Dalla rimonta vincente alla rimonta subita: la parabola di Di Francesco e la lunga notte della Roma

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EDITORIALE – Finisce così l’avventura della Roma nella Champions 2018/19. Con l’immagine di Di Francesco arrabbiato, deluso e sconfortato sul divano del pullman societario, in isolamento voluto per riflettere sul futuro, quel futuro che è già presente. Quel futuro che poco meno di un anno fa sembrava di tutt’altro sapore. L’abruzzese viveva l’apice della sua carriera da allenatore raggiungendo le semifinali di Champions League dopo un quarto di finale da impazzire contro i mostri sacri del Barcellona. Dieci mesi dopo lo ritroviamo senza parole dopo l’eliminazione agli ottavi con il Porto. Nessuna spiegazione alle tv, alla stampa, ai tifosi.

INCIAMPA ANCHE MANOLAS – Un’eliminazione che sa di beffa per come è maturata: dal 2-1 dell’andata, alla rimonta dello Stadio Do Dragao. Colpevoli tutti, gran cuore tutti per aver lottato fino all’ultimo secondo dei tempi supplementari. Dalla più bella della favole, al più spaventoso degli incubi, ad aprire la fiera degli orrori, ci ha pensato Manolas, una stagione fa eroe della notte dell’Olimpico con il gol che eliminava Messi e compagni. A Oporto sbaglia anche il migliore dei difensori giallorossi, mentre altri sono stati spediti in tribuna.

ROMANI CUORE E LACRIME- Il migliore in campo è stato capitan De Rossi, guerriero con l’arma più tagliente, quel cuore oltre l’ostacolo che ha permesso alla Roma di pareggiare dopo il vantaggio lusitano che poteva tagliare le gambe. Uscito di scena Daniele, si è però spenta la luce.  Ci ha provato l’altro romano e romanista, a rialzare le sorti giallorosse. Florenzi, uno tra i più positivi prima dell’errore fatale, è andato invece a sbattere contro la trattenuta maledetta che ha concesso il rigore decisivo ai lusitani. Implacabili e coinvolgenti le lacrime vere, sincere, con cui ha chiuso la sua serata orribile: non voleva lasciare il campo, inconsolabile pure da Casillas, che da gran campione qual è prima di festeggiare il passaggio del turno, è corso a confortare l’avversario perso nel suo pianto a dirotto.

CONDANNATI DAL VAR E NON SOLO – Nei tempi supplementari la Roma ha retto e a tratti è sembrata anche in condizioni migliori del Porto, fino al 115′ quando come detto Florenzi ha trattenuto Fernando su un tiro cross di Pererira. L’arbitro ha concesso il rigore dopo aver consultato a lungo il Var: l’azione è dubbia perché potrebbe essere viziata dal fuorigioco. Come se non bastasse negli ultimi secondi  è stato negato un rigore a Shick, steso in area da Marega. Le valutazioni sbagliate dei fischietti di Porto lasciano l’amaro in bocca quanto se non di più degli errori tecnici e tattici commessi dalla Roma nella sua totalità. Intanto le prossime saranno ore di passione, in attesa di sapere se Di Francesco siederà ancora sulla panchina giallorossa.

Giulia Spiniello

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3 Commenti

  1. La RIVOLUZIONE necessità, ma non come quella dell’anno scorso in cui bastava sostituire 5 o 6 titolari e non quasi tutta la squadra, che ma se poi li sostituisci con PASTORE, NZONZI, SCHICK, SANTON, pagando un botto per acquisti ed ingaggi….. NON è COLPA dei TIFOSI, se non si vince NULLA da una VITA. O no? La DIFESA poi se fallisce Manolas….., chi marca?

  2. Roma piccola, senza giocatori di spicco e soprattutto senza un gioco .. in piu’ la convinzione che la Societa’ fara’ di tutto per vendere bene i migliori e per comprare nuove scommesse .. e la Roma saluta Campionato e sogni di Champions .. arrivederci a chissa’ quando ..

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