicuramente patito il calo degli esterni offensivi, non dimentichiamoci la cessione di Salah e di altri calciatori importanti. Inoltre mi sembra che stia mancando anche la centralità di De Rossi. In questo momento non è il massimo a livello qualitativo ma ha una buona rosa per finire l’annata”

SCUDETTO E CORSA CHAMPIONS – “La Juventus sta giocando male ma ha delle alternative, il Napoli viceversa, è una bellissima lotta.  Per la Champions è ancora una corsa a tre. La Roma ha le potenzialità per arrivare terza, la Lazio ha giocatori di qualità ma è ora in un momento importante di flessione. L’Inter mi sembra un po’ indietro rispetto le altre. Dipenderà molto dalle varie corse in Europa. Nazionale? Vedrei bene Gasperini, il calcio va rivoluzionato e rigenerato completamente.”

PALLOTTA – “L’ingresso degli americani è avvenuto perché la Roma era ormai della banca e loro hanno cercato di risollevare le sorti della società. Pur non arrivando mai al primo posto i risultati ci sono stati, sono state persone coerenti nel presentare quello che potevano fare e dando rilievo alla storia della Roma. Loro sicuramente non possono competere con gli sceicchi. I risultati quindi sono difficilmente migliorabili considerando le possibilità attuali. La Roma è ora in una fase di rinnovo e la società sta facendo delle scelte logiche.”

DIFFERENZE TRA LE EPOCHE “Ai miei tempi non potevano essere fatti grandi movimenti. Ora grazie ai contributi dei diritti tv e degli sponsor possono essere fatte operazioni diverse rispetto a prima. Gli attaccanti oggi, seppur normali, fanno molti gol per il tipo di marcatura che è diventata a zona e molti calciatori giovani vengono sopravvalutati. Prima gestire la squadra era più semplice, in settimana c’era una maggiore concorrenza per una maglia da titolare dovuta soprattutto alle disponibilità limitate a livello contrattuale. Nei contratti di oggi si firma per 5/6 anni quindi viene meno la fame nel conquistarsi un posto quotidianamente.”

DOPO L’ADDIO AL CALCIO “Quando ho finito di giocare ho iniziato ad allenare e sono riuscito a togliermi diverse soddisfazioni. Poi mi sono accorto che veniva sempre preferito chi disponeva uno sponsor o chi aveva il miglior procuratore, qualità che comunque si distaccano dalla bontà calcistica. Di conseguenza mi sono allontanato dal mondo del calcio e ora mi godo la famiglia, i nipoti e la bellezza di Firenze.”

                                                                                          Gianmarco Ricci-Luca Loghi

 

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