WEB RADIO – Fernando Magliaro, giornalista de Il Tempo, è intervenuto questa mattina ai microfoni della Web Radio di Romanews.eu nel corso del programma “Non Rassegniamoci”. Queste le sue parole:

Con l’uscita di scena di Fiorentino quali saranno le prospettive futuro per lo stadio?

Al momento la situazione registra il fatto che Fiorentino non è più il vice-presidente di Unicredit. Lui trattava gli investimenti immobiliari e tra i suoi lavori c’era in programma un ufficio unico per Unicredit. Si parlava che Unicredit avrebbe avuto una delle tre torri previste nell’area di Tor di Valle. Questa è una voce veritiera, anche se mai confermata. Serve calma, ancora non succede nulla, vedremo. Se ci saranno degli effetti reali lo vedremo tra qualche mese“.

Il taglio di Fiorentino è legato al debito del gruppo Parnasi?

“Le attività di Fiorentino sono state ritenute non consone allo sviluppo dell’istituto di credito.  Non credo sia stato allontanato solo per il debito“.

Qual è la dead line per l’autorizzazione del progetto?

“I 180 giorni non sono ancora partiti. Il progetto è ancora in Campidoglio, finché non viene inviato alla Regione non partono 180 giorni. La Roma aveva indicato il 29 giugno come data di trasferimento: siamo già ad un mese di ritardo. Un ritardo fisiologico perché siamo di fronte a 150.000 pagine. Ora la fase è capire se la documentazione è completa: ci sono tante carte, relazioni e  tavole tecniche che devono avere caratteristiche specifiche. Non stanno decidendo la cubatura o se il progetto va bene, ma solo aspetti tecnici”.

Per un eventuale blocco del Comune la Roma può citare il Campidoglio?

“Partiamo dal fatto che il progetto non può essere bloccato per una volontà politica. Il Comune può bloccare il progetto e la Roma si può appellare facendo causa, poi decide il giudice chi ha ragione. Il Comune può decidere di modificare alcuni paletti o decidere che non ci sia più il pubblico interesse, ma deve spiegare il perché. Per rimettere in discussione qualcosa c’è bisogno di un fattore tecnico o giuridico. Se la giunta Raggi approva una modifica di pubblico interesse si ricomincia da zero. L’esempio più pratico riguarda l’area scelta, ma bisogna motivare il perché l’area non va bene. Serve una motivazione corposa da presentare al giudice, perchè il risarcimento sarebbe enorme tanto da far rischiare il default al Comune. Parliamo di 2,5 miliardi euro”.

                                                                                                        Prosperi-Miele

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1 commento

  1. Ma magari ce cascano!!!! Pe come stanno
    Messi i politici manco lo sapevano del risarcimento…… O forse ecco perché chi parlava contro veniva subito bloccato….,, Daje forse per una volta in Italia si faranno le cose che vanno fatte!!!!!!! Forza Roma

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