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Foto Tedeschi

NAPOLI ROMA ANALISI TATTICA – Terza sconfitta consecutiva, con il computo complessivo che arriva a 10,13 punti nelle ultime 13 gare. Media sconfortante, numeri impietosi che rischiano di compromettere anche l’obiettivo minimo stagionale: la qualificazione all’Europa League. La Roma torna a mani vuote dal San Paolo e vede avvicinarsi pericolosamente le inseguitrici e, anche se il calendario concede ancora margini, è la condizione mentale a preoccupare gli sviluppi futuri di un gruppo sempre alla ricerca di autostima e voglia di raggiungere traguardi.

Moduli e sviluppi di gioco

Fonseca propone una novità nell’assetto, attingendo al lavoro settimanale degli ultimi tempi laddove, per sue stesse parole, l’addestramento ad una linea a 4 o con 3 centrali viene attuato in una sorta di 3-4-2-1 che diventa in fase difensiva un 5-3-2 con Dzeko e Kluivert in avanti e con Mkhitaryan ad allinearsi ai due mediani Veretout e Pellegrini in fase di non possesso. Davanti a Pau Lopez 3 centrali difensivi, scelta dettata in primis per avere una possibilità di palleggio più agevole, senza perdere un centrocampista in mezzo al campo che si abbassi sul centro sinistra (o destra) come Veretout nelle 3 gare precedenti, e l’ampiezza che viene data dai quinti Zappacosta a destra e Spinazzola a sinistra. Gattuso consolida il suo 4-3-3 dalle catene ariose sugli esterni, con Demme a dettare i tempi in mezzo al campo, che davanti a Manolas e Koulibaly funge da riferimento centrale nel giro palla paziente che partenopei sanno attuare sul campo.

Squadre speculari negli atteggiamenti, corte e propositive

Entrambe le squadre denotano, sin dai primi minuti di gioco, la scelta strategica di attuare un pressing ultraoffensivo, scalando sempre in avanti. Ma se per il Napoli è una sorta di continuità, per i giallorossi è un ritorno ad un atteggiamento tattico già praticato finora in stagione e abbandonato dagli eventi nel periodo di post Covid-19. Così come entrambe le squadre lavorano su palleggio e costruzione dal basso, con la Roma che perde in troppi momenti la qualità di Mkhitaryan che in fase di possesso tende a non aprirsi sul centro sinistra, zona dove incide maggiormente. Infatti se Mkhitaryan non si allarga a sinistra in fase di possesso, il campo si stringe, facendo il gioco del Napoli che non deve scivolare esternamente per andare a chiudere, e si rimane in una sorta di 3-5-2 che anche quando attacca diventa prevedibile davanti. Un’altra criticità del primo tempo per la Roma è la posizione delle punte esterne del Napoli, con Insigne che va sempre a giocare in ampiezza per allargare Zappacosta, e con Zielinski che si infila nel corridoio, e stessa cosa fa Fabian Ruiz sul lato opposto, quando Callejon allarga Spinazzola.

Roma in partita, ma il Napoli ha una produzione offensiva evidente

 Se in campo c’è equilibrio e supremazia territoriale, il possesso palla si equivale. La produzione offensiva propende a favore del Napoli, che nonostante la presenza di 3 centrali di ruolo nella Roma mette davanti al portiere per 5/6 volte un giocatore, con Pau Lopez che si esalta, specie nelle situazioni di 1 contro 1. Il fatto che Fonseca a fine gara dichiari una “pericolosità limitata del Napoli” preoccupa in termini di scarsa lucidità del tecnico in un momento di difficoltà come quello attuale. Nel complesso della gara la salita di Spinazzola e Zappacosta (sempre molto distanti dalla metà campo avversaria e in partenza da oltre 60 metri in fase offensiva o dopo il recupero palla basso) finirà per dare ai giallorossi un fare velleitario, se si eccettuano poche sortite collettive. Nonostante riescano a guadagnare gli ultimi 30 metri o la linea di fondo quando la squadra prende campo, l’assistenza a centro area o le scelte su chi e come servire palla rimangono infelici da parte dei due esterni. Quando il pressing ultraoffensivo del Napoli toglie spazi e tempi di gioco, e le inibisce il palleggio iniziale, la Roma è costretta ad alzare palla su Dzeko, con il bosniaco che gestisce da par suo ogni pallone sulla sagoma. Mkhitaryan stringe molto il campo in fase di non possesso, diventando meno decisivo e incisivo, mentre il primo tempo sfuma lentamente con Smalling acciaccato che deve lasciare il posto a Fazio.

