Analisi tattica, manovra troppo lenta e prevedibile: mancano qualità e determinazione

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di francesco nzonzi

ANALISI TATTICA ROMA – Da una squadra bipolare, atavicamente preda di ricadute rovinose, incapace di trovare continuità di risultati e prestazioni nel medio periodo, estremamente carente di determinazione e cattiveria, e poco qualitativa nei momenti di performance impegnativa, non ci si poteva che aspettare l’ennesima prestazione da lasciare attoniti anche i più ottimisti. Una squadra incapace, nonostante percentuali bulgare di possesso palla e supremazia territoriale, di creare i presupposti per offendere e trovare un indice di pericolosità degno di nome, e con letture banali,elementari, inoffensivo, a tratti irritanti. La squadra sembra quasi che in certi momenti non sia interessata a nobilitare con entusiasmo quello che dovrebbe essere un gusto creativo allenato durante la settimana, e colpevolmente ignorato durante la gara.

MODULI E SVILUPPI DI GIOCODi Francesco prosegue sul 4-2-3-1 con alcune scelte obbligate, viste le assenze illustri, e con Schick che consente a Dzeko di tirare il fiato, anche in vista del match di Champions di mercoledì, con Kluivert e El Shaarawy ai lati del campo, con gli sviluppi di gioco consueti sulle catene esterne, e con Nzonzi a gestire il palleggio, mentre Cristante agisce nel movimento a pendolo con Pellegrini vero trequartista della squadra. Per Nicola un 5-3-1-1 dove la ricerca della densità centrale è evidente, così come il ripartire sulla velocità di Lasagna sarebbe potuto esser più opportuno, ma nonostante la discutibile scelta del giocatore da accostare a De Paul non sia delle migliori (gioca Pussetto, più abile nel fare salire la squadra), i demeriti pesanti della Roma sapranno essere superiori nel decretare scelte e risultato finale.

PRIMO TEMPO DI RINUNCIA TOTALE DELL’UDINESE, LA ROMA SI PRENDE TUTTO TRANNE IL GOL – Agli albori della gara Nicola rinuncia completamente a gestire la partita attuando un sotto palla totale con tutti gli effettivi,senza attenzioni particolari verso i giocatori giallorossi, ma con l’unico intento di lasciare iniziativa e campo alla Roma, recuperando palla bassa,rinunciando al palleggio, e ripartendo in contropiede sui due attaccanti di giornata e le mezzali (solitamente Fofana) che riescono a supportare l’azione. La marcata densità centrale dei friulani concede spazi sulle corsie esterne, dove non sempre scivolano in tempo a chiudere e contrastare le catene esterne della Roma, che lavora con pazienza sul giro palla e sui cambi di gioco necessari. Ma a fronte di possesso palla e supremazia territoriale, l’iniziativa della Roma deve sempre passare attraverso Pellegrini, che deve sempre muoversi verso zona palla per creare superiorità,perché nel corridoio centrale dietro a Schick, ne lui ne Cristante riescono s trovare spazi praticabili. Sugli esterni i giallorosse trovano spazi (la velocità di Kluivert viene però poco sollecitata) che però non sfruttano, per via di una manovra lenta, prevedibile, compassata, prova delle accelerazioni necessarie, delle letture adeguate, e della determinazione nel volere determinare qualcosa di importante. Tanto che troppo presto diventano i calci piazzati, corner,tiri dalla distanza, le uniche è improbabili possibilità attraverso le quali sbloccare la gara. L’Udinese cerca di tenere la prima parte di gara, senza dare profondità e spazi centrali, inibendo il tentativo di sviluppare qualità alla Roma in spazi e tempi più dilatati. Nel complesso una partita bruttissima, ma bisogna essere in 2 per mettere in campo uno spettacolo degno di nota.

