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EDITORIALE –  Primo gol stagionale, cercato, voluto, sfiorato e soprattutto meritato. Lorenzo Pellegrini da Cinecittà è il grande protagonista della cavalcata strepitosa di questa Roma che saluta il 2019 con 35 punti e  un quarto posto ben puntellato.  Assieme a Paulo Fonseca da Maputo (Mozambico), il centrocampista giallorosso e della nazionale,  ha saputo interpretare la rinascita della Roma post Totti e De Rossi e trasformarla in un cantiere esaltante e vincente.

PELLE D’OCA – Vedere giocare Pellegrini emoziona.  In campo sa sempre cosa deve fare, come farlo e dove deve farlo. Unisce tanta qualità a forza fisica e intelligenza tattica. Ha personalità, coraggio e umiltà.  Contro la Fiorentina ha messo in mostra tutta la sua merce. E chissà come deve averla presa al Franchi, Vincenzo Montella che, alle prime armi da allenatore dei Giovanissimi Nazionali dei giallorossi, trasformò il piccolo Lorenzo da centravanti a centrocampista. Nel ruolo che ha sconquassato la sua viola in una fredda e piovosa serata di dicembre. Il numero 7 ha illuminato il gioco della Roma con la bellissima iniziativa che ha dato il la al primo gol di Dzeko e poi con la rete pesantissima dell’1-3 che ha messo in cassaforte la vittoria.  Pellegrini si è così sbloccato anche sotto rete, visto che non segnava in campionato da febbraio scorso, suggellando una prestazione da infiocchettare, come il più bello dei regali sotto l’albero.

ZORRO SI FA BABBO NATALE – Se questa Roma è stata troppo forte per una Fiorentina troppo tenera, è merito anche del suo condottiero. Quel Fonseca che ha saputo cambiare la testa dei giocatori che ha trovato in estate a Trigoria e plasmare quella dei nuovi arrivati. Raramente nel perimetro del Raccordo Anulare abbiamo visto allenatori così rapidi nel capire contesto e contorno e trasformarli in un punto di forza. Mai una sbavatura nell’eloquio, mai sopra le righe, ma sempre sul pezzo. Equilibrato, convinto e capace, ha trasmesso la sua filosofia di gioco d’ispirazione Guardiolana e portato nel vivere quotidiano di una gruppo orfano dei suoi storici capitani un carisma da condottiero coraggioso e la certezza delle vittorie. Quelle conquistate sul campo alla guida dello Shakhtar Donetsk in Ucraina. Ora Zorro può svestire la maschera e indossare gli abiti di Babbo Natale. Auguri a tutti!

Giulia Spiniello

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1 commento

  1. Gentilissima Spiniello, io penso che per il sig. Fonseca l’ essere “””orfano””” dei storici capitani sia piu’ un van taggio che uno svantaggio!!! Penso sia emblematico il comportamento di Alessandro Florenzi durante questi ultimi due mesi. Auguri a tutti. al prossimo anno.!!

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