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MILAN ROMA ANALISI TATTICA – Per 3 volte in svantaggio, per 3 volte al recupero, personalità e volumi di gioco importanti, al cospetto della prima della classe, questa Roma sembra crescere bene, senza ansie e melanconici stati d’animo, e la speranza per i giallorossi, in un campionato equilibrato, di potere trovare chimiche insperate di spogliatoio è forse un’eventualità tutt’altro che remota; ma saranno le prossime gare a dare un indirizzo preciso ai destini dei giallorossi.

Milan-Roma, analisi tattica: moduli e sviluppi di gioco

Nel suo 3-4-2-1, con un Mirante sugli scudi, Fonseca ritrova Mancini, che si sistema nei 3 dietro ma centralmente, contrariamente al solito, con Ibanez che scivola sul centro destra (Kumbulla sul centro sinistra), questo perché nella zona centrale serve peso nel duello fisico con Ibrahimovic piuttosto che velocità, mentre diventa importante coi “braccetti” scivolare sempre velocemente sulle zone esterne; a destra Karsdorp riparte ancora titolare, alla ricerca disperata di alzare autonomia del minutaggio, con Spinazzola a sinistra, mentre Pellegrini e Veretout rimangono i due mediani al momento titolari nelle gerarchie; davanti il tridente datato ma di maggior qualità, con Pedro per larghi tratti incontenibile, con i suoi continui guizzi, piroette, e torsioni, stop e cambi di direzione repentini, e Mkhitaryan sempre pericoloso nelle incursioni negli spazi palla al piede; Pioli conserva il suo granitico 4-2-3-1, devoto e succube del suo leader carismatico totale, attorno al quale ha costruito questi 7 mesi post lockdown, con un’imbattibilità ancora intatta; con Kjaer e Romagnoli nell’imbuto centrale, e Calabria e Hernandez cursori esterni puntuali e propositivi, e dalle scelte mai banali, Kessie e Bennacer mediani di palleggio risoluto, nel gioco delle coppie in mezzo al campo con Veretout e Pellegrini; ma la forza di questo Milan rimane la grande disciplina tattica dei suoi esterni, che equilibrano alla perfezione la squadra, passando da una fase offensiva sempre incisiva, a una fase di ripiegamento perfetta nell’assistenza e raddoppio al terzino; la capolista rossonera completa il suo 11 con la tecnica e vivacità di Calhanoglu, con il suo chirurgico calcio arcuato delle sue palle inattive, alle spalle del totem rossonero, ancora in grado di spostare equilibri in un campionato comunque duro come quello italiano.

Primo tempo con partenza in salita, reazione, tenuta di campo, difficoltà evidenti sulle traiettorie aeree

Pioli muove perfettamente le sue catene esterne, dove a sinistra la velocità di Hernandez e Leao mette in difficoltà e inferiorità numerica Karsdorp per tutta la durata della sua partita, mentre Calabria e Saelemaekers a destra fanno altrettanto con Spinazzola, che però riesce meglio nell’obbligare meglio al ripiegamento i diretti coinquilini di fascia; il Milan lavora in fase di non possesso sulla costruzione bassa della Roma, portando una pressione alta coi 4 avanzati, con Ibrahimovic che indirizza e i 3 dietro a lui che scivolano in zona palla; la Roma rinuncia alla pressione ultra offensiva per tenere un baricentro medio e per togliere la profondità immediata ai rossoneri, che devono affidarsi principalmente ai cambi di gioco o trovando Calhanoglu tra le linee, un cambio di gioco in fascia con presa di velocità degli esterni e sostegno dei terzini; ma di fatto l unico fondamentale tecnico-tattico che inciderà sull’indice di pericolosità degli uomini di Pioli sarà sempre alzare palla appoggiandosi a Ibrahimovic con le traiettorie aeree, trovando spizzate, sponde, e appoggi intorno a lui, che sa prendere posizione come pochi; nella Roma, che gradualmente costruirà sempre meglio col passare dei minuti, Pedro e Pellegrini si interscambiano gli spazi, e quando lo spagnolo viene a cucire incontro, Pellegrini va sul centro-destra offensivo; la conservazione palla dopo il recupero é sempre molto buona, e i giallorossi entrano sempre bene in fase offensiva; l’offensiva del Milan si regge molto sulla palla davanti, con i giallorossi sempre poco reattivi nel pulire l’area di rigore sulle mischie così come ogni calcio d angolo arcuato di Calhanoglu è un chirurgico capolavoro balistico arcuato che plana in area con la pericolosità di un missile terra- aria; eccetto questa situazione la Roma difende bene di reparto, scivolando a 4 dietro (con Spinazzola a sinistra) e con 5 in mezzo al campo, con Pedro che va dentro al campo, con Karsdorp e Mkhitaryan che ripiegano quinti di centrocampo; all’intervallo la Roma ci va col risultato meritato di parità, nonostante un approccio dove si era fatta sorprendere, ma con la capacità di reazione e di tenere campo e possesso attraverso una costruzione bassa paziente e corretta nei tempi.

Ripresa ancora in salita, ma la Roma c’è

Si riparte uguale, e dopo 10 secondi subito il fondamentale delle sponde aeree si conferma difficoltoso da limitare, anche se è un azione prepotente sull’esterno di Leao a confezionare il nuovo vantaggio dei rossoneri con Saelemaekers pronto ad occupare l area, e Veretout (stasera meno attento e reattivo del solito) disattento nell’assorbire il movimento dentro all’area; nel tentativo di recuperare la Roma si allunga sul campo, non riuscendo nel fraseggio nei 25 metri finali, con Dzeko che deve essere più presente, con i compagni che lo cercano invano, per la palla appoggiata davanti per andare a sostenerla (ma il bosniaco “scappa” troppo spesso); dopo due rigori discutibili, comincia la girandola dei cambi, con Karsdorp che è arrivato alla riserva (entra Bruno Peres), mentre Pioli inserisce Krunic e Castillejo per Leao e Saelemaekers, con Calhanoglu che si posiziona a sinistra di piede invertito; gli avvicendamenti finali di Cristante e Villar, per Pellegrini e Veretout, ridisegnano la mediana, e quando Kumbulla impatta palla e gara, il rammarico corre forte alla leggerezza di Mancini che aveva consegnato il vantaggio finale, obbligando i compagni all’ennesima scalata della partita.

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Maurizio Rafaiani

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1 commento

  1. In conclusione la Roma riesce a reagire. Scusate se vado un po controcorrente non e`una squadra esaltante ,manca di regia espesso di intesa ,troppi regali daerrori di passaggi specialmente in fase di contrattacco.
    Poi mancano i goleador ,Dzeko da solo non puo fare miracoli.

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