LA ROMA SUBISCE IL GOL FIGLIO DEL SUO ATTEGGIAMENTO – Sarebbe in gare come queste che servirebbe l’1contro1 di Perotti, o la qualità di rifinitura o palleggio di Pastore, per incidere su una manovra che non ha sbocchi concreti, e laddove questa impalpabilita si tramuta nel nulla siderale in termini di conclusioni sul fronte avanzato, su quello arretrato la mollezza degli interpreti consente a De Paul di scrivere a caratteri cubitali sulla gara la sua voglia di riscatto, con una prepotente percussione centrale resa ancora più devastante da Fazio e compagni. Mentre davanti Schick è sempre da solo con 3 centrali, e Pellegrini e Cristante continuano a non entrare dietro a lui, la gara si fa sempre più dura. Dopo lo svantaggio, per la Roma è solo una gara di nervi, dove si tratta solo di capire a quale dei giocatori non va di perdere, ma l’interrogativo diventa col passare dei minuti impietoso e generale. Con Dzeko per Schick in campo non cambia nulla, neanche nel risultato, anche lui va a giocare da solo contro 3 e non la prende neanche lui, se non con alcuni colpi di testa velleitari su alcuni cross figli di una manovra che non ha più una logica ne un anima. Sempre dura andare a giocare in casa di una squadra discreta che non vince da 7 gare, perché la casualità esula anche dalla aspetto tattico, soprattutto se non ci metti determinazione e idee giuste. Nicola inserisce Machis per lo stanchissimo De Paul, mentre la Roma continua nella sua manovra senza nessuna qualità di gioco e ritmo lento. Con l’ingresso di Zaniolo per l’infortunio di Pellegrini, l’unico a metterci qualcosa, il quadro è quello che i giocatori sono questi, e se l’avversario si chiude non ci sono giocatori di qualità tale da superare certe difese compatte. Questa squadra non è in grado di volere le cose in grande ma, determinazione assente o non adeguata a parte, molto perché non ha una qualità tale per poterlo fare, ed è una squadra che oltre certi limiti. NON PUO ANDARE.

Maurizio Rafaiani

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4 Commenti

  1. La qualità manca da fine luglio, e quando qualcuno di noi lo faceva notare, era laziale o juventino, non che adesso gongoliamo per le previsioni azzeccate, ma la situazione è grave, qui si rischia di mancare anche la quelificazione in Europa League.

  2. La cosa terribile è che sembra una squadra che non ha mai una idea una soluzione di gioco.
    Quando attacca e fa il possesso palla, lo fa in modo banale senza aver mai un sussulto, praticamente fa il solletico agli avversari.
    Quando si aprono gli spazi e si potrebbero sfruttare i contropiedi non li sappiamo fare.
    Anche ieri, nel secondo tempo buttate via, almeno tre ripartenze micidiali, dove in superiorità numerica, invece di dare la palla avanti i nostri eroi si sono fermati e l’hanno data dietro.
    Qui manca proprio l’A B C del calcio, manca qualcuno che evidentemente non gli ha saputo insegnare nulla.
    Ormai questo è un campionato andato dove non si arriverà neanche in Europa league, perso per perso, mandiamo via questo pesce lesso di allenatore e chiamiamo Zeman.
    Ci farebbe perdere lo stesso numero di partite, che perderemo con il nostro pesce lesso, però Zeman sarebbe capace di insegnare qualcosa e soprattutto sarebbe capace di valorizzare al massimo più di qualche giocatore, che per una società di trading come la nostra è di vitale importanza.

  3. Per me non manca la qualità dei giocatori, ma la qualità del gioco! Non si hanno schemi d’attacco per squadre che giocano chiuso. Questo è ribadito dai numeri degli scontri contro le sei squadre ultime in classifica (solo 7 punti su 6 partite). DF al Sassuolo era abituato a giocare contro squadre che giocavano aperto, perché chiaramente superiori e su quello è diventato anche bravo. Purtroppo non riesce a trovare e provare uno schema valido contro chi gioca chiuso. Ci aspettano tempi bui in Campionato.

  4. Il problema è che sono stati presi attaccanti che rendono al massimo in squadre che giocano in contropiede. Kluivert o shick non sono scarsi ma hanno bisogno di spazi per giocare bene solo che contro la Roma si chiudono tutti. Per questo nel calcio moderno servono attaccanti più fisici e robusti come Mandzukic Dzeko.
    Mercato sbagliato e vorrei capire le colpe di Difra considerando le fantastiche alternative vi erano in panchina… peraltro è una vergogna che per non ammettere che lo sbaglio è nella dirigenza accusare Difra…

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