Analisi tattica: nella ripresa più supremazia territoriale e occasioni, ma la Roma resta ferma al palo

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ANALISI TATTICA – Nella settimana più difficile, a livello mediatico, della sua stagione, la Roma impatta al Mapei Stadium consegnandosi ai preliminari di Europa League e a un futuro alquanto nebuloso e inquietante, con tanto di contestazione dei tifosi al seguito, che rappresenta un senso di continuità con quanto accaduto in settimana, riguardo l’affare De Rossi. Un pareggio che certifica il fallimento di una stagione, ma al tempo stesso, di 8 anni di insuccessi sportivi per i quali la proprietà sarà chiamata a rendere conto nei prossimi mesi.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCO – Ranieri si affida al 4-3-3 già convincente della vittoriosa gara con i campioni d’Italia di 7 giorni orsono, con una linea difensiva dove Jesus rileva l’infortunato Manolas, mentre Under riparte, sul fronte avanzato, dai 20 minuti della gara stessa, con i restanti 9 undicesimi giallorossi che disegnano sul campo le geometrie della gara precedente, dimostrando il buon addestramento settimanale in preparazione alla partita. De Zerbi se la gioca con un 4-3-3 speculare e molto dinamico negli interpreti, con Magnanelli a dettare tempi e regalare equilibrio alla fase difensiva, mentre Duncan e Locatelli palleggiano ai suoi fianchi, e si inseriscono in appoggio all’azione. Davanti Djuricic agisce centralmente, con Berardi sul centro-destra e Boga sull out opposto, attaccanti di piede opposto che si sacrificano molto in fase difensiva e che si muovono costantemente sul fronte avanzato, ora creando superiorità numeriche in zona palla, ora gestendo l’1 contro 1 che porti al gol.

INIZIO EQUILIBRATO, LE SQUADRE SVILUPPANO SECONDO CARATTERISTICHE – Con Djuricic che attenziona Nzonzi, unica componente tattica dentro alla gara, il Sassuolo libero di testa e nobilita la sua filosofia fatta di calcio propositivo e di possesso palla, triangolazioni e fraseggi nello stretto, con circolazione veloce e mantenimento di squadra corta, costruzione paziente dal basso, e ricerca dell’uomo tra le linee orientato verso la porta avversaria, che vada ad imbucare o rifinire, oppure la ricerca in velocità dell 1 contro 1 da parte della punta esterna ogniqualvolta guadagna spazio e tempi di gioco sulle corsie esterne. Gli uomini di De Zerbi leggono sempre bene la posizione della palla ed è interessante come gli emiliani ricerchino molto l’interscambio nelle catene esterne composte da terzino, mezzala, punta esterna, con movimenti sincronizzati, così come negli sviluppi centrali le 3 punte giochino vicine, con i terzini entrambi contemporaneamente in ampiezza, e i due centrali difensivi molto alti. La Roma cerca di far valere il suo tasso tecnico superiore con una condotta di gara dal ritmo compassato per un ora di gioco (animato improvvisamente nel finale) e che porti le catene esterne ad interagire con Dzeko, onde evitarne l’isolamento di molte gare precedenti. Le mezzali Zaniolo e Cristante sono sempre pronte ad accompagnare l’azione, occupando sempre l’area, mentre El Shaarawy e Under cercano accelerazioni non facili negli spazi che gli emiliani cercano di rendere impraticabili sull’esterno.

RISCHI MINIMI, GARA ANCHE DI ATTENZIONE DIFENSIVA – Il Sassuolo fa densità e scivola molto in zona palla, specie sugli esterni, dove raddoppia e triplica sul portatore di palla avversario cercando di obbligare ad un passaggio all’indietro o a perdere tempi di gioco e spazi favorevoli. Per i giallorossi diventa importante lavorare sui cambi di gioco, tanto che le poche situazioni di pericolo che la Roma crea, nella prima ora di gioco, nascono proprio da tale sviluppo tattico strategico.

