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LAZIO ROMA ANALISI TATTICA – Il primo derby senza pubblico è anche un derby senza la Roma, mai in gara, mai pericolosa, mai in grado di dare la sensazione di potere riaprire una partita dove al 90′ anche il senso di appartenenza e dignità viene a mancare in maniera inesorabile. Una gara incommentabile tecnicamente come tatticamente, che al di là dei meriti di una Lazio compatta centralmente, rimane fortemente condizionata dai due errori nel primo quarto di gara di un Ibanez maltrattato e indotto in due leggerezze criminali da parte di un Lazzari ficcante e decisivo. E la mancanza di un piano B, già evidenziato nella gara precedente con l’Inter di Conte, mette a nudo una squadra che quando non riesce a dare continuità al suo gioco e a ritrovarne in campo le sue coordinate, finisce per consegnarsi all’avversario di turno. Specie se questo avversario é una delle 7 squadre migliori del campionato, contro le quali non è finora mai riuscita a vincere una gara (subendo 18 gol nelle 6 gare scontro-diretto), denotando limiti caratteriali evidenti, conclamati, e probabilmente insormontabili dopo praticamente un intero girone di andata. E al fischio finale, ancora una volta chi ha saputo tenere alto l’onore della Roma nella giornata odierna sono stati i tifosi, accorsi in massa ad incitare la squadra a Trigoria nelle ore pre-gara, e ancora una volta traditi da un gruppo senza leader carismatici.

Lazio-Roma, analisi tattica: moduli e sviluppi di gioco

Sia per Fonseca nel suo 3-4-2-1, che per Inzaghi nel suo 3-5-2 gli undici titolari sono pressoché scontati e riconducibili ai più affidabili in rosa che nel tempo si sono sempre contraddistinti per regolarità e qualità. Davanti a Pau Lopez ci sono sempre Mancini, Smalling, Ibanez, e sui lati Spinazzola e Karsdorp, in mezzo Villar e Veretout, mentre in attesa del recupero di Pedro è sempre Pellegrini ad accomodarsi vicino a Dzeko e Mkhitaryan nel tridente offensivo. Sponda Lazio, davanti a Reina sono Felipe, Acerbi e Radu i corazzieri dediti alle attenzioni su Dzeko, compattati davanti da Lucas Leiva, Luis Alberto, Milinkovic-Savic, con Lazzari e Marusic sulle corsie esterne, e con Immobile e Caicedo terminali offensivi. Così ancora una volta lo scacchiere in campo è prevedibile sia negli sviluppi di gioco delle due squadre, che nei duelli che si disegnano sul campo.

Primo tempo di supremazia sterile, i due gol indirizzano inesorabilmente, e molto presto, la gara

Con una Lazio che attende compatta sotto palla, cercando di sfruttare le transizioni verticali immediate, gli scenari offensivi da disinnescare per I giallorossi sono conclamati: massima attenzione alle imbucate chirurgiche di Luis Alberto per Immobile ogni volta che la Roma prende campo o si allunga, con le quali lo spagnolo lo manda in porta, e massima attenzione a MilinkovicSavic e Luis Alberto a rimorchio quando Lazzari e/o Marusic fanno scivolare i giallorossi sugli esterni guadagnando il fondo. La Roma fa la gara costruendo dal basso, i biancocelesti tengono Immobile e Caicedo molto stretti per invitare l’uscita con la  palla verso l’esterno, dove vanno a giocarsi il duello dei quinti, quello più interessante, e che deciderà la gara. Inizialmente Villar in costruzione, mancando le linee di passaggio dentro al campo deve aprirsi ora sul centro-destra ora sul centro-sinistra, e Veretout deve dannarsi per trovare almeno una linea di passaggio in verticale dentro al campo. Sulla sponda opposta, con la Roma che stasera non attua una pressione alta, la Lazio nei rari momenti in cui costruisce lo fa a 4 (contro i 3 avanzati giallorossi) con Lucas Leiva che si abbassa tra i 3 centrali. Da lì grazie alla superiorità numerica in mezzo al campo gli uomini di Inzaghi trovano più linee di passaggio, fermo restando che saranno sempre i duelli tra gli esterni che decideranno la gara. Perché la Lazio non fa mai entrare dentro al campo la Roma, mandandola sugli esterni e giocando l’1 contro 1 difensivo vincente di Lazzari su Spinazzola e Marusic su Karsdorp. Questo impasse, dove la circolazione della Roma latita paurosamente, lenta e orizzontale, unito a due errori di Ibanez e della scarsa reattività dei compagni, genera il doppio vantaggio laziale all’intervallo.

