Analisi tattica, scarsa attenzione e possesso palla inutile: la Roma non sa reagire

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ANALISI TATTICA – Un mese senza vittoria, un’altra prestazione inadeguata,un futuro sempre più a tinte fosche, soluzioni che appaiono inesistenti, per la Roma rimane ancora più evidente lo stato di massima allerta che accompagna i giallorossi in un percorso sempre più difficile, in una gara dove di tattico c’è poco o nulla,ma di tragico (volendo anche tragicomico) tutto. A qualificazione acquisita rimane lo smarrimento per l’ennesima prestazione aberrante negli episodi,e nella trama dai risvolti talmente fantasiosi che anche il più audace dei romanzieri non saprebbe fare altrettanto.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Vrba promette battaglia, perché la qualificazione all’Europa League rimane un obiettivo perseguibile e alla portata, e il suo 4-4-2 molto scolastico vive di fiammate sulle catene esterne dove si rinnovano i duelli con le catene contrapposte dei giallorossi, che per larghi tratti di gara patiscono l’intraprendenza e la corsa brillante negli spazi, con gli interscambi dai tempi apprezzabili, mentre in mezzo al campo la palla viaggia il minimo indispensabile. Di Francesco conferma il 4-2-3-1 senza attingere al turn over se non nei ruoli obbligati, con Santon e Marcano in campo alla ricerca di minutaggio e certezze sempre meno evidenti.

PRIMO TEMPO ROMA, PARTITA CASUALE – Dai primi minuti il possesso della Roma trova i parametri consueti, ma la supremazia territoriale non trova sbocchi finali, e ogni transizione avversaria diventa la possibilità di distendersi sugli spazi esterni, con le catene ben supportate anche dai terzini in appoggio. Il Plzen non eccelle nel possesso, e la supremazia territoriale non è ricercata, così come la capacità di produrre qualche offensiva è legata esclusivamente al capitalizzare i pochi momenti in cui la Roma perde il dominio del gioco e le distanze. Sul fronte avanzato manca la pressione sul portatore di palla, e per Cristante e Nzonzi diventa ben presto fastidioso dovere scivolare costantemente sugli esterni per ripristinare la superiorità numerica, con i terzini spesso fuori zona e in ripiegamento.

DOPO UN ORA DI GIOCO IL CASO IRROMPE SULLA GARA – Zaniolo rileva Pastore dopo un ora di gioco, ma il cambio è un normale avvicendamento atto a fare respirare l’argentino, mentre l’ennesima ripartenza sugli esterni coglie fuori Kolarov e in ritardo Santon, e una squadra con poco equilibrio finisce per accusare il contraccolpo uscendo da una gara che aveva già poco interpretato, pressoché inoffensiva nell’indice di pericolosità dimostrato, e nonostante il pari casuale di Under, sarà ancora una volta la poca attenzione e determinazione a generare una nuova sconfitta. I giocatori sono incapaci di reagire, il linguaggio del corpo dei protagonisti è sempre rivolto al peggio, la Roma è sempre più un caso psicologico di difficile soluzione e si fa fatica a capire cosa possa succedere.

Maurizio Rafaiani


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