NEWS DELLA GIORNATA – Tutte le news della giornata giallorossa raccolte per voi in un articolo: buona lettura!

Emergenza Coronavirus

Torna ad aumentare il numero quotidiano di vittime con coronavirus in Italia: dopo giorni in cui il valore era rimasto sotto i 200, torna a salire nettamente sopra questa soglia con 262 deceduti. Un dato che si accompagna però a un nuovo minimo storico del rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati, con un calo della platea totale dei malati di oltre duemila unità. Resta la Lombardia la regione centro dell’epidemia, con un nuovo caso su due. Dei 992 tamponi positivi rilevati oggi, la maggior parte sono in Lombardia, con 522 nuovi positivi (il 52,6% dei nuovi contagi). Tra le altre regioni più colpite dal coronavirus, l’incremento di casi è di 151 casi in Piemonte, 77 in Emilia Romagna, di 32 in Veneto, di 30 in Toscana, di 65 in Liguria e di 41 nel Lazio. I guariti sono 2747.

La Serie A riparte. Forse…

La Serie A ha individuato la data per ripartire: il 14 giugno. A confermarlo è stato anche il presidente del Coni Giovanni Malagò in mattinata: “Al 99.9% il campionato di Serie A riparte il 13 giugno. La sfida tra alcuni medici e il CTS non la capisco. Si sta facendo di tutto per ricominciare, è l’obiettivo primario. Una volta ricominciato, non so quando finirà, ci vorrebbe la palla di vetro”, le sue parole a Rai Radio 2. Continua a tenere banco, però, la discussione sul protocollo imposto dal Comitato Tecnico Scientifico sulla questione dei nuovi positivi: il CTS insiste per la quarantena di squadra per 14 giorni, mentre i presidenti di Serie A spingono per isolare il calciatore che dovesse rivelarsi contagiato dal coronavirus. “Se non cambia il protocollo, e si riduce la quarantena ad una settimana, sarà impossibile giocare” spiegano molti presidenti. “Anche perché – continuano alcuni numeri uno della A – con 124 partite, spostamenti continui, in 40 giorni è quasi impossibile che non salti fuori un positivo. E in quel caso, addio campionato. La quarantena da giugno va ridotta ad una settimana”. Qualcuno si è convinto che queste norme così severe siano solo un escamotage per costringerli a chiudere tutto. Perplessità ribadite ancora una volta anche dai calciatori attraverso un comunicato dell’Aic: “Le perplessità tra noi condivise riguardano soprattutto le tempistiche della ripresa e la gestione di eventuali nuove positività. Con il nuovo protocollo c’è un rischio concreto di un nuovo stop appena si ripartirà: non garantisce la fine del campionato”.

Parla Juan Jesus

Juan Jesus si racconta. Il difensore brasiliano ha concesso una lunga intervista al sito ufficiale del club dove ha parlato della sua infanzia, della ripresa degli allenamenti e tanto altro ancora. “Sono nato a Belo Horizonte ma sono cresciuto poco fuori città, a Betim. Nella mia vita non ho mai avuto problemi di povertà, mio papà lavorava e ci ha sempre dato tutto. Dove sono cresciuto giocavamo sempre per strada, una via contro l’altra, tipo via numero 6 contro via numero 5 dove abitavamo, era così quasi tutte le sere perché di solito studiavamo la mattina e nel primo pomeriggio ci incontravamo nel campetto del quartiere e ci sfidavamo. Ho sempre voluto fare il calciatore, da quando ho saputo cos’è un pallone. A 14 anni uscivo da scuola, pranzavo velocemente e da solo prendevo un autobus fino alla stazione più vicina, da lì altri 40 minuti in treno e arrivavo al campo di allenamento, che era di terra”. L’ex Inter si è poi soffermato sul suo periodo di quarantena: “È stato impegnativo restare tutti per così tanto tempo in casa. Personalmente mi ritengo sempre molto fortunato, avendo il giardino ho goduto di uno spazio di sfogo. Sono fortunato anche perché faccio questo lavoro che prendo sempre come una benedizione, non posso lamentarmi di nulla ma ovviamente sono dispiaciuto perché non ci siamo potuti allenare e abbiamo dovuto abbandonare la nostra routine. Quello che conta però è la salute delle persone, quindi ho cercato di viverla con un atteggiamento più positivo possibile. Ho imparato a fare tante cose come i cheesecake e altri dolci. Ho fatto giardinaggio, ho comprato tanti attrezzi anche per tagliare le siepi. Ho sistemato casa, la dispensa, lo spogliatoio della piscina. Ho cercato di inventare nuovi giochi per mio figlio, gli ho letto dei libri e la Bibbia”. Sulla ripresa degli allenamenti ha aggiunto: “Il ritorno è stato un po’ strano, eravamo abituati a salutarci, scherzare, abbracciarci. Ora invece dobbiamo rimanere a distanza. Anche nel lavoro mi mancano tanto le esercitazioni di gruppo sul possesso palla. Per ora la situazione è questa ma gli allenamenti stanno andando bene, stiamo rimettendo benzina in corpo per farci trovare pronti”. Riguardo il futuro Jesus ha pochi dubbi: “A Roma sto benissimo, ci sentiamo quasi italiani, sono otto anni che stiamo qui, siamo cresciuti qui, anche mia moglie dice che qui è più casa nostra che in Brasile dove andiamo sempre di corsa per andare a trovare tutti. Qui ci sentiamo a casa”.

