Analisi tattica. Poca lucidità e difficoltà di palleggio: Lazio-Roma termina 0-0

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ANALISI TATTICA – La Roma sulle ali dell’entusiasmo si presenta al derby con credenziali importanti, al cospetto della Lazio che dovrebbe ancora risentire delle scorie dell’eliminazione bruciante, ma scopre che la gara di Champions le ha tolto energie fisiche importanti, che la prestazione roboante aveva fatto passare in secondo piano; se Roma e Lazio per larghi tratti di gara non si pungono, dando vita ad una gara in certi momenti brutta e noiosa, sono i 10 minuti finali che lasciano l’amaro in bocca alla Roma che, in superiorità numerica, si scontra per la 20esima volta in stagione con i pali, che tarpano il tentativo di allungo in classifica; ancora una volta la porta di Alisson è inviolata, e anche il miglior attacco del campionato deve inchinarsi ai concetti difensivi espressi dalla squadra di Di Francesco.

 

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Inzaghi conosce le intenzioni di Di Francesco e gli oppone un 3-5-2 dove Anderson e Immobile giostrano sulla ricerca della profondità, con Marusic e Lulic a dare ampiezza, e con Milinkovic e Parolo a buttarsi dentro senza palla, nei corridoi centrali; Di Francesco dimostra di avere apprezzato il 3-4-1-2 e lo ripropone con l’unica variante di Peres in luogo di Florenzi, con Nainggolan ad equilibrare entrambe le fasi, ed agire alle spalle di Dzeko e Schick.

GARA FRAMMENTATA E POCHE EMOZIONI – L’atteggiamento iniziale delle squadre è volenteroso, ma poco efficace, con la Roma che porta da subito la consueta pressione alta, e con la Lazio che di conseguenza non rischia lanciando lungo; con la Roma in possesso palla la Lazio non concede profonditá, e nel computo generale i giallorossi si fanno preferire per possesso palla superiore, supremazia territoriale e indice di pericolosità complessivamente, e con due pali che gridano ancora vendetta; scalando alta, per la Roma diventa fondamentale leggere bene la palla palla scoperta, perche’ diversamente Immobile e Anderson possono andare a giocare negli spazi verticali; la Lazio palleggia poco, e oltre alla ricerca della verticalizzazione immediata da dietro, lavora molto su cambi di gioco; i molti momenti interlocutori della gara sono rotti da alcuni sussulti, da un lato perché i giallorossi gestiscono in maniera superficiale più di un disimpegno,dall’altro perché quando la Roma riesce ad uscire in maniera pulita da dietro entra senza problemi negli spazi offensivi per la rifinitura, trovando spazi ed allungando l’avversario; Marusic va a prendere alto Kolarov, mentre Lulic non sempre é puntuale nella sua fase difensiva su Peres, per cui a sinistra Nainngolan deve attaccare lo spazio alle spalle del terzino.

DIFFICOLTA’ DI PALLEGGIO – La Roma non deve sbagliare il possesso nella propria metà campo, perché la Lazio con un semplice gioco avanti/gioco dietro/gioco avanti può monetizzare ogni ripartenza; Inzaghi teme la qualità di palleggio di Fazio, per cui Jesus e Manolas (ancora una volta centrale della linea a 3) vengono lasciati giocare, mentre quando la palla va a Fazio c è Milinkovic immediato nell’uscire su di lui; la possibilità di creare pericoli all’interno della gara nasce sempre da quanto riesce ad essere sporca o pulita nel palleggio, perché sporcarlo significa fare prendere campo alla Lazio; Schick si isola un po’ troppo e Dzeko dovrebbe stargli vicino, in maniera da potere fraseggiare, ma certe difficoltà nel palleggio dei compagni provoca difficoltà nel raggiungerli, e conseguentemente la Lazio riprende campo; e quando cio’ avviene, la Roma non riesce a portare un pressing coordinato davanti rischiando dietro, perché ogni palla alle spalle della linea può essere decisiva; nei 10 minuti finali del tempo la Roma si rianima, dando fondo alle energie fisiche e nervose.

RIPRESA FOTOCOPIA – Gara molto frammentata, Mazzoleni fischia molto, si riparte uguale con gli schieramenti; come sempre la Roma ha bisogno di palleggiare pulito altrimenti la Lazio riprende campo, ma col cambio di Under al posto di Schick riparte in velocità; con Luis Alberto, Inzaghi passa al 3-5-1-1, perdendo in velocità ma guadagnando nelle combinazioni e assist, mentre con Lukaku riparte con grande velocità a sinistra, obbligando Peres agli straordinari; in certi momenti la Roma non trova la forza di accompagnare le ripartenze su Under, ma con Florenzi e Peres (ora a sinistra) esterni, nel 3-4-1-2 e Kolarov centrale, la Roma rimette in sesto la gara, e con la Lazio in 10, sono proprio Fazio e Kolarov i braccetti per palleggiare bene dietro; la Lazio con dei cartellini gialli dal primo tempo, paga dazio a 10 minuti dalla fine perdendo Radu per somma d’ammonizioni.

FORCING FINALE NON SEMPRE LUCIDO – Con la superiorità numerica dovrebbe cominciare una nuova gara per i giallorossi, che dovrebbero palleggiare ancora meglio, e con l’ingresso di El Shaarawy si passa al 4-2-3-1, mentre Inzaghi va a un 5-3-1, con Milinkovic prima punta, e Alberto in appoggio; ma la Roma gestisce male la superiorità, non andando in ampiezza, e quando solo nel finale lo fa, per 2 volte crea occasioni gol per la testa di Dzeko, mentre sul destro del bosniaco, che sibila al palo, si chiude l’ultima possibilità di fare propria la gara.

Maurizio Rafaiani

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2 Commenti

  1. dopo il pari dell’inter e considerate le tossine nei muscoli, la puzza di pareggio era nell’aria. Mazzoleni ne era il custode.
    Tornati a giocare di sera meglio che tutti tornassero a casa mezzo contenti e cio’ mantiene la citta’ nella sua mediocrita’ anche se stavolta si trattava di CL.
    Non ci si scolla da chi e’ nato prima o altre baggianate e anche lo sfotto’ e’ di molto regredito rispetto al passato.In tribuna i soliti dinosauri. Uffa !

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