TRE DOMANDE A… – Nuovo appuntamento con la rubrica di Romanews.eu che raccoglierà gli interventi dei più prestigiosi addetti ai lavori in casa Roma sul tema della settimana. Con “3 domande a…” analizzeremo l’universo giallorosso attraverso le parole degli esperti in materia, per un appuntamento che si ripeterà due volte nel corso della settimana (in caso di turno infrasettimanale saranno possibili degli slittamenti e/o delle aggiunte). Oggi risponde alle nostre domande Luca Valdiserri, nota firma de Il Corriere della Sera ed opinionista di Rete Sport.

Luis Enrique contro il Genoa ha schierato un attacco tutto nuovo composto dal trio Lamela, Borriello e Borini. Lei oggi in conferenza stampa ha chiesto al tecnico il motivo di questo cambio radicale. Come mai è così difficile riuscire a capire la ratio con cui lo spagnolo decide la formazione titolare? Sembra ci sia una specie di concorso a premi tra i vari giornali che fanno a gare per riuscire a indovinare le sue formazioni. Questo vuol dire che è difficile capire cosa c’è dietro le scelte di Luis Enrique. Lui non fornisce molti dettagli quando risponde alle domande dei giornalisti. E’ un allenatore un po’ particolare. E’ stato scelto per portare avanti un progetto molto moderno, però poi non anticipa la formazione, non ama parlare di tattica con la stampa… e per noi è un po’ difficile capire il suo calcio. Non è molto espressivo dal punto di vista della comunicazione.

Si sarebbe aspettato che dopo la 9^ giornata di campionato, la Roma potesse essere ancora in questa situazione di incertezza frutto di risultanti altalenanti e gioco intravisto a sprazzi? “Era nella logica delle cose che la Roma potesse essere una squadra molto altalenante. Ha cambiato quasi tutta la sua intelaiatura, prendendo molti giovani. Quando all’inizio del campionato mi hanno chiesto dove avrei posizionato la Roma, ho risposto che aveva le stesse probabilità di arrivare terza o decima.  So invece che il Milan può arrivare primo o secondo, e il Lecce tra le ultime tre o quartultimo. La Roma, invece, è un punto interrogativo, ma bisogna tenere in considerazione che la campagna acquisti è stata fatta all’ultimo momento, ha un allenatore nuovo e la società è completamente nuova”.

Juan è tornato a giocare con il Palermo, poi Luis Enrique non gli ha dato continuità e lo ha lasciato in panchina contro il Genoa. Sabato all’Olimpico arriva il Milan. Ti aspetti di vederlo in campo? “Io schiererei Juan ma farei giocare la squadra in un altro modo. Scegliere Juan significa fare un altro tipo di calcio, perché per Luis Enrique, secondo me, il brasiliano in questo momento viene dopo Burdisso e Heinze. Juan si gioca il posto con Kjaer. Vedo che tutti lo mettono in formazione per domani, ma io nutro dei dubbi. E’ ancora un grande calciatore, ma è su una lunghezza d’onda molto diversa da quella dell’allenatore spagnolo. D’altronde Luis Enrique ha spiegato chiaramente come la pensa su questo giocatore quando, rispondendo ad una mia domanda, ha  detto ‘Juan l’anno scorso non si allenava e giocava’. Ergo, con Luis Enrique un calciatore che non si allena, non gioca. Io credo che il tecnico abbia molti punti fermi. A noi che lo guardiamo da fuori, può sembrare molto confuso e non comprendiamo bene le sue scelte. Solo che queste sue idee non ha nessuna intenzione di condividerle, sicuramente non con i giornalisti. Ma questo vuol dire anche non condividerle con i tifosi. E’ una sua scelta… ci sono allenatori che amano parlare di calcio e altri no. Lui rientra in questa categoria, e non risponde alla domande tecniche. La società lo ha scelto e deve difenderlo fino in fondo. Non può mettere in dubbio, dopo due mesi, l’uomo su cui ha fondato la restaurazione tattica. Però, siamo ancora ad ottobre e sono stati già schierati 29 giocatori, un numero incomprensibile. Per Luis Enrique probabilmente non sono tanti, ma l’importante è che queste scelte le sappia spiegare a bene a Baldini e Fenucci…”.

Giulia Spiniello

Print Friendly, PDF & Email
Pubblicità