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TOTTI NUVOLA EUR CONDO’ – Totti-Condó un binomio che si ritrova. Dopo la biografia ‘Un capitano’, che si è rivelato un grande successo sia in Italia che nel resto del mondo, l’ex numero 10 della Roma oggi partecipa alla presentazione di un altro libro firmato dal giornalista. ‘La storia del calcio in 50 ritratti’ è il titolo del testo scritto da Condò, su cui si dibattono nell’ambito dell’evento ‘Più libri più liberi’, fiera della piccola e media editoria che si sta svolgendo in questi giorni nella capitale. Francesco Totti ha risposto presente, insieme ad altri personaggi di spicco come Walter Veltroni.

IL RACCONTO – È un Francesco Totti a 360° quello che si racconta davanti a una ‘Sala Nuvola’ gremita di persone. “Sono contento che Fonseca abbia capito cosa vuol dire essere a Roma – spiega lo storico 10 interrogato sul presente del club capitolino -. Ha portato energia positiva, speriamo che lo sia il percorso perché la Roma deve stare al top”. Ripercorre poi il passato, tra gioie e momenti che avrebbe fatto a meno di vivere: “Tutti gli anni alla Roma sono il momento più bello della mia carriera. Anche nelle situazioni più difficili. Se potessi cancellare un anno, invece, sceglierei l’ultimo da calciatore: ero preso di mira senza centrare nulla”, il ricordo del Capitano e della difficile ultima stagione con Luciano Spalletti. Di cui, però, è difficile dimenticare una cosa: “Su un’isola deserta porterei la maglia dell’ultima partita con la Roma”.

LA NAZIONALE – Nel cuore di Francesco Totti, oltre al giallorosso, c’è sempre stato un grande spazio per la maglia azzurra: “Il Mondiale è stato il coronamento di un sogno per me. Fortunatamente quell’anno abbiamo trovato squadra e allenatore giusto”. Impossibile poi dimenticare lo storico cucchiaio a Van Der Saar: “Mi è venuto durante la settimana scherzando. Ho detto:” Se arriviamo ai rigori lo tiro così””. E chi è di buona memoria si ricorderà come è finita.

IL PALLONE D’ORO – Interesse e ammirazione da parte dei suoi interlocutori, Walter Veltroni e Paolo Condó incalzano Francesco con le domande fino ad incoronarlo. “Totti meriterebbe il Pallone d’Oro onorario”, afferma l’ex sindaco di Roma, mentre il giornalista con rammarico ricorda: “Nel 2000 senza il pareggio maledetto di Wiltord sarebbe stato suo”. Ma, come spiegato da Totti, la vittoria più grande è la Roma e l’amore della sua gente. E si vede ancora oggi, dopo un addio dal campo e dal tavolo dirigenziale.

Dalla Nuvola dell’Eur
Alessandro Tagliaboschi


ROMANEWS SEGUE L’EVENTO LIVE

Ore 13:30 – Termina l’evento.

Ore 13:15 – Su Fonseca: “Mister Fonseca ha capito cosa significa essere a Roma. È riuscito a trasmettere positività ed energia. La Roma è una società che deve essere al top in Europa e spero che prima o poi possa arrivare in questa posizione”.

Ore 13:20 – Totti continua: “Mazzone è un secondo padre, come ho sempre detto mi reputo fortunato di averlo trovato in quel momento, in quel contesto. Quando sei giovane, a Roma, di difficoltà ne trovi 100 mila in più. Avendo avuto lui come chioccia mi ha insegnato e direzionato verso la strada giusta. Mi ha sempre tutelato sia in campo che fuori, quindi per me è sempre stato tutto. Mi ha fatto crescere nel migliore dei modi ed aver trovato lui, romano e romanista come me, che conosce l’ambiente di Roma, non era facile gestirmi. La tifoseria voleva che io giocassi di più, ma lui si mise di traverso e diceva: “Più mi chiedete questo e più non lo faccio giocare”. Fondamentalmente poi mi aiutava, ma nello stesso tempo mi dispiaceva perché volevo giocare. Giocare con questi campioni era il sogno della mia vita. Mi ha dato il 101%. Prima di Roma-Samp in Coppa Italia si erano fatti male in due, ed ero rimasto solo io. L’addetto stampa voleva farmi parlare, per me era una novità, alla prima domanda entra Mazzone e mi fa: “Vai a farti la doccia”.

Ore 13:10 – Francesco Totti risponde ad alcune domande:

Contento della Roma?
Sono contento del momento della squadra e che Fonseca abbia capito cosa significa essere a Roma. Ha trasmesso positività ed energia a una squadra inizialmente in difficoltà e con delle lacune. Pensiamo e speriamo che sia un percorso positivo perché la Roma deve essere tra i top club in Europa.

