Analisi tattica. Sovrapposizioni e verticalizzazioni: così la Roma ha battuto lo Shakhtar

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ANALISI TATTICA – Serviva la gara perfetta, serviva la massima attenzione e dedizione in fase difensiva, serviva mettere pressione alla palla in base alla metà campo di riferimento, serviva un gol senza subirne uno per approdare ai quarti, e dopo 10 anni la Roma ritorna nelle prime 8 in Europa; in 90 minuti i giallorossi non concedono occasioni gol agli avversari, leggendo sempre bene la gara, e concedendo supremazia territoriale e possesso palla senza rischiare mai nulla, ed eccellendo nell’indice di pericolosità, unica vera componente che se sfruttata consente di vincere le gare.
MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Il 4-3-3 dei giallorossi, scontato nelle scelte, vede un Nainggolan equilibratore e giocatore preposto a portare il primo pressing con Dzeko, con gli sviluppi di gioco odierni più del consueto e finalmente,più verticali; Fonseca sceglie anch’esso la continuità nel suo 4-2-3-1 che diventa spesso un 4-1-4-1 sia in fase difensiva, sia quando Fred si abbassa per costruire, con una ricerca marcata del palleggio e meno ricerca della profondità rispetto alla gara di andata.
GARA INIZIALMENTE BLOCCATA, MA TATTICAMENTE INTERESSANTE – L’equilibrio col quale inizia la gara resiste per tutto il primo tempo, perché entrambe le squadre riescono a tenere il campo in base ai momenti, con la Roma che la legge meglio, ma come gli ucraini raramente riesce a dare l’impressione netta di potere arrivare al gol.
IL PRIMO STEP DELLA GARA – Il primo step importante dentro alla gara, per gli uomini di Di Francesco è, noblesse oblige, il pressing ultraoffensivo; che anche se è l’atteggiamento tattico che non sorprende Fonseca, che vede i suoi gestire palla da dietro (e senza alzare i ritmi), con Dzeko e Nainggolan che escono sui centrali difensivi, mentre Strootman e De Rossi scalano in avanti sui centrocampisti in ricezione, mentre Perotti ed Under stringono al centro, e con Fazio e Manolas che aggrediscono alti fin oltre la linea di metà campo, rimane un modo per limitare le fonti di gioco avversarie; gli ucraini non si scompongono,e sollecitano molto il retropassaggio al proprio portiere (ed è questo a testimoniare la bontà della pressione degli uomini di Di Francesco); di contro, in fase di palleggio Roma, De Rossi è preso in mezzo da Taison e Ferreira che gli chiudono le linee di passaggio in ricezione, tanto che spesso devono abbassarsi a turno Nainggolan e Strootman per cucire il gioco; in fase di possesso i giallorossi riescono da subito ad andare bene in verticale, distendendosi bene sugli esterni, ma non sempre Perotti e Under riescono a dare pericolosità alla loro azione offensiva, con una rinuncia inconsueta ai duelli dell’ 1 contro 1, tanto che diventano più incisive, all’interno della catena, le sovrapposizioni di Kolarov e Florenzi; gli ucraini in fase difensiva gremiscono gli spazi centrali,scoprendo le fasce e cercando di ripartire col palleggio verso la propria corsia di sinistra, dove un Under non sempre disciplinato ritarda l’assistenza a Florenzi, che quando viene preso in mezzo da Ismaily e Bernard va inevitabilmente in sofferenza.
SECONDO STEP DELLA GARA – Ma gradualmente la fase difensiva della Roma migliora i suoi movimenti e adeguamenti, e il secondo e decisivo step della serata per i giallorossi fa il suo ingresso nella gara; infatti, quando la Roma é costretta nella propria metà campo dal possesso palla avversario, la fase difensiva è impeccabile, perchè viene sempre messa pressione al portatore di palla, con scivolamenti e coperture che rendono serrati i reparti, e non facendo l’errore di altre volte di difendere solo di posizione; in alcuni frangenti Perotti e Under stringono troppo in fase difensiva, arrivando tardi nello scivolamento quando gli ucraini spostano palla sugli esterni.
TERZO STEP DELLA GARA – Quando si chiude la Roma continua a trovare spazi per ripartire bene sugli esterni, con verticalizzazione, ma anche con i cambi di gioco, e ben presto emergono le difficoltà di lettura da parte della linea ucraina, della palla scoperta e della difficoltà nel fronteggiare i palloni alle spalle (i due centrali non sono veloci); diventa così importante cercare palloni in profondità.
LA RIPRESA – Si riparte uguali, e alla prima situazione in cui la palla, attraverso una magia di Strootman, plana alle spalle della difesa ucraina Dzeko sblocca e indirizza la partita; e la Roma di stasera sa cantare e portare la croce, con Perotti perfetto in fase difensiva (e per questo paga lucidità in fase offensiva) e con una disciplina tattica completa da parte di tutti; gli uomini di Fonseca non sono mai pericolosi, mentre per Di Francesco comincia ad affiorare il rammarico delle molte situazioni che i suoi gestiscono in maniera negativa per chiudere la gara in contropiede; si entra nell’ultimo quarto di gara,e serve lucidità e freschezza atletica, e con Gerson (esce Under) la Roma ha meno velocità in ripartenza, ma il brasiliano sa come posizionarsi nel raddoppio difensivo con Florenzi; ora diventa importante gestire palla dopo la riconquista, e Perotti e Dzeko salgono in cattedra, col bosniaco che sorprende ancora una volta i centrali avversari provocando l’espulsione; Fonseca tenta il tutto per tutto con un super offensivo 4-1-4, con Bernard che va a destra; nei 10 minuti finali la Roma non sempre riesce a difendere bassa mettendo pressione e la capacità di essere guizzanti nell’1vs1 degli ucraini rende faticoso togliergli il pallone, ma i giallorossi devono assolutamente  uscire ed alzarsi; esce Dzeko, stremato, e con El Shaarawy la Roma ha più velocità per ripartire ma meno fisicità nel tenere palla, per cui deve spesso buttarla lunga per alzare linea difensiva; con l’italo-egiziano a chiudere sulla sinistra, è Perotti a finire la gara da falso nove anche perché quello vero è appena uscito per suggellare, con l’applauso di tutto l’Olimpico, la prestazione, il gol, e la qualificazione ai quarti che dall’urna di 8 mesi fa sembrava utopia.
Maurizio Rafaiani 

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