Roma in partita, ma nel momento migliore subisce l’azione decisiva

Si riparte con l’idea che il peggio sia passato, ma nel nuovo assetto con 3 centrali dei giallorossi, quando non ti aspetti pericoli imminenti, ecco che Callejon sbuca col consueto movimento tra centrale e terzino, e sblocca una gara dall’equilibrio latente. Nonostante di Callejon conoscano tutti il movimento di taglio che fa, ancora in tanti si fanno sorprendere, e Ibanez e Spinazzola non vogliono mancare nel triste ed esclusivo club dei coscritti. Gli interscambi sulle catene esterne negli sviluppi di gioco di Gattuso sono scolastici e prevedibili, ma sufficienti talvolta per disorientare le uscite sul portatore palla, con troppa indecisione nel seguire l’avversario che gioca palla e va. Nel frattempo un Kluivert che ha bisogno di essere più dentro al gioco per incidere continua ad isolarsi e a gestire malamente i pochi, ma favorevoli, palloni in ripartenza dopo costruzione bassa dei compagni. La Roma ha il merito di rimediare subito l’esito della gara, con un gol di buona fattura di Mkhitaryan, ma quando ti aspetti che l’autorità giallorossa trovi sublimazione nei cambi del tecnico portoghese sono invece quelli di Gattuso ad incidere maggiormente sull’ultima frazione del match. Mertens e Maksimovic (escono Milik e Manolas) e Lozano e Lobotka (escono Callejon e Demme) portano nuove energie agli uomini di Gattuso, mentre Zaniolo (esce Kluivert) si affianca a Dzeko e Cristante (esce Pellegrini) a Veretout. Ma nonostante la Roma esca con più autorità dalle retrovie nei minuti successivi al pareggio e si trovi a gestire più di una transizione favorevole in campo aperto, è ancora una volta -alla seconda occasione in cui il ripiegamento difensivo dei giallorossi allenta la pressione individuale sul portatore di palla- Insigne a inventare una traiettoria chirurgica che supera Pau Lopez. Con pochi momenti, ma decisivi, di pronta riaggressione al portatore di palla avversario, con terzini in spinta costante, scalando sempre in avanti, e interscambi sulle corsie esterne efficaci, i partenopei hanno sviluppato sul campo una gara dalla produzione offensiva importante, mentre la Roma ha dato qualche segnale di ripresa più comportamentale e di temperamento, rispetto alla tecnica, ma il cammino appare ancora lungo e non bastano pochi sprazzi di luce a illuminare il buio delle ultime esibizioni.

Maurizio Rafaiani

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Claudia Belli
"Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio". Datemi, poi, anche carta e penna per poterlo raccontare e allora sì che sarà tutto perfetto. Laureata in Mediazione Linguistica e Interculturale a La Sapienza, mi piace viaggiare per il mondo parlando più lingue possibili. Per il momento ne conosco 4: italiano, inglese, spagnolo e portoghese (anche la variante brasiliana), ma spero di poter ampliare il mio bagaglio linguistico il più presto possibile.

3 Commenti

  1. “Gattuso indovina i cambi” – Mi chiedo se ha suggerito lui a Fonseca di far entrare Fazio, l’assist-man della partita 🙂

  2. Fazio ha sbagliato come tanti, Zappacosta doveva opporsi é rimasto a metri di distanza, il portiere doveva muoversi e poi tentare la parata.
    É falso che fosse il miglior momento della Roma.
    Il momento migliore della Roma si è dissolto all’ingresso di Cristante, gran bravo ragazzo, ma basta guardare le statistiche e vedere le partite per capire che non ha interdizione, é lento, non ha tempi né senso del gioco, non tira mai, non si inserisce mai, non ha passaggio filtrante. Il periodo migliore della Roma é coinciso con la sua assenza. Dannoso piuttosto che inutile, non é il suo livello, incredibile come Gasperini sia riuscito a mascherarne i limiti con grandi allenamenti. Giá, l’Atalanta ha fatto il salto di qualitá dopo la cessione….

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