Caso Lazio: viola il protocollo con le partitelle?

In Serie A scoppia il caso Lazio. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, infatti, a Formello la squadra biancoceleste si è portata avanti con il lavoro, aggirando le norme vigenti che vietano gli allenamenti di gruppo. Partitella tre contro tre, una per ogni turno di allenamento, che però non è consentita. Non si tratterebbe di un caso isolato: secondo le voci che circolano, la Lazio non è l’unica squadra che ha cominciato a intensificare i ritmi. Di certo la società biancoceleste si sente al sicuro dal punto di vista delle precauzioni a tutela dei calciatori, tanto che il responsabile sanitario del club, Ivo Pulcini, ha spiegato: “Il nostro centro sportivo è sanificato, ai calciatori vengono rilevati tutti i dati: temperatura, frequenza cardiaca, ossimetria. Se superano il cancello non significa che sono sani, ma che sono perfetti. Teoricamente potrebbero anche allenarsi in maniera collettiva”.

Pallotta cerca acquirenti: possibile piano B dall’Arabia Saudita

Le trattative tra Pallotta e Friedkin per la cessione della Roma sono momentaneamente interrotte. Il coronavirus ha bloccato il passaggio di proprietà al magnate texano che, se non si dovessero trovare nuovi accordi, potrebbe non avvenire mai. Intanto, però, l’attuale presidente capitolino ha dato mandato a Goldman Sachs di cercare nuovi investitori interessati al dossier. Da Londra rimbalza la notizia di un interessamento al club – rilanciato anche da alcuni siti sportivi arabi – di uno dei fondi sovrani, che farebbe capo a Muhammad bin Salman, figlio del re Salman e quindi principe ereditario saudita, 34 anni, vice Primo Ministro e ministro della Difesa del Paese, naturalmente ricchissimo. Chi volesse già avere un successore di Pallotta, però, farebbe bene ad essere cauto. Com’è noto, il principe saudita sta cercando da settimane di acquistare il Newcastle, in Premier League, sborsando oltre 400 milioni di euro. Muhammad bin Salman ha una biografia molto controversa, visto che è uno dei fautori della modernizzazione del suo Paese – secondo gli standard occidentali – ma nel contempo è in qualche modo coinvolto nell’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi, ucciso a Istanbul nel 2018, di cui Muhammad bin Salman si è assunto una parziale responsabilità indiretta.

Uefa, coppe al via il 6 agosto: verso il no ai 5 cambi

Mentre la Serie A discute sulla ripresa del campionato, l’Uefa ha ben chiari i suoi obiettivi: terminare Champions ed Europa League. La ripartenza è fissata il 6 agosto, con gli ottavi di Europa League. Il 7 e l’8 tocca invece agli ottavi di Champions con due italiane: Juve e Napoli. Da definire ancora se Roma-Siviglia e Inter-Getafe saranno risolte in gara unica (il 6 agosto) oppure sarà possibile recuperare l’andata saltata a marzo (il 3 agosto). La finale di Champions sarà il 29 agosto ad Istanbul, mentre quella di Europa League a Danzica ha al momento due slot: il 26 o il 27. Non convince la novità dell’Ifab di fare 5/6 cambi a gara: l’orientamento è di fermarsi ai 3/4 soliti.

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