RIPRESA: LA ROMA SERRA I TEMPI CON UN FORCING CHE CREA, MA NON PRODUCE IL VANTAGGIO – La ripresa riparte con gli stessi 22 in campo, con la Roma che aumenta via via supremazia territoriale e percentuali di possesso, concedendo solo azioni di alleggerimento in uscita agli uomini di De Zerbi, mentre l’indice di pericolosità trova l’impennata decisiva quando i giallorossi cominciano a serrare i tempi e a disegnare traccianti verso all’area di rigore, da ogni zona degli ultimi 30 metri offensivi. Con Kluivert per Under Ranieri cerca, come con la Juventus, gli strappi e le accelerazioni finali, mentre con Pastore per Zaniolo la qualità per l’invenzione finale, in una sorta di 4-2-3-1 dove l’argentino dovrebbe incidere, senza riuscirci però al fischio finale. Col Sassuolo alle corde anche Perotti fa il suo ingresso nel tentativo di trovare gli ultimi spunti decisivi, e De Zerbi corre ai ripari con Brignola e Di Francesco, forze fresche per rialzare il baricentro e ripartire, evitando di farsi schiacciare. Ma il tecnico emiliano, quando è pronto per capitolare, trova un alleato insperato nelle imprecisioni incredibili sotto porta di Dzeko, El Shaarawy, Pastore, Kluivert, Fazio, così come i soliti pali (costante dei giallorossi), il palo, compagno di viaggio di chi non ha mai fatto tutto il possibile per accattivarsi quella dispettosa e matrigna signora che risponde al nome di dea bendata. Dopo 7 anni di musichetta, sarà dunque l’Europa League la nuova compagna di viaggio infrasettimanale dei giallorossi, preliminare permettendo, ma tale scenario rimane sicuramente il meno preoccupante rispetto alle priorità gestionali.

Maurizio Rafaiani

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5 Commenti

  1. Ranieri anziché fare il fenomeno mediatico avrebbe dovuto dare qualche idea di gioco alla Roma, senza dare alibi a sti viziati, il Sassuolo spesso ci ha messo alle corde.
    Colpa di Di Francesco eh?

  2. Cert, colpa di Di Francesco! Con tifosi tanto ciechi e incompetenti da rimpiangere l’artefice n°2 del disastro-Roma che a buttato a mare sette anni di permanenza nelle primissime posizioni di un campionato difficile come quello italiano non combineremo mai niente di niente. Supponente e attaccato alla poltrona nonostante l’evidenza (7 a 1 alla carissimo Fiorentina è un’onta che rimarrà per sempre), il duetto abruzzese è stato il braccio armato del “Monchi Horror Show”. Lo spagnolo è stato, in effetti, il boia spietato dello spirito, il senso d’appartenenza e la qualità tecnica della squadra.

  3. Se si riflette la differenza tra la posizione attuale della squadra e quella della stagione precedente è di circa 6 punti. Quanti punti in più avrebbe portato il solo alisson ? Aggiungiamoci i punti in più che avrebbe prodotto il centrocampo con un uomo squadra come strootman .Con ciò non voglio fare colpe ajjja presidenza: può darsi che le cessioni fossero inevitabili, anche se su Strootman dubito. Però reputo disonesto buttare la croce addosso ai giocatori, specie da parte delle radio che hanno entusiasticamente appoggiato la campagna acquisti ( Strootman :un invalido, Naingollan :una via di mezzo tra jack the ripper e ted bundy) e ora per non ammettere di aver detto fesserie insultano i giocatori con metodi colombiani ( Indegni , fate schifo, bisogna entrare negli spogliatoi con la mazza da baseball… )

  4. colpa dei giocatori….a genova passi in vantaggio a 5 minuti dalla fine e rischi addirittura di perdere….a bergamo 0-3 3-3…cagliari idem…ieri occasioni su occasioni e non la butti dentro…ma di cosa parliamo saremmo stati in champions gia´con la vittoria di genova e ieri…

  5. Appunto, se fossero stati più bravi, avrebbero vinto. O si pensa che siano masochisti? La stagione scorsa hanno fatto bene ma alla fine hanno lottato per il terzo/quarto posto. Questo anno era ovvio che, senza Alisson Strottman e Naingollan, avrebbero lottato per il quinto/sesto posto. Il prossimo anno, senza gli indegni Dzeko, Manolas, Kolarof e altri, chissà quanti, lotterà no per non fare la fine della fiorentina e il coro dei radiolari e dei loro fans dirà che manca lo spirito. Magari in serie B o C ci sarà qualcuno che si chiama Spirito

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