Ripresa: niente reazione da parte della Roma, spenta e impalpabile

Se ti aspetti una reazione quasi per statuto, vista la solennità della gara, nella ripresa la Roma sa superarsi in negativo, spenta, impalpabile, in balia degli eventi, incapace del minimo segno di vita, con la Lazio che passeggia sui resti di una squadra che ancora una volta manca l’appuntamento con il segnale di maturità, di una consapevolezza che solo certi censori superficiali sanno scorgere, laddove è evidente tutt’altro. Fonseca prova la carta Pedro (esce Veretout con Pellegrini che va in mezzo al campo a perdersi definitivamente), e Cristante (esce Villar) togliendo definitivamente il corpo pensante della squadra, inaridendo anche le ultime forme di vita calcistica della squadra. Per tutta la gara i due trequartisti giallorossi sono andati a farsi marcare sistematicamente dentro al campo, facilitando la fase difensiva laziale, grazie a una sorta di ammucchiata che vigeva in mezzo al campo. Così come sbagliati sono stati i tempi e le letture di gioco nella ricerca e nel tentativo di andare a giocare vicino a Dzeko, impedendone l’isolamento, che é durato praticamente per tutta la gara. Sicché di fronte a una Roma letteralmente incapace di reagire al 2-0 del primo tempo, e ben presto sotto anche del terzo (ancora una volta Lazzari producer), la ripresa rimane solo un prendere nota dei cambi adottati dai due tecnici, assolutamente irrilevanti sul risultato. Con Escalante e Akpa (per Caicedo e l’ammonito Lucas Leiva) Inzaghi era passato al 5-4-1 a rombo, togliendo un riferimento avanzato ai 3 centrali giallorossi in ritardo sul rimorchio dello spagnolo che segna il terzo gol. Fonseca provava con Bruno Peres e Borja Mayoral (fuori Mancini e Spinazzola) a sdoganare il vecchio 4-2-3-1, mentre Patric e Hodt per gli ammoniti Felipe e Radu completavano la pulizia disciplinare, regalando un finale di gara tranquillo, e una passerella per i suoi.

Maurizio Rafaiani

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7 Commenti

  1. Allenatore e giocatori che valgono quello che hanno fatto vedere nel derby…grandi con le piccole e piccoli con i grandi…..caro fonseca anche uno come inzaghi ti ha insegnato calcio….

  2. Fonseca non un fenomeno ma solo un buon allenatore. Gioco offensivo molto poco incisivo, ci si affida ai singoli. Ma la vera pecca e’ caratteriale, la squadra stecca ogni impegno che potrebbe farle fare il salto di qualita’. Ci vorrebbe altro…..

  3. Il 3-4-3 e’ un gioco molto dispendioso che non puo’ essere attuato con questa preparazione.
    Forse ci vorrebbero Milik e El Sharawi.
    Fonsie torna al 4-3-3.

  4. Son ole 19:15 del giorno dopo una disfatta vergognosa e nessuno, ripeto nessuno, della società si degna di fare un comunicato di scuse. Prima c’era uno che non stava mai qui, ora al suo posto ci sono due muti.
    Società se ci sei batti un colpo!

  5. I disfattisti hanno solo la bocca a cui dare aria: fino a ieri tutti a dire che la Roma era una squadra verticale, oggi tutto giù dalla torre…. La tattica, secondo me, è stato il vero errore: abbiamo fatto fare alla Lazio il gioco che preferisce! Si rinchiude bene, 11 dietro la palla, linee strette, recupero palla e lancio sui due più veloci con rientro verso la porta. La cosa da fare, sempre secondo me, era lasciare loro il palleggio coprendo bene noi gli spazi per ripartire verticalmente… dovevamo sfidarli sul loro terreno… soffrono maledettamente le squadre chiuse….

  6. Come si fa a non giudicare l’Allenatore dopo la pesantissima sconfitta di ieri?? Fonseca l’ha preparata malissimo questa partita senza carattere, senza grinta, c’era Lazzari che giocava con gli occhi di fuori.
    E’ triste dirlo i giocatori della Lazio erano avvelenati, non hanno lasciato un pallone, purtroppo Inzaghi ha dato una lezione di calcio a Fonseca.

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