Sulla scelta di restare sempre in giallorosso.
La mia è stata una scelta di cuore quella di indossare un’unica maglia. Per me era una doppia responsabilità da romano e romanista giocare nella Roma. È stata la vittoria più bella per me, ho messo la Roma davanti a tutto e tutti e sono orgoglioso di quanto ho dato a questa società. Sono strafelice e cammino sempre a testa alta.

Se potessi rivivere un giorno già vissuto alla Roma, quale sceglieresti?
Non uno, ma tutti i 25 anni trascorsi con la Roma, anche i momenti di difficoltà.

Sulle difficoltà.
Passare 25 anni nella propria casa con tante persone di passaggio non è mai semplice, condividere momenti belli e brutti, e da capitano ho dovuto tamponare alcune cose che non sono mai uscite.

Un giorno che non vorresti rivivere?
L’ultimo anno da giocatore. Il modo, il contorno di quello che è successo. Mi è dispiaciuto essere preso di mira non centrando nulla, ero il capro espiatorio di tutto. Ma nello stesso tempo cercavo di mettere la squadra davanti a tutto in modo che camminasse con i piedi propri. La Roma doveva essere la Roma e Totti faceva parte del gruppo della Roma.

Il cucchiaio a van der Saar?
Mi è venuta durante la settimana scherzando e ridendo con tutti i compagni di squadra e dissi che se avessimo tirato i rigori l’avrei tirato in quel modo. In allenamento siamo tutti bravi, poi quando è il momento clou fare quel gesto è una pazzia. Soprattutto se davanti hai un portiere che prende tutta la porta.

Su Pellegrini.
Lui faceva il raccattapalle quando giocavo, guardava da lontano. È un giocatore che può fare quei passaggi. Mi piace ma preferisco non parlarne, poi per la prima volta domenica ha indossato la fascia da capitano. Senza nulla togliere a Florenzi, lui è il capitano.

La maglia numero 10.
Significa genialità, estro e il peso della maglia. Indossarla è una responsabilità diversa da tutti gli altri numeri. È qualcosa che puoi dare in più e la fortuna di poterla indossare è la consacrazione di essere un giocatore della Roma. È un numero diverso da tutti gli altri, non tutti se lo possono permettere. Da bambino giocavo con il 9, 11, 4, 8, giocavo a tombola (ride, ndc).

Sul Mondiale del 2006.
La vittoria del Mondiale è stata il coronamento di un sogno e di tutta la mia carriera. Battere Brasile, Spagna, Germania non è mai semplice. Fortunatamente abbiamo trovato la squadra giusta e l’allenatore giusto. Un allenatore conta tantissimo, conta il modo con si approccia con i giocatori. Per essere allenatore della Nazionale devi essere bravo, devi saper gestire un gruppo di 23 persone dove tutti vogliono giocare. E devi dare di più rispetto al tuo club perché rappresenti l’Italia intera. Lippi è stato perfetto perché oltre a vincere con i propri club ha vinto con la Nazionale e lui ha avuto questa fortuna che oltre a essere una grande persona si è messo a disposizione dei giocatori.

Su Ilary.
Lei per me è tutto. Mi ha fatto crescere, capire tante cose, mi ha dato tre perle. Io devo tutto a Ilary, lei è il mio braccio sinistro. Il quarto? Da solo no, ma sto riuscendo a portarla verso quella strada. Devo aspettare il momento giusto.

Cristian?
Si deve divertire. Ha 14 anni, ha il suo sogno. Fortunatamente ha un papà che già sa cosa ha passato. Lo direzionerò verso la strada giusta, quello che vorrà fare lo farà, l’importante è che lo faccia con la testa sua. Se diventerà un giocatore bene, altrimenti prenderà la sua strada.

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Ore 13.00 Condó a Veltroni: “So che quando eri sindaco spesso lo chiamavi (Totti, ndr) per incontrarlo e andare insieme in alcuni posti”.
Veltroni: “Sì, ricordo quando andammo al Policlinico, al reparto oncologico, senza che si sapesse. C’era una ragazza che stava molto male e che amava Totti. Siamo andati lì e Francesco si mise a giocare con quella ragazza. Di gente fortunata ce ne è tanta, ma di gente che restituisce una parte della sua fortuna ce ne è poca. E Totti è tra i pochi”.

12.50 – Francesco Totti arriva alla Nuvola dell’Eur.

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Claudia Belli
"Non c’è un altro posto del mondo dove l’uomo è più felice che in uno stadio di calcio". Datemi, poi, anche carta e penna per poterlo raccontare e allora sì che sarà tutto perfetto. Laureata in Mediazione Linguistica e Interculturale a La Sapienza, mi piace viaggiare per il mondo parlando più lingue possibili. Per il momento ne conosco 4: italiano, inglese, spagnolo e portoghese (anche la variante brasiliana), ma spero di poter ampliare il mio bagaglio linguistico il più presto possibile.