NAGELSMANN ROMA – Analizzare, approfondire, sviscerare, insomma… spiegare bene. È questo l’intento della rubrica di Romanews.eu, che vi offre una nuova chiave di lettura per capire a fondo l’argomento del giorno in casa Roma. Lo faremo attraverso l’opinione di un personaggio illustre, del mondo del calcio e non. Oggi è il turno di Giorgio Dusi, redattore di Goal.com e direttore di BundesItalia.com per Julian Nagelsmann, allenatore del Lipsia, e secondo le ultime indiscrezioni tra i principali candidati a prendere il posto di Paulo Fonseca a fine stagione sulla panchina della Roma in caso di separazione.

Roma, lo #Spiegatobene su Julian Nagelsmann

Come racconteresti Nagelsmann a una persona che non lo conosce e non ha mai visto giocare le sue squadre?
“La prima cosa sicuramente è che per conoscere e capire Nagelsmann, vedere le sue squadre in campo non basta. Questo è molto importante. Nagelsmann è uno che nel centro di allenamento del Lipsia ha fatto installare un ponteggio per seguire in prima persona gli allenamenti dall’alto e un maxi-schermo enorme. Prima ancora di vedere la sua squadra in campo, questo fa capire come lui sia un innovatore nel modo di allenare. Lui ha iniziato all’Hoffenheim, è stato l’allenatore più giovane a esordire su una panchina di Bundesliga a 28 anni: ha preso una squadra che stava per retrocedere, l’ha salvata e poi l’ha portata due volte nelle top-4 del campionato. Dal 2019, Ralf Rangnick, uno che di allenatori se ne intende, lo chiama per allenare il Lipsia e c’è quell’incontro che in molti speravano di vedere in Germania perché il Lipsia è la società più innovativa in Germania, anche a livello di tecnologie utilizzate in allenamento e non solo. E’ stato un binomio che ha funzionato alla grandissima: la semifinale di Champions dello scorso anno parla da sola e quest’anno è l’unica che è riuscita a rimanere in scia del Bayern. Il matrimonio è stato e penso sarà nei prossimi anni ancora di successo”.

C’è chi lo definisce un ‘enfant prodige’ chi un ‘innovatore’. Se dovessi sottolineare una caratteristica delle squadre di Nagelsmann, quale sceglieresti?
“Profondità, perché lui ama gli attaccanti che amano la profondità e si è visto con Werner che lo scorso anno ha fatto una stagione incredibile. Poi direi anche la velocità, soprattutto nella riconquista del pallone e nell’immediato rigiocarlo in avanti appoggiandosi alle fasce dove predilige avere giocatori di corsa: l’esempio migliore è Angelino, un giocatore che lui ha migliorato facendolo correre solo in avanti. Anche a destra Mukiele sta facendo molto bene. Gli esterni con gamba, corsa e velocità li fa volare. Per me Spinazzola con lui volerebbe”.

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L’altro allenatore in lizza per la panchina della Roma è Allegri, ma di lui si dice che potrebbe avere richieste sul mercato esagerate per il club capitolino. Sarebbe lo stesso con Nagelsmann?
“E’ difficile dirlo. Per me ci sono dei giocatori della Roma che potrebbero piacere molto a Nagelsmann: ad esempio Veretout a centrocampo o come abbiamo detto prima Spinazzola. Secondo me, però, se devo immaginare la rosa di adesso della Roma in mano al tecnico tedesco penso che vorrebbe degli interventi importanti in alcuni ruoli, soprattutto con giocatori di intensità e velocità. Lui vuole che le sue squadre quando decidono di accelerare devono diventare imprendibili, con calciatori capaci di giocare la palla in modo veloce, con due tocchi. Ad esempio impazzisce per Kampl, giocatore che utilizza da centrocampista centrale e nasce come ala. Poi, per carità, è anche molto bravo a far rendere il materiale che ha a disposizione e in questo senso mi viene in mente Poulsen”.

Secondo te Nagelsmann ha motivi per lasciare Lipsia e accettare una sfida come la Roma?
“Nagelsmann ha un contratto in scadenza nel 2023, avendo firmato un quadriennale con il Lipsia: questo significa che vede un progetto a lungo termine con questo club. Ha firmato nel 2018 e lo scenario delle panchine era: il Bayern Monaco ha appena firmato Kovac, una panchina vicina a potersi liberare nei prossimi anni, Loew in quel momento aveva contratto fino al 2020 con la Germania, c’era un’offerta del Real Madrid e l’ha rifiutata. Lui, secondo me, ha molto chiaro il suo percorso e lo vede ancora per qualche tempo con il Lipsia. La sua sfida è portare la squadra a competere sempre più alla pari con il Bayern Monaco. Non sta avendo quella stagione che può spingerlo ad andare via: è ascoltato dall’ambiente, ha un ruolo rilevante in società e sinceramente lo vedo molto difficile che lasci il Lipsia”.

Quanto sta crescendo il calcio tedesco? C’è ancora gap tra Bundesliga e Serie A?
“Faccio sempre fatica a parlare di gap tra campionati, perché non si può parlare di un livello basso del calcio italiano solo perché è rimasta solo la Roma in Europa. Vedo la grossa differenza, però, su tre cose. La prima è sul progresso tecnologico, che per me in Serie A si è fermato. La seconda è il carattere democratico del loro movimento: nella loro lega, il voto del Bayern Monaco vale quanto quella dell’ultima squadra della Serie B tedesca. E poi in Germania se c’è un 2003 o un 2004 forte si butta in campo e se sbaglia ‘chissenefrega’. Lì c’è un’idea globale di calcio, in Italia spesso le squadre si fanno la guerra tra di loro per prevalere. C’è più un pensiero sistemico”.

Alessandro Tagliaboschi

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11 Commenti

    • In effetti, guardando un po’ di calcio europeo, l’Italia è senz’altro un’altra cosa: da noi si corre poco, gioco lento, poche idee, poca intensità, poco spettacolo, le conseguenze le vediamo nelle coppe d’altronde.

  1. Sto Naghelmann mi sembra tutto, meno che uno adatto alla Roma. Ve lo dico…… O viene uno tra Allegri, Spalletti o Sarri….. O tra uno 2 anni rifacciamo gli stessi discorsi dell’allenatore!

  2. Ma tornare a un calcio con al centro il giocatore e la sua tecnica, no? Basta con questo protagonismo degli allenatori. A Roma non servono fenomeni in panchina, serve gente normale, che si sappia mettere in discussione e con una mentalità vincente

  3. ALLEGRIIIIII tutta la vita! Non ricicciate gli allenatori visionari, scienziati, moderni, post-moderni, ve prego: allenatori italiani difesa-centrocampo-attacco con vero 9 e vero 10, medianaccio, ali che corrono, e regista. Difesa bassa, pressione a centrocampo e ripartenze!!!
    Basta coi pazzi, ce só bastati i vari Zeman, Luiz Henrique, Fonseca, Di Francesco e pure un certo Spalletti quando andava in fissa.

  4. Basta co sti geni del calcio.. sembra che l hanno inventato loro il pallone… Il Milan con un allenatore normale sta facendo cose buone. Compramo i giocatori nn serve uno scienziato in panchina.

  5. gli innovatori del calcio lasciateli agli altri qui ne sono passati anche troppi con 0 risultati.
    ALLEGRI SUBITO, LUI E’ L’UNICO TRA I NOMI PAPABILI CHE PUO’ VINCERE A ROMA.

  6. Leggendo i commenti vedo che c’è ancora parecchia gente convinta che il contropiede e la difesa bassa siano la formula giusta per vincere nel 2021, sì, se sei la Juve in Italia con quel fatturato lì…ma in Europa il discorso cambia. Questi commenti dimostrano che a livello culturale siamo rimasti alla preistoria, il calcio si è evoluto e noi siamo rimasti gli unici a pensare che a distanza di vent’anni funziona ancora come prima. Quanti anni è che un’ italiana non vince una Champions e la nazionale un trofeo?

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